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lifestyle01 ottobre 2026

Dalì e la moda, a Palazzo Reale la mostra dedicata al grande genio surrealista

Da Schiaparelli ai gioielli surrealisti, fino al guardaroba di Gala: oltre 200 opere raccontano la moda come parte integrante dell’universo creativo di Salvador Dalí
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Di Giulia Pacella

André Caillet, Gala wearing Elsa Schiaparelli’s shoe-hat inspired by a Salvador Dalí design, 1938, Vintage gelatin silver print, 19,4 x 25,2 cm © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026
André Caillet, Gala wearing Elsa Schiaparelli’s shoe-hat inspired by a Salvador Dalí design, 1938, Vintage gelatin silver print, 19,4 x 25,2 cm © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026

La famosa aragosta dipinta nel 1937 su un abito da sera signé Schiap, che suggellò lo spaesamento tipico del Surrealismo su un vestito. Il cappello-scarpa, che modificò la funzione pratica dell’oggetto, posizionandolo anche capovolto. Il tailleur con cassetti e gli accessori impossibili. L’immaginario contemporaneo è cesellato di creazioni/invenzioni di Dalí applicate alla moda. Eppure il suo legame paradigmatico con Elsa Schiaparelli (la prima a intuire la forza della contaminazione della moda con l’arte, e con la sua arte) è solo la superficie più nota di un rapporto ben più profondo che Salvador Dalí intrecciò con la moda.

Denise Bellon, Salvador Dalí with a mannequin at the Exposition internationale du Surréalisme in Paris, 1938, Vintage gelatin silver print, 23.8 x 26 cm, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres © Denise Bellon / akg-images © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026
Denise Bellon, Salvador Dalí with a mannequin at the Exposition internationale du Surréalisme in Paris, 1938, Vintage gelatin silver print, 23.8 x 26 cm, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres © Denise Bellon / akg-images © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026

La moda nella vita di Dalí non è mai stata una parentesi, né un ambito laterale in cui hanno preso forma le celebri collaborazioni con i couturier del suo tempo. È stata – invece e “semplicemente” – un ulteriore mezzo da usare e da cui farsi usare per estendere la propria arte e la propria eccentrica personalità. La moda come laboratorio strettamente connesso alla sua opera totalizzante, in cui uomo e artista si manifestano a 360 gradi senza soluzione di continuità. La moda dunque come terreno di sperimentazione – al di fuori della pittura e in dialogo con essa – per applicare intuizioni, divertissement surreali e visioni oniriche, trasformandole in opere-à-porter che continuano a influenzare l’estetica di oggi (Daniel Roseberry, Jonathan Anderson e Maria Grazia Chiuri, per citarne alcuni).

Da sinistra: “Schiaparelli Red ‘Shocking Radiance’” Advertisement illustrated by Salvador Dalí, Vogue, vol. 103, no. 10 (15 May 1944), New York, 31,1 x 23,6 cm, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres Salvador Dali, Vogue, ©Condé Nast © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026; Cover of Vogue magazine, designed by Salvador Dalí Vogue, vol. 103, no. 7 (1 April 1944), New York, 31,2 x 23,6 cm Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, Salvador Dali, Vogue, ©Condé Nast © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026
Da sinistra: “Schiaparelli Red ‘Shocking Radiance’” Advertisement illustrated by Salvador Dalí, Vogue, vol. 103, no. 10 (15 May 1944), New York, 31,1 x 23,6 cm, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres Salvador Dali, Vogue, ©Condé Nast © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026; Cover of Vogue magazine, designed by Salvador Dalí Vogue, vol. 103, no. 7 (1 April 1944), New York, 31,2 x 23,6 cm Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, Salvador Dali, Vogue, ©Condé Nast © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026

La moda come straordinario strumento di comunicazione – tra sfilate, pubblicità, fotografie e illustrazioni su riviste internazionali – a cui Dalí fece continuamente ricorso per amplificare la propria espressione, la propria poetica e la propria rappresentazione di sé.

È da questi postulati che nasce la mostra Dalí e la moda a Palazzo Reale, sotto la direzione scientifica di Montse Aguer, direttrice dei Musei Dalí, con la curatela di Laura Bartolomé e di Judith Clark, storica della moda. Inaugurata in occasione della Milano Fashion Week 2026 e in programma fino al 31 gennaio 2027, l’esposizione invita a scoprire Salvador Dalí da un nuovo punto di vista.

Da sinistra: Philippe Halsman, Salvador Dalí wearing the watch brooch The Eye of Time, c. 1956, Vintage gelatin silver print, 35,2 x 27 cm, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres Photo by Philippe Halsman © Philippe Halsman Estate 2026 © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026; Philippe Halsman, Dali's Mustache, 1954, Vintage gelatin silver print, 12,7 x 10,2 cm, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, Photo by Philippe Halsman © Philippe Halsman Estate 2026 © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026
Da sinistra: Philippe Halsman, Salvador Dalí wearing the watch brooch The Eye of Time, c. 1956, Vintage gelatin silver print, 35,2 x 27 cm, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres Photo by Philippe Halsman © Philippe Halsman Estate 2026 © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026; Philippe Halsman, Dali's Mustache, 1954, Vintage gelatin silver print, 12,7 x 10,2 cm, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, Photo by Philippe Halsman © Philippe Halsman Estate 2026 © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026

Dalí artista totale

“Non esiste un Dalí artista e un Dalí stilista, ma solo un artista totale in grado di lasciare il suo segno ovunque fosse possibile”, dichiarano Montse Aguer e Laura Bartolomé. Del resto, l’artista catalano fu tra i primi a intuire il valore del personal branding – scrive nel catalogo della mostra Domenico Piraina, Direttore Cultura e Direttore di Palazzo Reale a Milano – costruendo un’identità pubblica riconoscibile tra i celebri baffi, i leggendari bastoni da passeggio, gli abiti teatrali e un’attenta regia della propria immagine.

Il genio surrealista divenne così pioniere di quella fusione tra arte, spettacolo e comunicazione che oggi è parte essenziale e fondante della cultura contemporanea. Con lui l’abbigliamento supera la funzione pratica per alterare la percezione del corpo, tramutandolo in un enigma visivo. Dalí trasferisce infatti nella moda la stessa filosofia dei suoi quadri: gli oggetti cambiano identità, la realtà si fa ambigua, si dilata, si deforma e la quotidianità dialoga direttamente con l’inconscio.

Salvador Dalí, Singularities, c. 1935, Oil and collage on board, 40,5 x 50 cm © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026
Salvador Dalí, Singularities, c. 1935, Oil and collage on board, 40,5 x 50 cm © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026

Ma quando nasce il rapporto di Dalí con la moda? Come si dipana lungo tutta la sua vita? E in quali termini continua a essere parte della contemporaneità? Sono questi i nuclei di ricerca e indagine intorno a cui si snoda il percorso espositivo di Palazzo Reale, che riunisce oltre 200 opere e documenti tra dipinti, disegni, fotografie, abiti, gioielli, accessori, oggetti e filmati, molti dei quali mai esposti in Italia e provenienti dalle tre maggiori collezioni di opere di Dalí al mondo: la Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres, il Dalí Museum di St. Petersburg, Florida, e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, a cui si aggiungono gli archivi storici delle maison Schiaparelli, Chanel, Dior e Rabanne.

Con Gala, la moda come performance e rappresentazione

Dalí ha sempre interpretato la moda come performance. Fin da piccolissimo utilizzava i vestiti come veri e propri costumi di scena per attirare l’attenzione e affermare la sua unicità: è così che Dalí comincia a costruire Dalí. E Gala – che arriva poi nella sua vita nel 1929 – partecipa attivamente alla costruzione dell’immagine del sé e alla sua rappresentazione pubblica. Non una musa, quindi, ma quasi un “deus ex machina” che sa come utilizzare l’abito per prolungare e rafforzare l’universo artistico di Dalí durante eventi e apparizioni pubbliche.

Salvador Dalí, Aphrodisiac Dinner Jacket, 1936-1978, Assemblage (Tie with metal collar stud, shirt, jacket, bra, scarf, 1 wood and metal hanger, 55 liquer glasses with resin inserts) 33,97 x 24,76 cm, The Dalí Museum, St. Petersburg (Florida) © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026
Salvador Dalí, Aphrodisiac Dinner Jacket, 1936-1978, Assemblage (Tie with metal collar stud, shirt, jacket, bra, scarf, 1 wood and metal hanger, 55 liquer glasses with resin inserts) 33,97 x 24,76 cm, The Dalí Museum, St. Petersburg (Florida) © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026

Gala diventa così pioniera a tutti gli effetti di quello che oggi chiamiamomethod dressing, anticipando in tutto e per tutto la celebrity culture. All’inizio l’artista mantiene un’eleganza relativamente sobria, interrotta da elementi volutamente teatrali; poi la sua figura diventa sempre più codificata: la barretina catalana, il pane utilizzato come copricapo, i celebri bastoni e, naturalmente, i baffi. Icona, simulacro ed epitome dell’essenza stessa di Dalí. Sono elementi attraverso cui il genio surrealista rende immediatamente riconoscibile la propria identità visiva. Fino a esplodere definitivamente negli Anni Sessanta con la cultura di massa: Dalí diventa testimonial, posa per editoriali di moda, compare in televisione e nei video. La sua presenza mediatica finisce per diventare un mezzo creativo quasi quanto la pittura stessa. Non a caso dichiarava: “Sono un esibizionista, mi comporto sempre come un attore”.

Palazzo Reale Dalí - Ph. Monkeys Video Lab
Palazzo Reale Dalí - Ph. Monkeys Video Lab

Allo stesso modo, anche l’archivio vestimentario di Gala, per la prima volta esposto in Italia, permette di leggere questo processo di costruzione dell’identità: gli abiti, dai sobri tailleur Chanel ai caftani di seta stampati, diventano così dei veri e propri documenti biografici che, attraverso provenienze, occasioni d’uso, fotografie e tracce materiali, ricostruiscono la vita di Gala e il modo in cui sceglie di rappresentarsi.

Da Schiaparelli a Rabanne: la moda come territorio creativo

Ma il rapporto di Dalí con la moda non si esaurisce nella costruzione del personaggio. Abiti e accessori diventano materia su cui applicare gli stessi procedimenti che attraversano la sua ricerca artistica: spostare gli oggetti dal loro contesto, alterarne funzione e significato, frammentare il corpo e ricomporlo secondo associazioni inattese.

Palazzo Reale Dalí - Ph. Monkeys Video Lab
Palazzo Reale Dalí - Ph. Monkeys Video Lab

È in questo terreno comune che, dalla metà degli Anni Trenta, prende forma il sodalizio con Elsa Schiaparelli, destinato a diventare uno degli incontri più fertili tra arte e moda del Novecento. Dalí frequenta Coco Chanel e poi collabora con Christian Dior nel 1951 alla creazione dei costumi dei “giganti” per il leggendario Ballo del Secolo, organizzato da Charles de Beistegui a Palazzo Labia, a Venezia. Negli Anni Sessanta il rapporto con la moda si sposta sempre più verso la performance. Dalí coinvolge nelle sue azioni modelle vestite con gli “abiti impossibili da indossare” di Paco Rabanne, costruiti con lamine e dischi tenuti insieme da anelli metallici. Tra loro anche una giovane Amanda Lear.

Da sinistra: Salvador Dalí, The Eye of Time, 1949, Platinum, natural ruby, diamonds, enamel and clock with Movado 50SP mechanism 4 x 6 x 1,7 cm © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026; Salvador Dalí, Ruby Lips, 1949, 18 karat yellow gold, natural rubies and pearls 3,2 x 4,8 x 1,5 cm, Fundació Gala- Salvador Dalí, Figueres © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026
Da sinistra: Salvador Dalí, The Eye of Time, 1949, Platinum, natural ruby, diamonds, enamel and clock with Movado 50SP mechanism 4 x 6 x 1,7 cm © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026; Salvador Dalí, Ruby Lips, 1949, 18 karat yellow gold, natural rubies and pearls 3,2 x 4,8 x 1,5 cm, Fundació Gala- Salvador Dalí, Figueres © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026

Anche il gioiello è pienamente parte della sperimentazione tra moda e corpo. Dalla fine degli Anni Quaranta, insieme al gioielliere Fulco di Verdura, occhi, labbra, mani e altre anatomie ricorrenti nel suo immaginario diventano spille e gioielli surrealisti. Nascono così The Eye of Time, un occhio tempestato di diamanti, e Ruby Lips, labbra di rubini con denti di perle. Anche qui il principio è lo stesso che attraversa la sua opera: scomporre il corpo per reinventarlo, facendo del gioiello non più un semplice ornamento, ma una parte attiva della sua trasformazione.

Dalí e la moda invita così a rileggere l’artista oltre i confini del Surrealismo, mettendo a fuoco una relazione ancora tutt’altro che esaurita. “Non esiste una parola definitiva sul rapporto tra Dalí e la moda”, sottolinea Judith Clark: ed è proprio in questo spazio ancora aperto che la mostra costruisce nuove possibilità di lettura della sua opera.

La mostra Dalí e la moda è promossa dal Comune di Milano – Cultura; organizzata e prodotta da Palazzo Reale, Mondo Mostre, Civita Mostre e Musei; in collaborazione con Fundació Gala-Salvador Dalí.

A Palazzo Reale Milano dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027.

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