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fashion28 settembre 2026

Dall’upcycling alle pratiche artigianali, 3 designer dalla Milano Fashion Week che hanno fatto del recupero (materiale e immateriale) la loro signature

Da Galib Gassanoff con Institution a Marco Rambaldi, passando per Florania, così la moda di Milano percorre le sue rotte di stile più inedite, tra consapevolezza, conservazione, trasformazione e innovazione
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Di Giulia Pacella

Institution Gassanoff SS27 - Credits: Launchmetrics.com/Spotlight
Institution Gassanoff SS27 - Credits: Launchmetrics.com/Spotlight

Milano Fashion Week is over! Ma prima di accendere i riflettori su Parigi, riavvolgiamo il nastro su questa settimana della moda. Tra tailoring, gonne in primo piano, collezioni eclettiche e giacche protagoniste, sulle passerelle milanesi c’è spazio anche per alcuni brand “fuori dal coro” che non lanciano big trend, ma portano avanti un’idea di moda fortemente coerente e consapevole, costruita a piccoli passi, stagione dopo stagione, basata sul riuso di materiali deadstock e upcycling oppure sul recupero dei patrimoni immateriali e la valorizzazione di pratiche artigianali.

Da Galib Gassanoff con Institution a Marco Rambaldi, passando per Florania, vi raccontiamo le collezioni di 3 designer che - nella loro dimensione indipendente, con identità e coerenza - sono riusciti a conquistarsi il loro spazio tra i grandi brand e i marchi super established del fashion calendar milanese. Ma soprattutto sono diventati amatissimi da parte delle giovani community late Millenial e Gen Z. Generazioni che più delle altre chiedono (e comprano) una moda che metta al centro valori come consapevolezza, conservazione, recupero, sperimentazione, trasformazione e innovazione.

Recupero come conservazione del patrimonio culturale: gli antichi foulard azeri

Galib Gassanoff - il designer georgiano di discendenze azere già finalista dell’LVMH Prize e vincitore di CNMI Fashion Trust - prosegue nel suo lavoro di recupero del patrimonio artigianale caucasico, partendo da un oggetto antico per costruire qualcosa di nuovo. Al centro della collezione Institution Primavera/Estate 2027 DAŞ c’è il kelaghayi, il tradizionale foulard di seta delle donne azere: un quadrato di 150 centimetri, lavorato artigianalmente attraverso tecniche di stampa a blocchi e tinture naturali, la cui pratica è stata riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale.

Institution Gassanoff SS27 - Credits: Launchmetrics.com/Spotlight
Institution Gassanoff SS27 - Credits: Launchmetrics.com/Spotlight

Per questa collezione Gassanoff coinvolge gli artigiani di Basgal, in Azerbaigian, che realizzano foulard secondo ornamenti e palette tradizionali, per poi intervenire sulla loro forma senza snaturarla. Il quadrato resta intatto: viene piegato, drappeggiato, cucito e trasformato in abiti, mantenendo visibile la propria origine. È proprio in questo equilibrio tra sapere artigianale e sperimentazione, tra valorizzazione di heritage a rischio e nuove contaminazione, che si concentra il lavoro del designer: non una citazione folkloristica, ma un processo di trasformazione rispettoso della materia, del patrimonio culturale e della memoria.

Anche le imperfezioni diventano parte del progetto, dai bordi grezzi del kelaghayi, ottenuti strappando la seta anziché tagliarla, alle superfici volutamente non finite. Una pratica in cui recuperare significa soprattutto preservare un sapere e rimetterlo in circolo attraverso il presente.

L’uncinetto, tra memoria e innovazione

Per Marco Rambaldi le parole upcycling, recupero, trasformazione sono da sempre parte del suo vocabolario stilistico: un linguaggio che accompagna il brand fin dagli inizi e che oggi diventa più maturo, costruito e soprattutto replicabile. Il designer che ha messo al centro delle sue creazioni l’uncinetto e il recupero di centrini vintage rilavorati a patchwork su slipdress, gonne e cardigan, oggi fa uno step ulteriore: “Lo abbiamo evoluto trasformandolo in qualcosa di più costruito, più dinamico e più identitario” ci racconta il designer.

Nella collezione Primavera/Estate 2027 il punto di partenza sono ancora una volta centrini e crochet vintage, ma cambia il modo di utilizzarli: vengono smontati, rigenerati, tagliati e ricuciti seguendo il cartamodello, trattati come fossero un nuovo tessuto. Il risultato mantiene l’unicità dell’upcycling - “non ci sarà mai un capo identico all’altro”ci dice - ma permette finalmente di sviluppare taglie e conservare la stessa immagine attraverso combinazioni differenti di materiali.

Marco Rambaldi SS27 - Credits: Launchmetrics.com/Spotlight
Marco Rambaldi SS27 - Credits: Launchmetrics.com/Spotlight

La sua ricerca si declina in questa stagione nel racconto di una collezione costruita intorno alla casa, rifugio e atlante emotivo, ma anche luogo queer, erotico e condiviso: dai fiori all’uncinetto che incorporano crochet vintage e pelle al denim strappato da cui riaffiora il crochet, fino alle carte da parati floreali trasformate in stampe su mesh e raso, anche i codici più riconoscibili di Rambaldi evolvono: slip dress che diventano gonne, top che possono trasformarsi in abiti, intarsi all’uncinetto e il suo ormai signature pizzo a cuori seguono corpi, età e identità differenti.

Recuperare i saperi custoditi nelle piccole comunità di ricamatrici e di magliaie nei piccoli borghi italiani (dal Molise alla sua Emilia Romagna) coinvolgerle attivamente nella realizzazione delle collezioni presentate in questi anni: tutto questo per Marco non significa conservare il passato in maniera intatta e immutabile, ma trovargli un modo nuovo (e concretamente indossabile) di portarlo nel presente: la trasformazione come la più alta forma di conservazione e l’idea di utilizzare un capo in maniera differenti giocando con gli styling, così da tramutarlo in qualcos’altro. Libertà d’espressione, identità e creatività.

La nuova vita dei materiali deadstock

Da Florania l’upcycling è al centro di tutto: non una dichiarazione d’intenti, ma il punto da cui comincia il processo creativo. “Lavoriamo un po’ all’inverso - ci racconta la founder e direttrice creativa Flora Rabitti - prima si recuperano materiali e filati deadstock provenienti dal circuito del lusso, poi, a partire da ciò che esiste, prende forma la collezione”.

Floriana SS27 - Credits: Launchmetrics.com/Spotlight
Floriana SS27 - Credits: Launchmetrics.com/Spotlight

Una pratica che il brand porta avanti in-house, sperimentando su manipolazioni tessili, maglieria e tinture naturali per trasformare gli scarti in “nuovi paesaggi tessili”. Per la collezione Florania Primavera/Estate 2027, chiamata non a caso Surfacing, questo metodo incontra una natura inquieta e quasi distopica: geologie, sedimenti, erosioni, fiori e maree diventano superfici da ricostruire sugli abiti. La pelle deadstock viene aerografata, corrosa, aperta e ricomposta; la maglieria si sfalda e si sfrangia come alghe e spuma, mentre tricot drappeggiati e sete stratificate costruiscono silhouette volutamente instabili, a metà tra il minerale e l’organico.

Per Flora la vera sfida non è semplicemente recuperare un materiale, bensì trovare tecniche abbastanza replicabili da trasformare l’upcycling in un sistema produttivo, seppure su piccola scala: “Se non siamo innovativi noi, non riusciamo a competere con i grandi”, dice. La sua identità e la sua forza vanno quindi ben oltre l’estetica del riciclo, sono nella capacità di usare il limite del materiale disponibile come motore di ricerca e innovazione.

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