Di Serena Savardi
C'era un tempo in cui crescere significava, prima di tutto, smettere di vestirsi da bambini. Da almeno due decadi però, la moda, ha ribaltato questa regola portando in passerella (a più riprese) tonalità pop, personaggi dei cartoni animati, emoji, motivi grafici e giocosi come orsacchiotti, cuori, maxi fiocchi e stampe kitsch.
Così, proprio quando pensavamo di averne viste di tutti i colori, alcune tra le tendenze di questo Autunno/Inverno 2026-2027 superano il fenomeno “kidult” e ci raccontano uno stile che, davanti a un presente sempre più incerto, ha voglia di rifugiarsi nella spensieratezza dell’infanzia decostruendo il guardaroba dell’uomo e della donna e inserendo tagli e silhouette recuperate tra i ricordi.
Tutto è cominciato negli anni Duemila con la nascita del fenomeno kidultovvero l'adulto che rivendica il diritto a “tornare bambino”. Un fenomeno ben presto intercettato dal mondo del marketing che non ha tardato a inondare il mercato di zainetti a forma di peluche, gadget e fumetti esibiti come accessori di stile.
Oltre al kidult, nel 2004 l’Occidente conosce un’altra estetica che attinge dall’infanzia e dal mondo dei fumetti: quella delle Harajuku Girls. A renderla un successo planetario è la cantautrice americana Gwen Stefani che con l’omonima hit sdogana gonne a ruota, calzettoni e trecce da bambola proprio mentre il cosplay smette di essere una nicchia e diventa un vero e proprio laboratorio estetico.
Tre fenomeni che non passano inosservati agli occhi dei grandi direttori creativi del pret-à-porter e che a partire da Jeremy Scott, allora alla guida di Moschino, lo trasformano in un mantra da passerella capace di attraversare anche i brand più inaspettati.
Da lì il passo verso il presente è più diretto di quanto sembri. L’arrivo di TikTok permette il fiorire di numerose sotto tendenze che, tra fiocchi, pizzi e colori pastello consacrano quest’estetica chilidh al simbolo di un’intera generazione.
Basti pensare al caso Labubu, la celebre linea di pupazzi da collezione a forma di piccoli mostri buffi e pelosi nati dalla mente dell'artista Kasing Lung, che non solo scatena vere e proprie folle da stadio fuori dalle più grandi shopping mall di tutto il mondo, ma attira l’attenzione anche dei grandi nomi del pret-à-porter: da Dior che crea una linea esclusiva di abiti e accessori in miniatura per vestirli, a Louis Vuitton che li sdogana come charm da appendere alle proprie borse.
Per questa stagione, questo insieme di macro tendenze si evolvono virando verso un’estetica che ci ricorda l’infanzia ma in chiave più bon ton. E anche se su alcune passerelle pizzi, fiocchi e stampe pop continuano a farci sorridere, il pret-à-porter sembra voler lasciarsi alle spalle il kitsch del fenomeno Kidult e abbracciare certe silhoutte e accessori che sanno farci tornare bambini ma con più sofisticatezza.
Ecco allora, nonostante il calare delle temperature, tornare protagonisti i bermuda abbinati ai calzettoni (così come prevedevano certe divise scolastiche) anche nel cuore delle maison più antitetiche come l’eclettica Ágatha Ruiz de la Prada e Prada che lo utilizza, tra gli altri, come capo per spezzare la rigidità del tailoring.
Gli scamiciati da indossare con le sneakers ai piedi, vissuti come dopo una grande corsa per i prati e i cerchietti a zig zag che abbiamo visto diventare oggetti di culto sulla passerella di Miu Miu.
I plastic raincoat che ricordano le mantelle colorate con cui saltavamo nelle pozzanghere attirando gli sguardi infuriati delle nostre madri e le sciarpe con fiocco massimalista. Così, seppur sottovoce, possiamo affermare con certezza che: sì, una nuova estetica childish è arrivata… O forse non se ne era mai andata!
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