Di Federica Caiazzo
Sulle passerelle della Milano Fashion Week, la giacca si riprende la sua meritata scena e si (ri)afferma protagonista indiscussa del guardaroba della Primavera-Estate 2027. Diritto di nomina lo ha il modo stesso in cui riesce in questo nobile intento, ossia allontanandosi dall'idea di semplice capo sartoriale e diventando materia da reinterpretare, terreno di gioco per nuove proporzioni, colori, materiali e dettagli. C'è chi ne alleggerisce il rigore fino a incarnare il mantra “less is more”, chi la accende di contrasti cromatici, chi la modella sul corpo trasformandola in una seconda pelle e chi ne sovverte l'architettura con volumi e costruzioni inedite. Cinque maison, cinque visioni: dalle passerelle di Milano, ecco i modi di ripensare uno dei capi più longevi e trasformisti del guardaroba femminile.
Il debutto di Loris Messina e Simone Rizzo alla direzione creativa di Moschino parte dall'archivio di Franco Moschino, ma senza trasformarlo in un pretesto di nostalgia. I due designer ne studiano piuttosto il metodo, quell'attitudine squisitamente funny che mette in discussione le convenzioni della moda attraverso ironia, intelligenza e astute tensioni visive - non è un caso che gli stilisti abbiano scelto di far sfilare i modelli su una terrazza in mezzo a un flusso di semplici passanti, dalle mamme con i bambini agli anziani - per tradurlo in un linguaggio contemporaneo.
La giacca diventa così uno degli strumenti attraverso cui giocare con la tradizione sartoriale: volumi netti, costruzioni impeccabili e soprattutto (tanto) color blocking, con revers che cambiano colore e interrompono visivamente la superficie del capo. Il risultato è una sartoria tutt’altro che seriosa, dove il contrasto cromatico diventa una firma stilistica e un modo semplice, ma efficace, per portare l’ironia di Moschino dentro il guardaroba quotidiano.
Alla Milano Fashion Week, i primi dieci anni del brand The Attico si celebrano entrando nella dimensione più privata della femminilità: quella in cui nessuno guarda e ci si veste seguendo soltanto l’istinto. Gilda Ambrosio e Giorgia Tordini trasformano questa idea in un guardaroba sensuale, volutamente irregolare, dove drappeggi, ruches, volant e superfici stropicciate seguono il corpo invece di ingabbiarlo.
Le giacche, colorate e stampate, hanno proporzioni allungate o costruzioni più avvolgenti, e si trasformano soprattutto la sera nella seconda pelle di una party girl che non rinuncia al glamour: fasciano la silhouette, ne sottolineano le curve. È una sensualità volutamente libera, che non cerca una sola idea di donna, ma molte personalità da indossare. E le giacche si allineano a questa visione.
La Primavera-Estate 2027 di Ermanno Scervino si ispira alla Londra di Twiggy e David Bowie, tra suggestioni cinematografiche e materiali dal fascino vissuto, per raccontare una femminilità preziosa, ma meno impostata, meno costruita. Si parte da un immaginario corsaro, dove la giacca è il pezzo che meglio racconta questo equilibrio: ispirata alle uniformi, passamanerie e nastri metallici oro e rame, alamari, bottoni e finiture sartoriali ne sottolineano la ricchezza, mentre gli orli definiti e i dettagli elaborati ne fanno quasi un piccolo oggetto da cabinet de curiosités.
Interessante anche il modo di portarla: lasciata aperta, sopra pizzi, corsetti o capi più leggeri: perde così parte della sua formalità e diventa più spontanea. Ermanno Scervino decreta in passerella una grande verità: il lusso non si esprime (solo) nel decoro in sé, ma anche con l’attitudine disinvolta con cui si sfoggia un capo effettivamente prezioso.
Per la Primavera-Estate 2027, il Direttore Creativo Maximilian Davis guarda agli Anni '40 e ne recupera la precisione sartoriale, aggiornandola attraverso nuove proporzioni e materiali inaspettati. Le giacche diventano così un perimetro di sperimentazione sartoriale in cui le proporzioni si riorganizzano intorno a una nuova idea di femminilità: spalle ampie e arrotondate, vita stretta, lunghezze cropped che si fondono con la gonna fino a trasformare giacca e parte inferiore in un'unica silhouette, talvolta enfatizzata da doppie cinture che segnano il punto vita. È il contrasto fra volume e rigore a renderle contemporanee, insieme all'uso di materiali che alleggeriscono la struttura, come la gomma traslucida, impiegata anche per completi e capispalla. Una rilettura in cui il rigore del tailoring dell'epoca incontra una sensibilità più sensuale e a tratti anche un po’ futuristica.
Con Louise Trotter, Bottega Veneta continua a esplorare una nuova idea di lusso costruita più sulla materia e sulla precisione che sulla decorazione. Per la Primavera-Estate 2027 la maison parte, infatti, da una sottrazione: un de-robing in cui gli abiti abbandonano la funzione di contenere per lasciare spazio alla libertà. Anche la sartoria si allenta, ma senza perdere precisione, e la giacca diventa uno degli esempi più riusciti di questo equilibrio.
Blazer lunghi e avvitati, aderenti al corpo, ma mai costrittivi, si alternano a doppiopetto bianchi dai bottoni a contrasto e a versioni dai colori pieni, in una rilettura del tailoring dove il rigore incontra una nuova leggerezza. Il principio è quello del less is more, ma con una sensibilità tattile: la lavorazione artigianale resta visibile, così come la traccia della mano nelle sue lievi imperfezioni. Persino le definizioni si fanno più fluide, con tagli maschili e femminili che si incontrano e si confondono. La giacca non prende dunque una (sola) posizione, ma si apre al campo delle (infinite) possibilità.