Di Giuditta Avellina
Ornella Vanoni non aveva bisogno di seguire la moda perché spesso sembrava arrivarci prima. Nell'anno in cui la cantante avrebbe compiuto 92 anni, Milano la celebra in formato gigante, con un murale di oltre 850 metri quadrati firmato da Hank Willis Thomas e realizzato nell’ambito della Milano Beauty Week con Collistar. Nel ritratto, Vanoni emerge in rosso, un colore che ha attraversato più volte il suo guardaroba e che su di lei funzionava moltissimo. Il titolo dell’opera è Flashback, ma guardando Ornella viene quasi da pensare il contrario: non guardare indietro, ma avanti. Perché tra completi maschili, sottovesti, nero assoluto e linee essenziali, molti dei suoi look sembrano parlare perfettamente il linguaggio della moda di oggi.
E, a quasi a un anno dalla sua scomparsa, arriva anche un nuovo capitolo della storia musicale di Vanoni: VIVERE il mio concerto più bello!, il progetto in uscita il 13 novembre che raccoglie anche le sue ultime due registrazioni in studio. Vanoni, del resto, sullo stile aveva idee chiarissime. "Io voglio essere essenziale", raccontava a Vogue Italia. E aggiungeva che non costruiva un personaggio, perché sul palco portava se stessa; probabilmente conviene partire da qui per leggere i suoi abiti più iconici.
Gianni Versace, Vanoni lo conosce quando è ancora agli inizi. L'intesa è immediata. "Quando non potevo andare veniva lui in casa a mettermi gli spilli". Più che il rapporto tra stilista e cantante, una vera amicizia. Con lui arrivano spalle scoperte, tacchi a spillo, trasparenze e metallo. Vanoni ricordava con ironia di essere stata una delle prime “vittime” delle celebri costruzioni metalliche di Gianni. Ma uno dei look più interessanti è quasi l'opposto.
Nel 1978, durante Ma che sera, si esibisce con i New Trolls in Noi indossando un abito sottoveste di Versace lineare, essenziale, lontanissimo dal barocco che avrebbe reso celebre la maison negli anni successivi. Guardato oggi sembra quasi arrivare dal minimalismo anni Novanta, ma quindici anni prima. Nel 1983, al Tribute to Ingrid Gala di Venezia, Ornella Vanoni appare accanto ad Alberto II di Monaco e Susanna Agnelli con un abito scintillante dalla scollatura profonda, clutch gioiello e capelli raccolti. È il lato più mondano del suo stile: sofisticato, sensuale, ma mai rigido. Anche nelle occasioni formali, Vanoni riusciva a evitare quell’effetto “signora da cerimonia” che invecchia subito un look.
Accanto alla sensualità c'è sempre stato un altro pezzo del guardaroba Vanoni: pantaloni fluidi, camicie, blazer, tagli comodi e maschili. Niente bisogno di aggiungere qualcosa per “femminilizzare” il look. Bastavano la proporzione giusta e il modo di portarlo. È anche per questo che certe sue immagini vintage sembrano sorprendentemente contemporanee: tailoring rilassato, silhouette libere, pochi fronzoli. Quello che oggi finisce nelle moodboard con l'etichetta effortless, lei semplicemente lo indossava.
Un giorno Vanoni disse a Gianni Versace che il nero, su di lei, non funzionava più. Lui non era d'accordo: era convinto che fosse un colore capace di stare bene a tutte. Le fece provare un vestito e, guardandola, dovette però ammettere che aveva ragione. La cosa curiosa è che, appena dieci giorni dopo, Vanoni tornò a vestirsi di nero e questa volta si piacque di nuovo. La spiegazione che diede era tutta sua: "Siamo noi che mandiamo il messaggio allo specchio". Altro che regole assolute: anche il colore teoricamente perfetto può essere quello sbagliato se, in quel momento, non ci somiglia. Anni dopo, il nero tornava a essere una delle sue scelte più riconoscibili. Lo porta in versione stage, tra top scuro e pantaloni luminosi: la prova che, più che una regola cromatica, per Vanoni quella tinta era soprattutto una questione di momento.
Dopo la morte di Versace, Vanoni cerca una nuova strada. Pensa anche a Giorgio Armani, che amava, ma sceglie Gianfranco Ferré e con lui nasce un altro rapporto speciale. Tra i suoi ricordi preferiti c'era un enorme abito di velluto nel quale poteva muoversi, sdraiarsi e scivolare sul palco. Le venne rubato durante un furto. Con gli anni il suo stile diventa ancora più netto, come quel lungo abito nero Dior legato alla collaborazione con Maria Grazia Chiuri. "Così essenziale", lo definì lei stessa, spiegando che proprio quella semplicità lo faceva risaltare.
Forse è qui che c'è la lezione più importante di tutte: non vestirsi per sembrare più giovani, più sexy o più alla moda, ma per sembrare se stessi. Adesso Milano la mette su una facciata grande 850 metri quadrati, mentre un nuovo disco riporta la sua voce al presente.
Ma basta scorrere le fotografie per accorgersi che anche il guardaroba non è rimasto fermo nel passato: tra una sottoveste Versace, un completo maschile e il nero Dior, molte delle cose che oggi chiamiamo tendenza, Ornella Vanoni le aveva già indossate. Prima, e soprattutto, a modo suo.
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