Di Giuditta Avellina
Quattro mesi fa, Kaia Gerber si stringeva al fratello Presley davanti ai fotografi a Los Angeles. Lei lo abbraccia, lui sorride in occasione del lancio di RE/DONE x Kaia Gerber Short/Cuts. Gesti che raccontano quanto viscerale e bello fosse il rapporto tra fratelli. Presley Gerber è morto domenica 20 settembre a 27 anni, era il primogenito di Cindy Crawford e Rande Gerber ed era cresciuto dentro una delle famiglie più fotografate d’America. Ma negli ultimi anni aveva scelto di raccontare proprio ciò che normalmente resta fuori dall’inquadratura: salute mentale, dipendenza, recovery. La famiglia ha confermato la scomparsa chiedendo privacy. Secondo i registri del Los Angeles County Medical Examiner, la morte è avvenuta in una struttura di riabilitazione, ma la causa non è stata resa nota.
All’inizio quella di Presley sembrava quasi una traiettoria già scritta. Alto, biondo, cresciuto in California con quell’aria da surfer della West Coast e una madre che aveva contribuito a definire l’era delle supermodelle, a 16 anni debuttò sulla passerella di Moschino a Los Angeles. In prima fila c’erano Cindy, Rande e Kaia: Presley entrava ufficialmente nello stesso mondo che aveva reso sua madre un’icona, sfilando accanto a nomi come Miranda Kerr e Jourdan Dunn. La promettente, perfetta ascesa di un ragazzo destinato alla notorietà e al successo, insomma.
Poco dopo sarebbero arrivati Dolce & Gabbana e Calvin Klein. Era il momento in cui il fashion system stava trasformando una nuova generazione di cognomi celebri in volti globali e Presley sembrava avere tutti gli ingredienti per diventare qualcosa di più del “figlio di Cindy Crawford”: familiarità con la macchina della moda, fotogenia e quell’estetica californiana apparentemente spontanea che funzionava tanto in passerella quanto nelle campagne. E Dolce & Gabbana non fu soltanto una passerella: nell’ottobre 2016 Presley era a Capri sul set della campagna #DGMillennials Summer 2017, perfetta fotografia di quella stagione in cui moda, celebrity culture e nuove dinastie stavano iniziando a sovrapporsi.
Presley e Kaia erano cresciuti quasi in parallelo, separati da poco più di due anni e immersi nello stesso universo familiare. Anche quando entrambi cominciarono a lavorare nella moda, il loro rapporto rimase una presenza costante: al debutto in passerella di Kaia per Calvin Klein, a 16 anni, Presley era in prima fila e lei avrebbe poi raccontato che scorgerlo tra il pubblico le aveva dato quel piccolo supplemento di sicurezza di cui aveva bisogno.
Negli anni avrebbero condiviso set, eventi e momenti privati finiti sui social. Presley si era persino tatuato il nome Kaia sul braccio, mentre Cindy Crawford aveva raccontato quanto fosse orgogliosa di vedere i suoi figli continuare a volersi bene anche da adulti.
La sua storia, però, avrebbe presto smesso di assomigliare a quella dell’erede perfetto di una dinastia fashion. Negli ultimi anni Presley aveva parlato apertamente delle proprie difficoltà con la salute mentale e la dipendenza, e nel 2025 aveva lanciato sui social Mental Health Mondays, uno spazio dedicato proprio a queste conversazioni. Invece di proteggere l’immagine levigata con cui era entrato nel fashion system, aveva scelto progressivamente di mostrarne il rovescio. Ed è qui che acquistano un peso particolare le parole pronunciate da Kaia soltanto poche settimane fa. Nella cover story di settembre di Vogue, la modella e attrice aveva raccontato la lotta del fratello con la dipendenza e l’effetto che aveva avuto sull’intera famiglia, dicendosi profondamente orgogliosa della sua decisione di esporsi. In una casa a lungo molto protettiva nei confronti della dimensione privata, raccontava Kaia, Presley era diventato quasi un “insegnante”: quello disposto a mostrarsi semplicemente umano.
La sua morte arriva mentre il cognome Crawford-Gerber è di nuovo fortemente presente nell’immaginario pop: Cindy Crawford conserva intatto il suo status di supermodella simbolo degli anni Novanta, mentre Kaia sta consolidando il passaggio dalla moda alla recitazione. Ma raccontare Presley soltanto come il figlio di Cindy Crawford o il fratello di Kaia significherebbe perdere la parte più interessante della sua storia.
Era entrato giovanissimo in un mondo costruito sull’immagine e aveva finito per usare quella stessa visibilità per mostrarne il rovescio. Il resto della storia era ancora tutto da scrivere. Si è fermato a 27 anni.
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