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lifestyle20 settembre 2026

Viaggi di lusso 2026, il nuovo privilegio è avere tutto per sé

Ville che funzionano come case private, safari senza altre jeep, tavoli nascosti, jet a chiamata e yacht che online non esistono: nell’ultralusso la nuova rarità è non dover condividere
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Di Giuditta Avellina

Tarkuni
Tarkuni

Per anni il privilegio è stato riuscire a entrare nei posti dove volevano andare tutti: il ristorante impossibile da prenotare, l’hotel del momento, la spiaggia vista mille volte su Instagram. Nella fascia più alta del mercato sta succedendo quasi il contrario ed il vero upgrade è poter scegliere chi incontrare, quanto aspettare, quando partire e persino quanto a lungo restare davanti a qualcosa che interessa.

I numeri aiutano a capire il fenomeno: nel Virtuoso Luxe Report 2026, costruito sulle risposte di oltre 2.400 travel advisor in più di 50 Paesi, il 45% dichiara di aver registrato un aumento dell’“ultraluxe travel”, definito come esperienze private, a uso esclusivo o eccezionalmente high-end. Tra le più richieste compaiono la privacy e l’iper-personalizzazione mentre, sul fronte del turismo sostenibile, evitare le destinazioni colpite dall’overtourism è la prima priorità indicata.

Quando l’hotel scompare

A Courchevel, The Chalet di Cheval Blanc cerca di far dimenticare di trovarsi dentro uno degli hotel più importanti delle Alpi. Sono 315 metri quadrati su quattro piani, tre camere, accesso ski-in/ski-out, sala cinema privata e una zona wellness interna con treatment room, area relax, sauna e hot tub, oltre all’accesso diretto ai servizi della maison. Si può uscire con gli sci, rientrare, fare un trattamento, cenare e guardare un film senza attraversare lobby, spa o spazi comuni.

The Chalet di Cheval Blanc
The Chalet di Cheval Blanc

A Milano il meccanismo è ancora più sottile: la Bvlgari Suite del Bvlgari Hotel misura 160 metri quadrati, con living e terrazza privata e collegandola alla Junior Suite accanto diventa una sistemazione con due camere e aggiunge un giardino panoramico privato di 194 metri quadrati. Qui la rarità non è semplicemente avere una suite grande ma anche avere un giardino privato nel centro di Milano, a pochi passi da Brera.

Bvlgari Hotel
Bvlgari Hotel

Negli Adirondack, nello Stato di New York, The Point racconta invece una forma di esclusività che esisteva molto prima che diventasse un trend. Fu costruito da William Avery Rockefeller II come Great Camp della Gilded Age e oggi conserva appena undici sistemazioni. L’intera proprietà, pub e attività comprese, può essere riservata in esclusiva: non il resort costruito per sembrare una casa, ma una grande casa privata nata per una delle famiglie più potenti d’America e trasformata in hotel in modo da non soggiornare in una struttura, ma avere una tenuta tutta per sé e per chi si ama.

The Point
The Point

Il safari dove la cosa rara è il tempo

Nel Kalahari sudafricano il concetto diventa ancora più interessante, perché la privacy non si misura in porte chiuse. Tarkuni, nella Tswalu Kalahari Reserve, è una casa safari in uso esclusivo per massimo dieci persone, con cinque suite, chef e house manager dedicati e un proprio 4x4 con guida e tracker. La riserva si estende per 118.000 ettari e ospita soltanto tre piccoli campi. Ma il vero lusso arriva dopo: non si condivide il mezzo e non si condivide il programma.

A Tarkuni le attività vengono decise giorno per giorno, i pasti non hanno un orario imposto e il ritmo è quello degli ospiti. È questa è una differenza enorme perché in un safari tradizionale anche il viaggiatore più facoltoso continua spesso a muoversi secondo orari, partenze e tempi stabiliti mentre qui si compra qualcosa di molto più raro di una camera bella: il diritto di perdere tempo.

Tarkuni
Tarkuni

Il tavolo migliore? Quello che crea un mondo a parte

Anche nell’alta ristorazione il tavolo più desiderabile non coincide più necessariamente con quello centrale. A Londra, Table Lumière di Alain Ducasse at The Dorchester, tre stelle Michelin, fa una cosa molto più sofisticata che chiudere gli ospiti in una stanza privata. Il tavolo resta nel cuore del ristorante, ma viene avvolto da una cortina luminosa composta da 4.500 fibre ottiche, ispirata alle tecniche della couture. Ospita da due a sette persone e dispone persino di una collezione dedicata di porcellane Hermès, argenteria Puiforcat e cristalli Saint-Louis....insomma, più club privato che saletta.

Table Lumière di Alain Ducasse at The Dorchester
Table Lumière di Alain Ducasse at The Dorchester

A Milano, la Saletta Duomo di Seta, al Mandarin Oriental, accoglie appena otto ospiti in un interno firmato Fornasetti. Al centro c’è Duomo Sommerso, pannello ispirato a un paravento di Piero Fornasetti del 1951, dove la cattedrale milanese finisce in un universo surreale popolato da alghe, creature marine e Lina Cavalieri. Qui la stanza privata è un piccolo pezzo di Milano che esiste soltanto per otto persone alla volta e qui design, cucina e città finiscono nello stesso spazio.

Saletta Duomo di Seta, Mandarin Oriental
Saletta Duomo di Seta, Mandarin Oriental

Al Connaught, sempre a Londra, Hélène Darroze lavora invece sull’accesso al dietro le quinte. Il Sommelier’s Table arriva a otto persone e viene guidato da un sommelier privato, con piatti abbinati ai vini; lo Chef’s Table porta fino a dieci ospiti a pochi metri dalla cucina. È un’altra idea di esclusività: entrare dove normalmente il pubblico non entra, vedere il lavoro, parlare con chi lo fa, avvicinarsi alla macchina del ristorante anziché limitarsi al risultato finale.

Sommelier’s Table, Hélène Darroze
Sommelier’s Table, Hélène Darroze

E poi c’è Brizza, sulla spiaggia privata di Villa Sant’Andrea a Taormina: soltanto otto tavoli da due, quindi sedici persone per sera, davanti alla baia di Mazzarò ma il ristorante accetta anche richieste di private booking.

Brizza, Villa Sant’Andrea a Taormina
Brizza, Villa Sant’Andrea a Taormina

Il private jet senza possederlo

Nel nuovo lusso, anche il jet privato cambia significato: da bene da acquistare e mostrare diventa un servizio da avere sempre a disposizione. È la logica del VistaJet Program, che permette di volare su una flotta privata senza comprare un aereo né acquisirne una quota. I membri hanno accesso garantito agli aeromobili in tutto il mondo, anche con 24 ore di preavviso, e pagano una tariffa oraria concordata. VistaJet gestisce tutto il resto: flotta, equipaggio, manutenzione e organizzazione del volo. È quasi l’opposto del vecchio jet come status symbol. Il vero privilegio non è più possedere l’aereo, ma poter partire quando si vuole senza occuparsi di nulla. In pratica, il private jet diventa un’infrastruttura personale: decidere di volare è quasi semplice come chiamare un taxi.

VistaJet Program
VistaJet Program

Una casa che si muove mentre dormi

In Francia, Les Bateaux Belmond fanno qualcosa di ancora diverso. Le imbarcazioni possono essere riservate privatamente per quattro, sei, otto o dodici persone, con equipaggio dedicato, chef a bordo, itinerari personalizzati e accessi a vigneti ed esperienze lungo il percorso. Il punto non è tanto la crociera, ma l'idea che il viaggio smetta di interrompere il soggiorno. Non si fa check-out, non si prende un treno, non si rifanno le valigie. Nel mondo ossessionato dalla velocità, il lusso diventa poter andare lentamente senza perdere tempo.

Les Bateaux Belmond
Les Bateaux Belmond

Lo yacht che non compare nel catalogo

Poi si arriva forse alla forma più pura del nuovo lusso: qualcosa che non compare nemmeno nell’inventario pubblico. Burgess ha dedicato un approfondimento agli yacht off-market, definiti anche whisper o pocket listings: imbarcazioni disponibili per il charter che non compaiono però nel normale inventario pubblico e vengono rivelate attraverso il network privato del broker a un numero ristretto di clienti. Nell'epoca in cui qualsiasi hotel, villa o superyacht può essere cercato, geolocalizzato e visto su Instagram in pochi secondi, l'assenza dal catalogo diventa parte del valore. Il vero insider non è quello che riesce a pagare qualcosa ma quello che sa che quella cosa esiste.

Burgess
Burgess

La spa in cui non entra nessun altro

Ad Aman New York, nel Crown Building sulla Fifth Avenue, le due Spa Houses sono quasi una provocazione urbana perché possono essere riservate in esclusiva per mezza giornata o per l’intera giornata, fino a quattro ospiti. Ognuna dispone di una doppia treatment room, living con camino e terrazza privata con hot bath e cold plunge; una ruota intorno alla tradizione russa della Banya, l’altra all’Hammam. I programmi possono includere trainer, massaggi, crioterapia, sauna a infrarossi e pasti personalizzati: è il wellness portato alle sue estreme conseguenze in cui non si prenota solo un massaggio, ma si privatizza letteralmente il contesto in cui avviene. E farlo su Fifth Avenue, senza dover fuggire in Bhutan o alle Maldive, rende l’idea ancora più stuzzicante.

Un Picasso senza trenta telefoni davanti

Persino il museo può diventare parte di questa nuova economia della tranquillità. Al MoMA di New York si possono prenotare visite private prima dell’apertura e dopo la chiusura, dalle 9.30 alle 10.30 oppure dalle 17.30 alle 18.30, accompagnati da una guida del museo. Il MoMA stesso le presenta come un modo per visitare le gallerie senza la folla. Non significa affittare il museo, ma cambiare completamente il rapporto con lo spazio. Perché se un tempo il privilegio consisteva nel poter vedere un Picasso, oggi quel Picasso è accessibile a milioni di persone quindi la nuova rarità è riuscire davvero a guardarlo senza una fila che spinge per fare una foto.

Messe insieme, queste esperienze raccontano qualcosa di più interessante di una lista di indirizzi costosi: lo chalet dentro un Palace, il giardino privato sopra Milano, la casa Rockefeller presa interamente o il safari che aspetta quanto vuoi. O ancora, otto persone davanti alla cantina di uno dei grandi hotel londinesi, un aereo che non è tuo ma arriva quando lo chiami. Una barca che elimina check-in e trasferimenti e uno yacht che non compare su internet o una spa sottratta agli altri per un giorno e un museo visitato quando il pubblico è fuori hanno tutte una cosa in comune: poter essere esattamente nel posto in cui tutti vorrebbero stare, senza avere la sensazione che ci siano tutti.

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