Di Giuditta Avellina
Dopo jeans a vita bassissima, ballerine, baby tee, occhiali avvolgenti e borse baguette, gli anni Duemila si sono ripresi anche la tecnologia. E questa volta non è soltanto nostalgia. Cuffiette cablate, lettori musicali, fotocamere istantanee, CD, vinili e piccoli oggetti mono-funzione tornano a farsi vedere proprio mentre gli smartphone diventano capaci di fare praticamente tutto. La tecnologia, dopo anni passati a diventare sempre più invisibile, torna improvvisamente a essere un oggetto, quindi, inevitabilmente, anche un accessorio.
Pochi giorni fa Justin Bieber ha mostrato sui social alcune anticipazioni dell’universo audio di SKYLRK, il suo brand lifestyle. In mezzo a speaker rotondi dai colori pop e auricolari cablati compare un piccolo dispositivo azzurro, con display e pulsanti fisici, che sembra essere scivolato fuori da uno zaino del 2003. Sullo schermo si legge persino il nome di un file: “Vortex_Aura.mp3”. Con lui anche la moglie Hailey Bieber, che ad agosto è stata fotografata più volte con un paio di auricolari con il filo SKYLRK non ancora in commercio, riconoscibili anche per gli accenti neon. Lui anticipa il possibile ritorno del lettore musicale, lei trasforma il cavo che scende dai capelli in un dettaglio di styling.
Hailey, naturalmente, non è sola. Le cuffiette con il filo hanno costruito lentamente la propria seconda vita fashion. Bella Hadid le indossava già nel 2019, quando i magazine notavano quanto quei fili bianchi avessero qualcosa di stranamente lussuoso, proprio perché sembravano ignorare la corsa all’ultimo gadget. Da allora il club si è allargato: Zoë Kravitz, Kaia Gerber, Kendall Jenner, Lily-Rose Depp e altre celeb hanno riportato il cavo nello street style, ed è questo il dettaglio interessante: il filo deve vedersi, non bisogna ricaricarle e non c’è nulla da associare, perché si inseriscono nel dispositivo di turno e, semplicemente, partono.
Le cuffiette sono soltanto il sintomo più fotografabile di un fenomeno più vasto. C'è chi la chiama "digital nostalgia": il desiderio di recuperare gesti, oggetti e piccoli rituali che il progredire della tecnologia e la smaterializzazione aveva fatto sparire. Scegliere un disco, invece di lasciare che una playlist continui all’infinito o aspettare che una fotografia appaia, invece di scattarne cinquanta, e premere davvero un tasto. Chiudere una console a conchiglia o portarsi dietro un dispositivo che non pretende di gestire contemporaneamente messaggi, lavoro, social, fotografie e notifiche.
Secondo l’Osservatorio Trovaprezzi, nei primi quattro mesi del 2026 le ricerche di giradischi sono cresciute del 56,4%, mentre CD e vinili hanno superato complessivamente quota 22.800 ricerche. Nello stesso periodo le fotocamere Fujifilm hanno totalizzato oltre 24 mila ricerche, Kodak più di 10.300 e Polaroid oltre 3.300. Forse non perché c'è davvero il desiderio di riavere il modem 56K, masterizzare compilation o aspettare tre ore per scaricare una canzone, ma perché del passato torna la voglia di ciò che si può toccare con mano.
E così, il primo oggetto da recuperare diventa quasi inevitabile: le cuffiette con il filo. Sono tornate a penzolare dai capelli, a sbucare dalle tasche, a finire nelle foto delle It Girl quasi come un dettaglio del look. Le Teufel MOVE 2 hanno il filo ma si collegano via USB-C, quindi funzionano con i telefoni di oggi senza bisogno di adattatori. Si tengono in borsa, si collegano, e via. Niente custodia da ricaricare, niente batteria da controllare.
Le JVC HA-F17M sono ancora più nostalgiche: jack classico, forme semplici, colori rosa e blu che sembrano arrivare direttamente dai primi Duemila. Le JBL Tune 305C stanno invece nel mezzo: hanno la forma familiare delle vecchie earbuds, ma sono pensate per i device USB-C.
La fotografia racconta lo stesso ritorno all’analogico, forse ancora meglio. La Polaroid Go Generation 3 è così piccola che può stare davvero in borsa tutti i giorni, ma soprattutto rimette un po’ di attesa dentro allo scatto. Una foto, una stampa, niente raffica da cinquanta immagini quasi uguali da riguardare e cancellare dopo.
La Fujifilm instax mini Evo Cinema gioca invece sull’immaginario della cinepresa. Il design richiama la FUJICA Single-8 del 1965 e già questo basta a darle un’aria da oggetto trovato in un vecchio film di famiglia. La KODAK Charmera Millennium spinge ancora di più sul lato accessorio. È minuscola, si aggancia alla borsa come un charm e lavora con filtri pixelati, date stamp e un’estetica volutamente Y2K. Un piccolo oggetto da portarsi dietro e mostrare. Quasi un bijoux tech.
Il piccolo lettore SKYLRK anticipato da Justin Bieber ha un display, dei tasti, degli mp3: poche funzioni, molto riconoscibili. Ed è proprio questa semplicità a sembrare nuova, adesso che lo smartphone fa praticamente tutto. La stessa voglia di pocket tech si vede anche nel ritorno della Nintendo 3DS. Il doppio schermo, la scocca che si chiude, i pulsanti veri: basta tenerla in mano per capire perché continui a piacere. Anche ilNokia 3210 è tornato, aggiornato in versione 4G, ma con tastierino, Snake e quell’aspetto immediatamente riconoscibile che non ha bisogno di spiegazioni. È la logica della “newstalgia”: non una copia esatta del passato, ma il recupero di un’estetica e di alcune sensazioni dentro a un oggetto contemporaneo.
E poi c’è il Walkman. Sony continua a produrre lettori musicali dedicati, molto più sofisticati di quelli degli anni Novanta, ma l’idea di fondo non è cambiata: avere un dispositivo pensato soprattutto per ascoltare musica. Nessun social, nessuna chat, nessuna notifica che si mette in mezzo.
Anche le cuffie grandi e cablate sono rientrate perfettamente dentro questo immaginario. Le RØDE NTH-100 nascono per lo studio e per la produzione audio, ma tra la forma over-ear, il look industriale e i cavi removibili disponibili anche in rosa, verde, blu e arancione, funzionano benissimo anche fuori da uno studio. Portate al collo sopra una felpa o una giacca oversize sembrano quasi un accessorio.
Forse il punto della Retro Tech è proprio questo. Non è necessariamente nostalgia per la tecnologia di una volta, e nemmeno il desiderio di tornare davvero indietro ma più una reazione agli oggetti tutti uguali, lisci, senza tasti, senza fili e senza una forma davvero riconoscibile. E infatti tornano a piacere proprio quelli che si possono aprire, chiudere, premere, appendere, infilare in tasca. Oggetti che fanno meno cose, ma che si fanno letteralmente ricordare (e, per i Millennials, ricordare momenti indimenticabili dell'adolescenza) di più.
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