Di Claudia Ricifari
Settembre è il mese della moda per antonomasia, e quest'anno lo dimostra fin dai primi giorni, quando New York si trasforma nel museo a cielo aperto più imprevedibile della stagione. Fino al 13 settembre, in concomitanza con la Fashion Week della Grande Mela, Moncler ha invaso gli spazi urbani della città con New York in Moncler, una retrospettiva diffusa culminata nella Vanderbilt Hall di Grand Central Terminal, capace di ripercorrere vent'anni di legame tra il brand e la metropoli attraverso installazioni, performance e fotografie. Un'apertura di stagione che rende bene l'idea del mese che ci aspetta. Un settembre in cui le grandi maison e le istituzioni culturali di tutto il mondo si uniscono per raccontare storie e legami con la moda, andando oltre il semplice omaggio celebrativo e restituendo, anzi, ritratti e percorsi poliedrici e complessi. Un messaggio importante unisce tutte queste mostre: la moda è arte a tutti gli effetti.
Ecco le esposizioni di settembre da non perdere e una bonus track con altre ancora in corso da recuperare.
La Milano Fashion Week di settembre fornisce un altro grande gancio. Proprio in concomitanza con la settimana dedicata alle sfilate inaugura una mostra che indaga uno dei sodalizi più fertili del Novecento: quello tra Salvador Dalí e la moda. Baffi arricciati, tute da palombaro trasformate in couture, cappelli a forma di scarpa: l'artista catalano ha attraversato gli anni Trenta costruendo un immaginario che avrebbe segnato per sempre l'estetica del lusso, complice il sodalizio con Elsa Schiaparelli, da cui nacquero pezzi entrati nella storia come l'Abito-Aragosta.
Oltre duecento tra opere e documenti, provenienti dalle tre principali collezioni dedicate al pittore – la Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres, il Dalí Museum di St. Petersburg in Florida e il Museo Reina Sofía – si affiancano agli archivi storici di Schiaparelli, Chanel, Dior e Rabanne. A quasi quarant'anni da Surrealism and Fashion del Fashion Institute of Technology di New York, l'esposizione milanese propone una lettura aggiornata di temi che restano attualissimi: la costruzione dell'identità, la spettacolarizzazione dell'immagine, il confine sempre più sottile tra arte e consumo.
Dove: Palazzo Reale, Milano, dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027.
Sempre a Milano, 10 Corso Como celebra il proprio trentacinquesimo anniversario con la prima personale italiana dedicata a Viktor Horsting e Rolf Snoeren, i Fashion Artists olandesi che da oltre trent'anni ridefiniscono i confini dell'haute couture. Curata da Alessio de' Navasques, la mostra abbandona la narrazione cronologica per costruire un percorso fondato sul principio della dualità che da sempre guida il duo: venti look vengono presentati in coppie, non copie identiche ma creazioni unite da affinità formali e richiami reciproci, in un allestimento pensato attorno ai concetti di specchio, riflesso e corrispondenza. Il risultato è meno una retrospettiva che un ingresso diretto nel laboratorio creativo dei due designer, le cui opere fanno oggi parte delle collezioni permanenti del Metropolitan Museum of Art e del Victoria & Albert Museum.
Dove: 10 Corso Como Galleria, Milano, dal 25 settembre al 22 novembre 2026.
Poche giacche possono fregiarsi del titolo di icona senza risultare ridondanti, e il trench Burberry è tra queste. Nato per proteggere gli esploratori delle spedizioni geografiche di fine Ottocento, diventato equipaggiamento indispensabile dei soldati nelle trincee della Grande Guerra – da cui il nome stesso – e consacrato dal cinema grazie a Humphrey Bogart in Casablanca e Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, il capospalla festeggia i 170 anni del marchio con una mostra gratuita allestita nella Prince Consort Gallery del V&A South Kensington, anteprima della futura Burberry Gallery permanente attesa per il 2028. La curatrice Oriole Cullen e la brand curator di Burberry Carly Eck raccontano un progetto nato dalla volontà di ripercorrere l'evoluzione di un capo che, a oltre un secolo dalla nascita, continua a reinventarsi restando fedele a se stesso, portando per la prima volta in mostra pezzi d'archivio mai esposti al pubblico, tra cui un trench appartenuto allo stilista Hardy Amies.
Il percorso si sviluppa in tre sezioni. Invention ripercorre l'invenzione della gabardine di cotone da parte di Thomas Burberry nel 1879, che liberò i capi outdoor dalla pesantezza della gomma impermeabilizzante allora in uso. Craft entra nel dettaglio degli elementi che definiscono il trench Burberry, dal colletto rifinito a mano alla pattina antipioggia, fino al celebre motivo House Check, tanto identificativo da conoscere negli anni Duemila una sovraesposizione che lo stesso marchio scelse poi di arginare. Creativity chiude il percorso con diciannove look che ripercorrono le reinterpretazioni firmate dagli ultimi due direttori creativi del marchio, Christopher Bailey e Daniel Lee, negli ultimi venticinque anni di sfilate.
Dove: Victoria & Albert Museum, Londra, dal 21 settembre 2026 al 3 gennaio 2027.
La mostra ripercorre in ordine cronologico la carriera di Irving Penn dal 1947 al 2008, dagli scatti leggendari dedicati all'haute couture parigina di Dior e Balenciaga, firmati da volti come Lisa Fonssagrives e Jean Patchett, fino alle collaborazioni degli anni Settanta e Ottanta con Ungaro, Courrèges, Yves Saint Laurent e Karl Lagerfeld. Un capitolo a parte è dedicato al sodalizio con Issey Miyake, i cui volumi scultorei trovarono nella fotografia di Penn una controparte perfetta in termini di rigore minimalista. Negli ultimi decenni di attività, il fotografo ha immortalato a colori gli abiti sontuosi di John Galliano, le creazioni di Christian Lacroix e i copricapi di piume di Chanel, oltre alle immagini beauty realizzate per Vogue negli anni Novanta e Duemila. Il percorso espositivo attinge principalmente alle collezioni del MEP e di Nicola Erni – tra le raccolte più significative al mondo dedicate alla fotografia di moda – arricchite da prestiti eccezionali concessi dalla Irving Penn Foundation e dalla Miyake Issey Foundation.
Dove: PEM, Parigi, dal 30 settembre 2026 al 17 gennaio 2027.
Per la prima volta fuori da Parigi in questa forma, la Galerie du 19M approda a Shanghai al terzo piano del Museum of Art Pudong, portando con sé il patrimonio delle undici Maison d'art che animano il quartiere generale del savoir-faire Chanel: da Lesage a Lemarié, da Massaro a Goossens. Il percorso si articola in tre capitoli. Les Maisons, installazione firmata dallo Studio Adrien Gardère, introduce il lavoro degli atelier residenti; la mostra collettiva A Sense of Touch mette in dialogo le creazioni artigianali con la pratica di oltre trenta artisti cinesi e francesi; infine, una nuova edizione di Lesage. 100 Years of Fashion and Decoration, sviluppata insieme alla storica della moda Émilie Hammen, ripercorre un secolo di ricamo d'alta gamma. Un programma di incontri, talk e workshop accompagna l'intera durata dell'esposizione, pensata per un pubblico trasversale.
Dove: Museum of Art Pudong, Shanghai, dal 25 settembre al 15 novembre 2026.
Accanto alle nuove aperture, vale la pena recuperare alcune retrospettive partite nei mesi scorsi e ancora visitabili: a Saint-Paul-de-Vence, la Fondation Maeght ospita fino al 1° novembre Peter Knapp. L'era di Courrèges, dedicata al sodalizio venticinquennale tra lo stilista francese e il fotografo svizzero che nel 1965 immortalò la sua collezione spaziale in immagini divenute manifesto dell'epoca; al Musée Matisse di Nizza, fino al 28 settembre, si può ammirare Henri Matisse - Yves Saint Laurent. Beauty, Fashion and Happiness, mostra che mette in dialogo 160 opere tra pittura e haute couture, ricostruendo l'ossessione di Saint Laurent per il pittore, che collezionò insieme a Pierre Bergé; a Firenze, il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti racconta fino al 31 dicembre, in Ferdinando Sarmi New York, la parabola dello stilista che dalla Toscana arrivò a vestire Marilyn Monroe e Audrey Hepburn sulla Fifth Avenue; e a Roma, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna presenta fino al 25 ottobre Fendi / Karl Lagerfeld 1985. After Steps Through Work, rilettura in chiave contemporanea di una mostra del 1985 e al tempo stesso una celebrazione dello straordinario legame che ha visto Karl Lagerfeld lavorare fino al 2019, anno della sua morte, come direttore creativo di Fendi.
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