Di Giulia Pacella
Il mondo della moda freme in attesa di notizie ufficiali da Parigi su cambi ai vertici e nuovi giri di poltrona: lo show Saint Laurent che è suonato come un ultimo atto di Vaccarello; e in queste ore i rumor sempre più insistenti dell’uscita di Pier Paolo Piccioli da Balenciaga dopo un anno di direzione creativa. Sarebbe incredibile e per ora rimane fortunatamente solo un rumor.
Intanto lui, PPP, per far capire di che pasta è fatto uno dei designer più talentuosi dei nostri tempi ci regala una collezione da standing ovation. La sua sfilata Balenciaga Primavera/Estate 2027 è la perfetta quadratura del cerchio (e semmai la notizia della sua uscita dalla maison dovesse essere confermata nelle prossime ore o giorni, saranno in molti a rimpiangerlo, in primis chi scrive). Anche perché questa collezione è senz’ombra di dubbio la migliore messa a fuoco (dopo la straordinaria collezione couture di luglio) della visione di Pier Paolo per Balenciaga e lasciarlo andare così sarebbe semplicemente inaccettabile (nonostante il fashion biz in queste stagioni ci abbia servito uscite di scena ancor più brutali).
Il suo fashion show è un prodigio stilistico distillato in 72 look che racchiudono la vocazione alla couture insita nel DNA della maison, la poetica distintiva di Pierpaolo Piccioli e un vestire rilassato e quotidiano: concreto, attuale, cool e allo stesso tempo super ricercato. È quella che lui stesso - al microfono di Suzy Menkes nel backstage subito dopo lo show - definisce “la sua visione più personale di Cristobal Balenciaga: una everyday couture”. Un connubio magnifico, eseguito mirabilmente attraverso una collezione che fa sognare, racconta l’heritage della maison, commuove per l’uso straordinario del colore ma strizza anche l’occhio al vestire tout court e al prodotto. Del resto il diktat dei grandi conglomerati del lusso in questo momento è uno solo: vendere. Una passerella ricca di ispirazioni, must-have e feticci. A cominciare dalle nuove varianti della City bag o della borsa Balenciaga Rodeo in tonalità brillanti come il blu Klein.
Ready or Not dei Fugees è la soundtrack che apre il fashion show: una carica di energia, mentre in passerella arriva il bianco immacolato, puro, ottico, totale,
Tra cappe e mantelli extra long, camicie con baschine scultoree, top ricamati in trasparenza, gonne ondeggianti che sembrano barriere coralline in movimento.
La poetica del colore rimane al centro dell’universo di Piccioli che ci regala ancora una volta una palette piena di bellezza e desiderio: il giallo zafferano e l’arancio che guardano all’India, e poi il color block su pantaloni bianchi o con maxi fasce effetto miniskirt con trail indossate sul blazer nero. Nuove proporzioni e giochi di volumi in chiave urban si fanno poi largo in passerella con pantaloni balloon con tasche cargo e silhouette XXL da indossare con giacche utility, bomber o maxi giubbotti in pelle stile aviator.
Idee sofisticatissime di everyday look tra cui i denim in coppia con il white, il look in camicia rosa con ricamo portata sopra i pantaloni militari, mentre la combo T-shirt bianca e gonna di pelle nera asimmetrica è la lettura effortless chic con cui PPP interpreta in chiave super sosfisticata i basici del guardaroba.
E poi ancora il nero in total look per mostrare i suoi volti antinomici: deciso e pieno di carattere sulle giacche sagomate, i giubbotti aviator, top con maxi baschine ondulate. Oppure sensuale, intrigante e femminile per abiti trasparenti e dress ondeggianti che seguono i movimenti del corpo: perfetti per ballare.
La sera è glamourous ma senza massimalismi, il racconto è tutto nel colore e nelle prodigiose silhouette aeree, nel flou e nel movimento. Anok chiude lo show avvolta in un monumentale cape dress di chiffon rosa. Ampio, aereo, sensuale, con un maxi strascico che fluttua nell’aria: è la firma romantica di Pier Paolo Piccioli in un finale che lascia senza fiato per la bellezza.
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