Di Giulia Pacella
Si alza il sipario sulla Paris Fashion Week. Il sole splende sul Jardin Des Tuileries, dove Jonathan Anderson ha presentato la collezione Dior Primavera/Estate 2027. Il fashion show, e i video teaser che l’hanno anticipato, sono il lasciapassare immaginario che ci trasporta altrove. In mezzo alla natura. Tra rami, fili d’erba e specchi d’acqua placida; tra muschi e tronchi d’albero, mentre il palmo di una mano femminile gioca con una coppia di noci wénwán, da sempre parte della cultura cinese come antistress e oggetto da collezione. Come una madeleine proustiana, è l’innesco di una riflessione di Jonathan Anderson sulla natura come luogo di conoscenza e preziosità.
La patina della noce wénwán si rivela con il tempo, scopriamo nella nota stampa, e - allo stesso tempo ricorda Jonathan Anderson - “ciò che in natura appare simmetrico, spesso non lo è del tutto”, “la noce conosce la simmetria e l’asimmetria”. Ecco quindi che le 2 noci diventano da un lato metafora di una apparente (im)perfezione (impossibile trovarne due identiche in natura eppure si vendono a coppia, e acquistano valore quanto più sono simili l’una all’altra) e dall’altro simbolo di ciò che sarà: “molto prima che un albero dispieghi i suoi rami verso il cielo, la noce custodisce già la conoscenza della propria forma”.
Queste sono le idee e le sensazioni a cui attinge Jonathan Anderson traducendoli in abiti à-porter dalle forme, dalla fluidità e dalla leggerezza estreme. Tra movimento e trasparenze. Quanto può essere leggero un abito? Ecco dunque che quella che sfila in passerella è una collezione sviluppata sul flou, un’idea che pervade anche i tailleur. Che si alleggeriscono, ondeggiano e sbocciano sulla passerella: il pizzo chantilly intarsiato, la mousseline di seta, l’organza see-through tutto emana un senso di estrema ariosità.
Forme e abiti che seguono i movimenti del corpo, che volteggiano assieme a chi li indossa, come fossero natura viva, come i petali che sbocciano copiosi sull’ensemble top e gonna, o i fiori a trombetta che punteggiano i tailleur al posto dei bottoni oppure si trasformano in una cascata extra long, come orecchini. Look en fleur che creano un fil rouge con l’iconico e leggendario Junon dress di Monsieur Dior.
Ma la leggerezza non significa assenza di costruzione. JA lavora continuamente per contrasti, alternando l’impalpabilità dei tessuti a forme più nette e volumi inattesi. Le gonne si accorciano fino a diventare mini e volteggiare leggiadre, oppure si allungano oltre il ginocchio mentre drappeggi, plissettature e profili ondulati si muovono insieme al corpo. Anche il tailoring perde progressivamente rigidità: le giacche si alleggeriscono, si allungano o si fanno trasparenti in organza see-through.
Poi ci sono le signature tipiche del designer irlandese: proporzioni alterate, sovrapposizioni, dettagli che spostano l’equilibrio di silhouette apparentemente classiche. I dettagli e le reference dell’archivio Dior vengono così rimesse in circolo e trasformate, esasperate e distorte: la natura intrinseca dei pezzi del passato si esprime in forme nuove. E ci restituisce una collezione che è un’ode alla lievità.
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