Di Giulia Pacella
Cambiare, proseguire, andare oltre, senza però perdere se stessi: è la sfida più complessa tanto per l’essere umano quanto per un brand come Giorgio Armani. Eppure è un percorso che la maison ha intrapreso dopo la scomparsa del suo fondatore con grande credibilità, solidità e chiarezza. Così anche la sfilata Giorgio Armani Primavera/Estate 2027 firmata da Silvana Armani segna esattamente un ulteriore passo in quella direzione.
L’inizio di show è inconfondibilmente Armani con giacche double breast morbide e rilassate: si indossano su ampi pantaloni avorio o infilate nei bermuda sartoriali. L’avorio, il panna, il bianco: una palette luminosa - “per brillare anche di giorno” come dice Silvana Armani - esalta le tipiche silhouette disinvolte del brand per poi cedere il passo a motivi in bianco e nero. Optical e grafisimi sofisticati pervadono il tailleur da giorno, diventano bande segnaletiche sul pantalone a palazzo, danno vita a corsetti strapless dalla plissettatura perfetta.
Lo show prosegue, e così la storia Armani, nel segno dell’evoluzione: è questo il nome della collezione. Evoluzione per portare avanti la moda Giorgio Armani in una nuova dimensione. Per la prima volta entra il cotone: “A lui non piaceva ma io l’adoro - ci confessa Silvana Armani - e l’ho messo. E penso che questo connubio tra il cotone e la luminosità sia una bella evoluzione”. Ma in questa evoluzione Re Giorgio c’è sempre a cominciare dal look ispirato all’abito della Prima Comunione di Re Giorgio fino al bomber di paillettes con uno dei ritratti più iconici del Maestro.
Ed è soprattutto la giacca a raccontare questa evoluzione. Quasi un’antologia del guardaroba Armani, riscritta look dopo look. Si parte dal doppio petto morbido e rilassato, si passa attraverso costruzioni sempre più fluide fino alla giacca kimono – la stessa scelta anche da Levante per assistere allo show – per arrivare alla sera, quando il tailoring si fa rigoroso ed estremamente sensuale allo stesso tempo, con la tuxedo jacket che si porta sia in chiave mannish su camicia e cravatta sia a pelle su bretelle con multifili metallici.
La femminilità è protagonista indiscussa in questa collezione, punteggiata di scolli a V ampi e vertiginosissimi. Il desiderio si accende ma tutto rimane estremamente elegante e voluttuoso. Anche e soprattutto nell’uso degli effetti extra glossy e dei tessuti notturni che riverberano come fossero olografici. La giacca nera liquida sui pantaloni bianchi è la quintessenza di questo connubio: audace e classico allo stesso tempo. Così come il completo maschile che ribadisce quanto il tailoring resti uno dei territori privilegiati della maison. Evoluzione quindi come possibilità di spostare i codici ancora oltre, cambiandone la materia o il trattamento, senza mai tradirli.
Per la sera il nero si accende d’oro e lamé, le superfici catturano ogni riflesso, le frange si allungano fino quasi a sfiorare il pavimento oppure ondeggiano su abiti in versione Charleston seguendo il movimento del corpo. I ricami di canottiglie punteggiano gli abiti notturni come cieli stellati, mentre bagliori metallici attraversano silhouette che sembrano vivere soprattutto quando si muovono.
Una palette ridotta all’essenziale che acquista così ancora più forza. Gli abiti scintillano e riverberano in passerella, continuando così a far sognare, mentre l'atmosfera nel finale di show è pervasa da un’allure di meraviglia, seduzione commozione, come ha detto la stessa Silvana: “C’era qualcosa di magico, è come se tutto si fosse coordinato alla perfezione”. E così è stato.
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