Di Marta Perego
La nuova sfida di Tom Cruise non prevede aerei a cui aggrapparsi, salti nel vuoto o inseguimenti impossibili. Questa volta la sfida è diventare irriconoscibile.
In Digger, il nuovo film di Alejandro González Iñárritu, nelle sale dal 1 ottobre, Cruise è Digger Rockwell, miliardario del petrolio arrogante, egocentrico e grottesco che contribuisce a provocare una catastrofe ambientale e poi cerca di convincere il mondo di esserne il salvatore. Pancia, calvizie, lineamenti trasformati dalle protesi: a 64 anni Cruise smonta proprio quell'immagine atletica e invincibile che ha costruito in oltre quarant'anni di carriera. Cruise aveva visto Amores perros alla sua uscita, nel 2000, e aveva raccontato di aver aspettato per circa 25 anni l'occasione di lavorare con Iñárritu. Quando finalmente arriva Digger, il regista non gli manda semplicemente una sceneggiatura: i due si incontrano e trascorrono diversi giorni a leggerla e discuterla insieme.
Digger non è modellato su un personaggio realmente esistito. Cruise lo costruisce pezzo dopo pezzo, lavorando sulla voce, sul corpo, sul modo di muoversi e naturalmente sull'aspetto. Per trasformarlo, il maestro delle protesi Kazu Hiro parte dalle fotografie dei petrolieri texani degli Anni '20 e dai ritratti di Yousuf Karsh. Cruise viene sottoposto a una scansione 3D e vengono elaborati tre diversi design del personaggio, con protesi capaci di modificarne completamente i lineamenti senza limitarne l'espressività.
All'inizio il trucco richiede circa sei ore. Cruise, però, lavora insieme con la squadra per perfezionare il processo fino a portarlo a meno di un'ora. A protesi e calvizie si aggiungono imbottiture per modificare il corpo e costumi che contribuiscono alla trasformazione.
Stivali da cowboy John Lobb, cappello Stetson, abiti ispirati ai veri magnati del petrolio americano. La costumista Jacqueline West racconta che, quando Cruise indossa tutto per la prima volta, esce dalla tenda e improvvisamente cammina in maniera diversa.
"Non ho mai avuto un personaggio che mi abbia sfidato in questo modo - racconta Cruise - ho dovuto attingere a tutta la mia esperienza, a tutto quello che ho imparato negli anni e in ogni film che ho fatto".
Ma prima del suo personaggio, Tom Cruise, in occasione della prima mondiale del film a Los Angeles, ha fatto parlare per le sue dichiarazioni su William e Kate, incontrati qualche giorno prima sul red carpet della première londinese. "Sono persone splendide e divertenti, davvero spiritose", ha detto l'attore. Ma Cruise è rimasto colpito in particolare dalla principessa Kate: "Ha un grande senso dell'umorismo, davvero incredibile - ha aggiunto Cruise lodandola - è ovviamente molto intelligente e divertente. E quell'abito che indossava? Splendido, assolutamente splendido", per poi concludere con la frase che è stata giudicata offensiva da certa stampa internazionale: "William ha fatto centro. Bravo. Ottima scelta".
Ma i più lo perdoneranno per questa uscita dal tono forse troppo confidenziale. Perché Tom Cruise è uno degli ultimi divi per cui basta il nome sopra un titolo per trasformare un film in un evento. La consacrazione arriva nel 1986 con Top Gun: giubbotto da aviatore, Ray-Ban, sorriso perfetto. Nasce Maverick, ma soprattutto nasce l'icona Tom Cruise.
Eppure, lui non si accontenta mai davvero di esserlo. Lavora con Martin Scorsese ne Il colore dei soldi, Oliver Stone in Nato il quattro luglio, Stanley Kubrick in Eyes Wide Shut, Paul Thomas Anderson in Magnolia, Steven Spielberg in Minority Report, Michael Mann in Collateral. Passa dall'eroe al reduce ferito, dall'innamorato di Jerry Maguire al guru misogino di Magnolia, fino al killer dai capelli grigi di Collateral. Tre Golden Globe e quattro candidature agli Oscar: tre come attore, per Nato il quattro luglio, Jerry Maguire e Magnolia, e una come produttore di Top Gun: Maverick. Poi, nel 2025, arriva finalmente una statuetta: l'Oscar onorario. A consegnarglielo è proprio Iñárritu.
Dal 1996 Mission: Impossible trasforma progressivamente Ethan Hunt nel più spettacolare banco di prova della sua carriera.
Non basta interpretare l'azione. Cruise vuole farla davvero. Si arrampica sul Burj Khalifa; rimane aggrappato all'esterno di un Airbus durante il decollo; esegue un lancio HALO da migliaia di metri. Pilota elicotteri, combatte sott'acqua, guida moto e si lancia da una montagna. Ogni nuovo Mission: Impossible sembra partire dalla stessa domanda: che cosa può fare Tom Cruise questa volta che non ha ancora fatto?
Una ricerca dell'autenticità che negli anni finisce quasi per confondere attore e personaggio. Ethan Hunt deve salvare il mondo a qualsiasi costo. Cruise sembra voler salvare a qualsiasi costo l'idea del grande spettacolo cinematografico.
Nel 2022 torna persino al personaggio che lo aveva trasformato in un'icona: Top Gun: Maverick. Trentasei anni dopo il primo film, diventa il più grande successo commerciale della sua carriera.
Eppure, ogni tanto, Cruise sembra sentire il bisogno di fare esattamente il contrario di ciò che ci aspettiamo da Tom Cruise.
Succede con il guru misogino e disperato di Magnolia. Con il gelido assassino Vincent di Collateral. E soprattutto con Les Grossman in Tropic Thunder: calvo, sovrappeso, volgare e quasi irriconoscibile. Digger porta questa vocazione ancora più lontano. È il primo film in inglese di Iñárritu dopo The Revenant ed è anche il primo che il regista gira interamente in studio: oltre trenta set costruiti su sei teatri di posa a Pinewood, con circa trecento persone impegnate nella costruzione e una troupe complessiva di circa seicento professionisti.
E mentre il suo protagonista rinuncia alla propria immagine abituale, anche il film guarda indietro per andare avanti: Iñárritu torna alla pellicola e alla VistaVision, con lenti realizzate appositamente e un'immagine pensata perché ogni angolo dell'inquadratura possa raccontare qualcosa. Un cinema artigianale. Così, dopo quarant'anni passati a correre, volare, guidare, arrampicarsi e reinventarsi, Digger sembra aggiungere un'altra prova alla sua collezione. Non dimostrare di essere ancora Tom Cruise. Dimostrare di poter smettere, almeno per un film, di esserlo. E c'è chi scommette su una candidatura agli Oscar...
Leggi anche:
VMAs 2026, non solo Madonna: i 5 look delle celeb a cui ispirarsi per questo autunno
Quei due gesti di Jacob Elordi per Kendall Jenner alla sfilata di Bottega Veneta