Di Giulia Pacella
Cosa ci si aspetta oggi dalla couture? Esattamente quello che ha fatto Pierpaolo Piccioli sulla passerella di Balenciaga. I riflettori erano tutti puntati su di lui e sulla sua prima sfilata Haute Couture per la maison francese. E PPP non ha tradito le aspettative, dimostrando ancora una volta tutto il suo straordinario talento, un rispetto assoluto per la casa di moda che guida da maggio 2025 e una naturalezza nel maneggiare i codici della couture che oggi appartiene decisamente a pochi. Un debutto che ha lasciato senza fiato, una collezione delle meraviglie.
Straordinaria, poetica, eccellente, l’Haute Couture Balenciaga AI 26-27 torna a far sognare e chiude un cerchio: una sintesi perfetta tra la tradizione dei grandi couturier (e nessuno lo è stato più di Cristobal Balenciaga) e una visione della couture contemporanea e attuale. Indicativa da questo punto di vista la scelta di far sfilare la collezione all’aperto, nei giardini della Cité internationale universitaire, e non nei saloni solitamente riservati ai défilé haute couture. C’è tutta la volontà di rimettere la couture al centro della narrazione e della realtà, non come ostentazione aristocratica o show-off ma come cultura del fare e del saper fare, come approccio fatto di ricerca e innovazione, un mindset da applicare anche alle altre aree della moda, capace di dare nuova rilevanza a un intero settore.
D’altro canto l’identità di Balenciaga è strettamente connessa alla couture, che è parte essenziale e fondante della casa di moda da sempre: anche se il marchio ha riaperto solo nel 2020, vale la pena ricordare che fu proprio Cristobal a scegliere di chiudere la maison nel 1972 per il rifiuto di fare il ready-to-wear. Oggi la maison cerca di riaffermare quel legame così forte, ma nel presente. La couture non come qualcosa di lontano, fané o distaccato, ma come un'espressione creativa strettamente connessa al presente e all’attualità.
La donna Balenciaga, immaginata da Piccioli, indossa la couture in modo contemporaneo, sceglie abiti sì stravaganti ma li porta con naturalezza e li fa vivere nella propria quotidianità abbinandoli a un guardaroba fatto di pezzi giornalieri.
Ecco infatti che le silhouette flou si mescolano al tailoring. I volumi scultorei e aerei reinterpretano le iconiche forme balloon e le egg shapes, gli abiti a tunica e gli scolli monumentali, il gazar che crea costruzioni leggere e in movimento. Ė un vero e proprio dialogo creativo tra il lessico più autentico della maison e le signature della couture by PPP: gli opera gloves e la sua poetica sul colore. Colori sontuosi, pieni, brillanti che si accostano in maniera sublime.
E poi i ricami e le lavorazioni che a loro volta enfatizzano leggerezza e movimento: piume che ondeggiano su abiti, cappotti e pantaloni; petali dipinti a mano, fittissimi uno accanto all’altro, diventano un motivo floreale sull’abito che sembra un prato impressionista, paillettes over all che illuminano gli abiti e riverberano sotto la luce piena del giorno.
A suggellare il défilé è infine l'abito da sposa, una rilettura contemporanea che tesse un fil rouge diretto con il celebre bridal look creato da Cristóbal Balenciaga nel 1967: non una semplice citazione d'archivio, ma un omaggio che riafferma la continuità tra l'eredità del fondatore e la visione del presente.
La collezione crea così una simbiosi perfetta tra Pierpaolo Piccioli e Cristobal Balenciaga, di cui cita le signature, il gesto e il metodo (quel dialogo con il corpo liberato dalle costrizioni, la leggerezza, il movimento, i volumi) ma che rilegge in una chiave personalissima e identitaria. Una collezione che è 100% Pierpaolo Piccioli, ma anche 100% Cristobal Balenciaga. Senz’ombra di dubbio, l’avrebbe adorata.
Una chiusura del cerchio che al contempo apre un nuovo capitolo per la maison. Non è un caso infatti che il brand abbia fatto tabula rasa di tutti i contenuti precedentemente pubblicati su Instagram. Sul feed di Instagram, come teaser di lancio del fashion show, compaiono solo i ritratti di première, sarti, petites mains e creativi che lavorano nella maison. Non solo un punto zero dal punto di vista social, ma anche una volontà molto precisa da parte di Pierpaolo di raccontare questa collezione come un lavoro corale, valorizzando le donne e gli uomini che le hanno dato forma e vita.
“Queste sono le persone, gli esseri umani che hanno costruito questa collezione con me. Queste sono le facce, i cuori. Questa è l’identità di Balenciaga Couture”. E sono loro, tutti insieme, a uscire in passerella con Pierpaolo Piccioli per ricevere gli applausi e la standing ovation degli ospiti. Una nuova visione che mette la bellezza degli abiti e il valore degli esseri umani al centro. Non poteva esserci una collezione couture più bella e rivoluzionaria di così.
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