Liberarsi dalla schiavitù della ricerca di approvazione. Prendere le distanze dal gossip e dai social. Spegnere il rumore di fondo. Curioso che per farlo Daniel Roseberry abbia scelto non il silenzio assoluto, ma la riproduzione di un jazz club e che alla corte di Schiaparelli, per la sfilata Spring-Summer 27, abbia voluto in front row alcune delle icone pop di oggi.
L'idea, infatti, era quella di lasciare che a parlare non fosse il bisogno di status che spesso accompagna il mondo della moda, ma una voce limpida e potente come quella di Barbra Streisand, quando le sera dell'inaugurazione del Bon soir, nel 1962, cantava Cry me a river.
Le celeb in front row da Schiaparelli
La location è il Carrousel du Louvre, fino ai primi anni Duemila location prediletta dal fashion system e nuovamente scelto dal direttore creativo Daniel Roseberry. Fuori i fan accorrono fin dal pomeriggio per assieparsi alle transenne in attesa dell'arrivo delle star invitate alla sfilata. Dentro, il rumore di fondo svanisce e si entra in un club d'altri tempi.
La lista di ospiti comprende alcuni habituè come le sorelle Ferragni e l'iconica Marisa Berenson, nipote di Elsa Schiaparelli che proprio in quel Kit Kat Club, il locale del film Cabaret in cui interpretava Natalia Landauer, oggi riprodotto tra moquette nera, coppe di champagne, abat-jour e tavolini rotondi ha visto uno dei momenti più alti della sua carriera.
E poi ci sono nomi della musica di oggi, come Tate McRae e Peggy Gou. La prima, sempre più contesa dalle maison, ha sfoggiato un completo total ivory con gonna dalla silhouette sinuosa e blazer ton sur ton con profondo scollo a V. A completare il look delle pumps bianche. La seconda, ha sfoggiato un putfit decisamente più provocatorio, proprio come il suo stile dietro la console: abito in organza trasparente con bralette nera e cut-out sul seno, che scende in una gonna nera aderente ricoperta di frange dorate e paillettes, giacca con lo stesso motivo e décolleté nere in vernice.
Tra gli ospiti anche Law Roach, lo stylist di Zendaya diventato a sua volta una star, che per l'occasione ha indossato una camicia di seta bianca con pantaloni dal taglio classico e una giacca dalle spalle strutturate con fila di bottoni dorati.
Daniel Roseberry è partito da se stesso, tenendosi quaranta giorni lontano dai social. Alla pausa ha affiancato un viaggio lungo la East Coast americana e le corse mattutine per le strade di Parigi. «Mi sono disconnesso da tutto questo», racconta il direttore creativo. «È stato bello lasciare che le cose respirassero un po'».
La stessa ricerca di chiarezza entra nei vestiti. I codici più riconoscibili della maison vengono scomposti e trasformati in un guardaroba più libero, dove le silhouette couture diventano elementi da combinare tra loro, per la stessa donna, ma che vive una parte diversa della giornata, un momento diverso. Le sagome sono allungate e i corpi enfatizzati da costruzioni anatomiche, con busti e reggiseni in evidenza, ma jersey e maglieria, che recuperano tecniche e tessuti d'archivio, rendono la sensualità sorprendentemente facile. I tailleur, precisi e puliti, si portano sulla pelle nuda, e gli shorts di denim leggermente sfrangiati ricordano un po' lo stile americano, ma con l'eleganza tipica di Schiaparelli.
Le linee si fanno fluide e le aperture asimmetriche, mentre le ruches in pelle e lino richiamano le tende dell'atelier di Elsa Schiaparelli a Place Vendôme. Sulle camicie trasparenti si posano piume e ricami vegetali.
La giacca Schiap torna in otto versioni, che vanno dal blu del mare al rosa salmone passando per il verde muschio. II piccoli abiti neri da cocktail, che riprendono il look d'apertura della couture The Abyss, ricordano il revenge dressing di Diana recentemente messo all'asta. Tra gli accessori ci sono bocche in ottone, mule scultoree e un serraglio di animali fantastici, che riportano alla stagione surrealista di Elsa Schiaparelli, quella dell'abito Aragosta e del cappello-scarpa nati dalla collaborazione con Salvador Dalì, oggi al centro della mostra Dalì e la moda a Milano.
Codici e linguaggi che ritornano. Dalla purezza di un jazz club d'altri tempi alla couture che si innesta nel prêt-à-porter. O meglio che diventa pronta da vivere. Con leggerezza.
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