Di Giulia Pacella
EVIDENZA DA TAGLIARE COSI’
Gimme more! Sarà stato questo l’imperativo con cui Matthieu Blazy ha voluto sfidare se stesso (e la sua interlocutrice immaginaria, Gabrielle Chanel, con cui intrattiene “conversazioni” da quando ha preso in mano le redini della maison da lei fondata) quando si è messo al lavoro sulla sfilata Chanel Primavera/Estate 2027?
Il fashion show in effetti si apre sulle note della famosa hit di Britney Spears e - se nulla è mai per caso - quella canzone ci sta dicendo una cosa ben precisa: MB ha voluto alzare l’asticella. Ancora un pò. Darsi di più. Ancora di più! E fare di questa sfilata Chanel PE27 una collezione corale, multipla e variegata; ampia, ricca e iper sfaccettata; una collezione in cui c’è tutto e molto di più. Blazy ha modellato così idee diverse, identità variegate e femminilità differenti in un corpus unicum che sfila sul suggestivo catwalk con stormi d’uccelli in volo: è il nuovo allestimento firmato Bureau Betak, che ogni volta trasforma il Grand Palais con scenografie immaginifiche.
Un approccio moltiplicatore che abbiamo visto la scorsa settimana durante la Milano Fashion Week anche da Gucci, ma che qui in realtà si declina in una maniera molto differente. Se nel primo caso, infatti, la messa in show aveva portato diversi personaggi in uno stesso luogo (la boutique) sottolineando come l’appartenenza a Gucci potesse essere l’unico comun denominatore tra queste differenti tipologie umane.
Nel caso di Chanel, Matthieu ci racconta una moltitudine di tutt’altra natura. La donna Chanel si moltiplica e trasforma se stessa, attraverso un prisma che la auto-riflette e la espande, restituendone immagini e percezioni differenti. Ma in realtà è sempre lei: la stessa donna, mostrata attraverso diversi modi d’essere e colta nelle diverse evoluzioni nel corso della propria vita. Quindi non tante clienti Chanel, ma una sola: dai tanti volti e dalle numerose sfumature, dalle tante età e dalle diverse vite. Molteplici identità in un’unica donna Chanel. Libera di essere se stessa, in tutte le sue variazioni e trasformazioni.
È attraverso questa lettura, dunque, che l’eclettismo di stili e di mood, visto in passerella, trova il suo quid. Tante facce di una stessa medaglia - come sottolinea la nota stampa della collezione - e una nuova conversazione che Matthieu Blazy intraprende con Gabrielle Chanel, in un continuo esercizio stilistico che ne rilegge codici e archetipi, li decostruisce, li reinterpreta e li moltiplica. Da un lato per rinnovare l’icona senza essere iconoclasta, dall’altro per ampliare la capacità espressiva e la portata narrativa di Chanel e intercettare così quante più variazioni possibili sul tema, senza tuttavia disperdere l’anima e l’essenza della maison.
Una sfida certamente complessa, che stavolta Matthieu porta in passerella come fosse una rilettura della vita e delle fasi di Gabrielle Chanel. Periodi storici che si sovrappongono e si inseguono look dopo look.
Dai corsetti con tutù agli abiti fluidi con la vita ribassata, passando per la decostruzione del guardaroba maschile, ogni outfit incorpora così anche i codici delle epoche attraversate da Coco: dagli stilemi subiti controvoglia a quelli creati ex novo che hanno rivoluzionato il vestire suo e di tutte le donne. In passerella c’è di tutto.
Un tutto racchiuso tra il bianco e il nero. Un cerchio che si apre e che si chiude alla perfezione, attraverso un simbolo. La 2.55 nera indossata da Dyanira Hurbuscher, in apertura e chiusura di show, altro non è che la borsa personale di Gabrielle Chanel del 1955. Un oggetto rimasto identico a se stesso mentre intorno tutto cambia. Un equilibrismo gattopardiano nel bel mezzo del quale Blazy sembra aver trovato la personale e perfetta velocità di crociera per raccontare il suo Chanel.
Cambiare, trasformare, moltiplicare e innovare senza stravolgere. Proprio come fece Gabrielle Chanel con se stessa e con la sua vita. “La bambina che sono stata un tempo è con me ancora oggi. Ho realizzato i suoi progetti. Ho assecondato i suoi gusti. È da lei che ho ereditato la mia esigenza e lei è la persona che sono riuscita a soddisfare. Nessuno mi è più vicino di lei. Lei mi deve tutto e io devo a lei ciò che sono riuscita a portare alla mia epoca”. Così lontane e diverse, eppure indissolubili: Coco avant Chanel e Gabrielle après Coco. Due facce della stessa medaglia che Blazy ha fatto roteare ripetutamente in passerella, regalandoci una serie di must-have pronti a creare nuovi desideri.
Tra gonne a matita dalla vita bassa e con cintura a vista, variazioni di giacche per cui fare follie, nuove flap bag, dettagli da ammirare ai raggi X, tailleur dalle trasparenze see-trough, e infine i 2 abiti floating in versione could sky e firmamento stellato (leggeri, liberi e aerei come l’esprit della donna Chanel): la wishlist è già lunga.
Ad applaudire lo show: Charlotte Casiraghi, Marion Cotillard, Inès de La Fressange, Adèle Exarchopoulos, Nadja Auermann, Carole Bouquet, Dua Lipa, Olivia Wilde, Sandra Huller, Nicole Kidman, Rosie Huntington-Whiteley, John Malkovich e Pedro Pascal. Non una semplice prima fila, ma il front row dei front row.