Di Serena Savardi
Nel pomeriggio del 31 agosto 2026, all'interno della Shibuya Hikarie Hall, la Rakuten Fashion Week di Tokyo sanciva scenograficamente l’inizio della stagione asiatica dedicata alle collezioni Primavera/Estate 2027 seguita, il giorno successivo, da Seoul per la prima volta divisa tra due location simbolo della capitale coreana: la Dongdaemun Design Plaza firmata da Zaha Hadid, e il World Park della Lotte World Tower a Jamsil. Due fashion week, due capitali sempre più centrali nel fashion storytelling tra sreet style e passerelle, che precedono i calendari europei e occidentali e si ritagliano pian piano un ruolo sempre più importante nel fashion biz globale. Ma cosa ci hanno raccontato le nuovi capitali della moda dell’Estremo Oriente? Come e quali trend ci raggiungeranno nelle strade delle nostre città?
Se la Fashion Week di Parigi è rinomata per l'alta moda e la tradizione, quella di Milano per l’artigianalità di certi brand e quella di New York per la vestibilità, la settimana della moda di Tokyo è diventata il luogo dove certi designer emergenti trovano spazio per sperimentare prima di affacciarsi sulla scena internazionale.
Basti pensare a Hiromichi Ochiai, fondatore di Facetasm che durante l’edizione 2011 della Rakuten Fashion Week aveva debuttato in passerella e oggi, dopo essere stato il primo giapponese a raggiungere i finalisti dell’ambito LVMH Prize, si appresta a conquistare la Ville Lumière.
Tra i designer da tenere d’occhio alcuni nomi meritano particolare attenzione come Eitaro da osservare per capire come la nuova generazione interpreta il rapporto tra identità locale e immagine contemporanea e Yoshiokubo che quest’anno ha inaugurato la settimana con una collezione intitolata "Natural Born Nomads” portando in passerella capi performanti quanto l’abbigliamento da running senza necessariamente apparire sportivi.
Ma a Tokyo le tendenze non si limitano a essere presentate sul catwalk perché il vero spettacolo della Rakuten Fashion Week (e forse ciò che la rende più interessante) si consuma sui marciapiedi di Shibuya, nei caffè, nei corridoi della metropolitana e davanti agli ingressi degli show dove lo street style mostra già quali idee sono pronte a diventare linguaggio quotidiano e globale soprattutto per i consumatori della GenZ.
Così tra T-shirt grafiche, mini-bag materiche e accostamenti tra sportivo, femminile ed eccentrico il pubblico di questa Rakuten Fashion Week sembra aver sancito non solo il ritorno della newspaper print (ricordandoci la stampa introdotta da John Galliano per Dior nei primi anni Duemila, resa popolare dal guardaroba di Carrie Bradshaw in Sex and the City) ma anche portato alla ribalta un nuovo trend.
Come quello di portare le riviste in mano a mo’ di borsa (o addirittura al suo posto) come parte integrante del look. Una trovata di stile semplice e d’impatto pronta a far felice gli amanti dell’estetica Y2K. E anche qualche editore!
Anche a Seoul i riflettori dello stile si sono accesi per le strade della città consegnandoci un’edizione che - quantomeno nello street style - ha già sancito il ritorno del nero, di cravatte lunghe e allentate sia per lui che per lei e di certi trench coat che Lie Sangbong ha rivisitato in passerella in chiave oversize, spezzata o decostruita.
Tra le maison in calendario ce ne sono almeno tre che meritano di finire sul radar di chi, in Europa, cerca di capire da dove arriverà la prossima ondata di tendenze. Non è solo una questione di capi o accessori: è il modo in cui questi designer stanno riscrivendo il rapporto tra artigianalità coreana, linguaggio globale e comunicazioni.
Partiamo da Re Rhee, il brand guidato da Rhee June-bok e Joo Hyun-jung, che ha inaugurato la settimana dopo tre stagioni consecutive a Parigi. Il loro ritorno a Seoul non è stato un ripiego, ma una dichiarazione di stile che riporta a casa un’estetica ormai internazionale, fatta di silhouette fluide, capispalla oversize e un uso del tessuto tecnico che flirta con il minimalismo giapponese senza mai scadere nella citazione. Poi c’è HolyNumber7, di Choi Kyung-ho e Song Hyun-heui, che con la collezione “Way Maker” ha trasformato la sua sfilata in una sala partenze, con modelli che entrano da più punti della sala invece che dal solito backstage: una messa in scena che parla di percorsi personali, di chi si costruisce la propria strada rifiutando l’omologazione.
E infine Kimhēkim, che ha aperto il nuovo palco di Lotte World Tower celebrando i dieci anni del brand con la collezione “Seoul Light”, un ritorno all’archivio firmato dal designer Kim In-tae. Ma tra le proposte forse più chiacchierate della settimana, c’è stato lo show di Dunst che ha portato per la prima volta in passerella capi dotati di QR code collegati direttamente all’e-commerce dei grandi magazzini Lotte, un’idea rivoluzionaria che ci trasporta nel futuro della moda, sempre più seasonsless, genderless e “see now, buy now”.
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