Di Barbara Giglioli
Non è più solo una questione di gusto, di salute o di moda. Oggi il cibo è diventato un linguaggio, un atto identitario, una dichiarazione silenziosa ma potentissima d’intenti. Con un piatto preparato e mangiato dichiariamo decisamente chi siamo. Dal gluten free al plant based, passando per il ritorno dei fermentati, le scelte alimentari raccontano una ricerca profonda di autenticità, appartenenza e controllo in un mondo sempre più complesso.
Nato come necessità medica, il gluten free si è trasformato in uno stile di vita, una scelta che parla di semplificazione. Eliminare quindi il glutine, anche per chi non è celiaco, diventa così un gesto simbolico: liberarsi dal superfluo, sentirsi più leggeri e più consapevoli. E così il controllo passa anche dal piatto. Sono molti, infatti, i ristoranti che si sono dedicati a questa necessità: da locali milanesi come Mama Eat - Gluten free Restaurant & Pizzeria, fino a Be Bop Ristorante Senza Glutine Milano, che dimostrano come la cucina gluten-free possa essere gustosa, conviviale e accessibile, senza rinunciare alla tradizione italiana.
Il plant based non è solo una dieta, ma una presa di posizione. Etica, ambientale, culturale. Ridurre o eliminare i prodotti animali significa quindi affermare valori precisi: attenzione al pianeta, rispetto per gli animali, ma anche cura del corpo. È una cucina che parla di futuro e responsabilità, ma anche di identità fluida, lontana dalle etichette rigide. Non si parla più di “vegano o carnivoro”, ma di individuo consapevole, capace di scegliere qualcosa di alternativo alle proteine animali, non rinunciando però al gusto.
Nel mondo, chef come Kirk Haworth del ristorante Plates a Londra stanno infatti ridefinendo il fine dining plant-based: il locale è diventato il primo ristornate completamente vegano nel Regno Unito a conquistare una stella Michelin, dimostrando che una cucina senza carne può essere innovativa e golosa senza compromessi. Allo stesso modo, lo chef Daniel Humm ha trasformato il celebre Eleven Madison Park di New York in un tempio della cucina plant-based di altissimo livello, raccontando come il cambiamento di un menu possa riflettere una visione più ampia di sostenibilità e valore culturale.
E anche a Milano, la scena vegetale è vivace e variegata: dal gourmet di Joia, una vera istituzione vegetariana con una storia di riconoscimenti internazionali, a locali più informali come Linfa Milano, Neat Burger Milano e GIARDÍ. Locali che offrono esperienze diverse, ma legate tutte da un filo rosso: ingredienti freschi, creatività e una chiara identità veg.
Kimchi, kefir, kombucha, miso. I fermentati conquistano cucine e ristoranti perché raccontano una nostalgia nuova: quella per il tempo lento, per i gesti antichi, per la trasformazione naturale. In un mondo iper-tecnologico, il cibo che fermenta diventa metafora di autenticità e di fiducia nei processi invisibili. Non sorprende, quindi, che negli ultimi anni sia tornato protagonista anche nella mixology, dove trova spazio in cocktail e mocktail capaci di unire tradizione e sperimentazione.
Ne è un esempio la kombucha, sempre più usata per creare bevute analcoliche complesse e rinfrescanti. Legend Kombucha la propone nel Bee Legendary Sour, signature mocktail a base di Original Blend, limone e Salted Honey, ideato dal Brand Ambassador Andrea Giraldo, disponibile anche in versione alcolica con un twist di gin. Un’interpretazione contemporanea del fermentato come piacere consapevole, tra gusto e ritualità.
Le tendenze esistono e si consumano velocemente. Ma dietro ogni moda alimentare c’è un bisogno reale: sentirsi parte di qualcosa, dare un senso alle proprie scelte quotidiane, ritrovare una forma di verità personale. Il cibo diventa così uno specchio sociale, capace di riflettere paure, desideri e aspirazioni collettive. Perché in fondo, scegliere cosa mangiare oggi è uno degli ultimi gesti davvero personali. Un atto sociale, culturale, emotivo. Non si tratta più solo di nutrirsi, ma di raccontarsi. Perché nel piatto, più che altrove, finiamo sempre per mettere chi siamo.
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