Da qualche anno, all’indomani delle festività natalizie, si fa largo la tendenza del dry january. Per un mese intero si elimina l’alcol per sperimentarne gli effetti positivi sulla salute fisica e mentale. Quella che per anni sembrava una rinuncia faticosa, poi una moda, col tempo è diventata una scelta consapevole.
Bere meno - e bere meglio - è diventato un gesto di stile, una dichiarazione di attenzione verso se stessi e verso gli altri. Un modo diverso di stare insieme, di brindare, di scegliere. In un’epoca che chiede lucidità, energia e autenticità, anche il bicchiere cambia significato. C’è stato un tempo in cui l’alcol era il protagonista indiscusso della socialità, per via anche di modelli espressi attraverso cinema e serie tv. Oggi, invece, il vero trend è bere meglio, anche a casa, e sapere quando fermarsi. O scegliere altro. Bevande no e low alcol, vini dealcolati, birre zero e una mixology sempre più consapevole raccontano un cambiamento culturale profondo: meno eccesso, più qualità. Perché il piacere, oggi, passa anche dalla cura di sé.
«Era quello che cercavo per me». L’idea nasce così, da un’esigenza personale prima ancora che da una tendenza. L’attore Luca Argentero racconta di una bevanda analcolica pensata come vera alternativa: dapprima una soda senza zuccheri industriali o raffinati e nessun ingrediente che “non faccia bene”. Un gesto semplice - succo di zenzero, acqua gasata - che diventa domanda: possibile che non esista qualcosa di buono, sano e inclusivo?
Da qui si allarga lo sguardo. Perché scegliere analcolico spesso significa sentirsi fuori luogo, esclusi. «Succo d’ananas? Non sempre sano. Perché non pensare a tutte le occasioni di consumo, immaginando un’alternativa». Nasce così la sua soda che parla di eccellenza, dalla selezione delle materie prime alla visione più ampia del brand.
Il cuore del suo progetto è il concetto di amore: per se stessi, prima di tutto. «Prendersi cura di sé è un modo per amare anche gli altri». E allora il no alcol smette di essere una mancanza e diventa una scelta consapevole, capace di stare al centro della tavola, senza compromessi. «Si deve ancora lavorare molto, a livello culturale». Il punto è chiaro: l’alcol non ha benefici per il corpo umano, a nessun livello. Eppure, il retaggio culturale è forte, soprattutto quando si parla di vino. L’idea che “un bicchiere al giorno faccia bene” è dura a morire, ma le nuove generazioni stanno riscrivendo le regole.
Qual è il futuro, quindi? Giovani che potranno brindare a 16 anni senza bere alcol. Non una privazione, ma una possibilità in più. È in questa visione che nascono progetti come Whitelover, vino bianco dealcolato pensato per far innamorare davvero, e una nuova generazione di birre analcoliche capaci di stare al passo con il gusto.
«L’alcol viene spesso usato per facilitare la socialità, ma finisce per alterare il nostro stato». Da qui l’esigenza di creare prodotti che mettano al centro emozioni autentiche. «Se tu mi devi amare, lo devi fare per quello che sono. La versione più vera di me». Il brindisi, allora, diventa un atto di presenza, qui e ora, in quel momento capace di essere eterno in un cin… no alcol.
Anche a questo si deve la diffusione della kombucha, bevanda fermentata 100% naturale a base di tè, ricca di antiossidanti, che accelera il metabolismo, aiuta la digestione, contiene pochissimi zuccheri e dà energia. L’origine è antichissima: si dice risalga tra il 220 e il 210 a.C., durante il regno dell'imperatore cinese Qin Shi Huang. Soprannominato tè dell'immortalità si sarebbe poi spostato via via per tutto Oriente, arrivando infine in Russia e e Germania nel primo dopoguerra. Da lì la diffusione nel resto d'Europa.
Da qualche anno la kombucha spopola negli Stati Uniti e ora anche in Italia sono sempre più i giovani che hanno deciso di intraprendere questa strada imprenditoriale e di produrla. Tra questi Battista, Gabriele, Mattia e Simone, fondatori di Mia Kombucha, con sede in provincia di Varese e produzione artigianale, dall’infusione del tè alla fermentazione vera e propria, e usa solo ingredienti naturali, Scoby organici (la coltura di batteri e lieviti che è il motore del kombucha), nessun concentrato, niente aromi, né additivi o conservanti.
La tendenza è quindi chiara: oggi si beve meno e si sceglie meglio. Secondo il nutrizionista Sacha Sorrentino, la causa principale è la crescente consapevolezza della salute fisica e mentale. «I danni dell’alcol su ansia e qualità del sonno sono ormai evidenti alla scienza». Bere meno significa quindi dormire meglio, recuperare energia, migliorare lucidità mentale e persino la qualità della pelle.
Il mercato risponde: le bevande no alcol crescono, la mixology si adatta, e anche il vino - soprattutto quello rosso - registra un calo nei consumi. «Le scelte di oggi sono un investimento sulla longevità di domani».
Il sommelier e degustatore AIS Luisito Perazzo guarda ai vini low alcol e dealcolati come a una categoria destinata a restare, soprattutto per ragioni pratiche e statistiche: si beve meno in Europa e si beve con più attenzione. «Mentre la birra analcolica è già una realtà consolidata (in Germania arriva fino al 40-50% dei consumi) - commenta - sul vino c’è ancora strada da fare in termini di ispirazione e qualità».
Quanto ai giovani adulti? «Bevono con misura, cercano vini biologici, attenzione all’impatto ambientale, e integrano cocktail e mixology nelle loro scelte». Meno quantità, più senso. Perché oggi il vero lusso non è riempire il bicchiere, ma sapere perché lo stai facendo.
Barbara Giglioli
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