Di Giulia Pacella
Quattordici anni dopo il primo Grand Tour siciliano, Dolce&Gabbana torna a Taormina per uno degli appuntamenti più attesi del calendario dell'Alta Moda internazionale. Tre giorni di eventi esclusivi - tra il Teatro Antico, il mare e le pendici dell'Etna - dedicati alle creazioni più preziose della maison. Domenica 12 luglio l'Alta Gioielleria, martedì 14 l'Alta Sartoria dedicata all'uomo e, nel mezzo, la sfilata Dolce&Gabbana Alta Moda Autunno/Inverno 2026-2027 andata in scena durante la serata di lunedì 13 luglio al Parco Botanico Radicepura. Un luogo in cui ricerca, paesaggio e cultura sono in dialogo perenne e i cui giardini non sono una semplice scenografia, ma la matrice creativa della sfilata e l'ispirazione tangibile della collezione.
È qui che Stefano Dolce e Domenico Gabbana hanno dato forma alla propria visione di lusso assoluto: opulento, teatrale, barocco, profondamente italiano e indissolubilmente legato alla Sicilia. Un viaggio nell'eccellenza del saper fare che trova così nella couture il suo momento più spettacolare. Ma mentre a Parigi l'Haute Couture ha cercato una nuova idea di modernità e Fendi a Roma ha guardato all'essenzialità, Dolce&Gabbana sceglie la strada opposta e riafferma senza compromessi la propria idea di Alta Moda. Dall'altro lato, anche su questa passerella emerge una continuità con il grande trend botanico che ha attraversato tutta la Haute Couture Week. Ma se Dior lo affronta in modo organico e quasi scultoreo, Chanel attraverso un giardino immaginario e Balenciaga come preziose lavorazioni couture, Dolce&Gabbana lo traduce attraverso il suo tipico massimalismo espressivo, facendo dei fiori un elemento strutturale ed essenziale dell'abito.
Rose, peonie e corolle sbocciano direttamente dai bustier ricamati; maxi gonne di tulle si aprono come fiori in pieno blooming; applicazioni tridimensionali, ricami, intarsi e drappeggi costruiscono silhouette che sembrano vere architetture botaniche. È la celebrazione di quel decorativismo che da sempre appartiene al vocabolario di Dolce&Gabbana e che qui raggiunge una delle sue espressioni più spettacolari. Accanto all'esplosione cromatica dei giardini in fiore, emerge l'altra anima della maison: quella del nero siciliano. Pizzi trasparenti, velluti sontuosi, tubini impreziositi da frange: in passerella sfilano i codici iconici e leggendari del brand, raccontando una femminilità intensa e sensuale, che guarda alla tradizione isolana ma la trasforma attraverso il linguaggio dell'Alta Moda.
E poi sontuose cappe teatrali, abiti barocchi e lavorazioni preziosissime. Le silhouette sono volutamente monumentali. Ball gown dalle proporzioni regali, volumi costruiti attraverso infiniti strati di tulle, abiti-corolla che sbocciano attorno al corpo, mantelle scenografiche rifinite di pelliccia e dettagli gioiello ribadiscono un concetto preciso: la couture non ha nulla a che fare con il minimalismo, anzi ne prende le distanze perché il suo scopo è rompere l’ordinario. L’alta moda di Domenico Dolce e Stefano Gabbana vuole sbalordire, stupire, lasciare a bocca aperta, far sognare e nel farlo mostra il lato più suadente e straordinario del savoir-faire. La collezione è una dimostrazione di maestria artigianale, in cui il paesaggio botanico è protagonista assoluto. Ogni superficie diventa occasione di ricamo, ogni tessuto racconta ore di lavorazione, ogni silhouette è pensata per trasformare chi la indossa in una moderna regina mediterranea. Una donna romantica, sensuale, teatrale, che veste letteralmente un giardino.
Ad applaudire la collezione, due delle donne che meglio incarnano l'immaginario della maison. Monica Bellucci, in un sensuale total black di pizzo con giochi di trasparenze, conferma il legame storico con Dolce&Gabbana, rinsaldato anche dalla presenza in passerella di Léonie Cassel, la figlia 16enne avuta con Vincent Cassel che è stata scelta dal duo di stilisti per aprire questo fashion show. Decisamente un debutto in grande stile.
Accanto a lei, Jennifer Lopez, arrivata direttamente da Wimbledon, sceglie un sontuoso look dorato ispirato alla maestosità luminosa della Cappella Palatina di Palermo: una cappa ricamata di paillettes sopra un abito bustier completamente incrostato di cristalli, con richiami bizantini perfettamente in sintonia con l'opulenza della serata. Un sogno e l'ennesima standing ovation per Stefano Dolce e Domenico Gabbana, che ancora una volta dimostrano come i loro Grand Tour siano ormai molto più di un appuntamento di Alta Moda. Sono un progetto culturale che celebra l'eccellenza del Made in Italy, valorizza il patrimonio artistico e paesaggistico del Paese e trasforma ogni sfilata in uno spettacolo capace di raccontare al mondo l'Italia, i suoi territori e le sue tradizioni. E quell'idea di lusso spettacolare che la maison continua a difendere con coerenza.
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