Di Giulia Pacella
Già dal teaser rilasciato pochi giorni fa - un’animazione in stile guerrilla gardening - il fashion show Chanel Haute Couture Autunno/Inverno 2026-2027 preannunciava una realtà in cui la natura sovverte l'ordine delle cose. Fiori rigogliosi e tropicali invadono gli spazi urbani (e iconici) di Parigi, conquistano le verticalità del palazzo di Rue Cambon, rampicano lungo le leggendarie scale a chiocciola della maison, dominano dall’alto la Ville Lumière e la Tour Eiffel. Lo stesso spettacolo ha accolto gli ospiti del fashion show che si sono ritrovati nei saloni del défilé pervasi da rovi e corolle giganti: una vegetazione selvaggia che si diffonde nello spazio e trascina via anche le Chiavarine su cui siedono i guest e i clienti più importanti della maison.
É una metafora di Blazy per rompere l’ordine, l’armonia e l’equilibrio precostituiti attraverso il ritorno a una natura non “normata” e non dominata? É forse l’espressione di un desiderio di immaginare l’atto creativo come un processo libero, onirico, senza paletti né confini, capace di rompere gli argini rigorosi, le regole fisse e gli schemi rigidi della couture? La volontà di squarciare l’ordinario come unica soluzione per dare forma a oggetti, mondi e capi extra-ordinari, di allontanarsi dal quotidiano (o viverlo in maniera alternativa) rifugiandosi in mondi immaginari partoriti dalle nostre fantasie?
L’ispirazione di Blazy in effetti parte dall’idea di fiaba e da un libro Les Fées, Contes des Contes, ritrovato nella libreria di Coco. Il designer si immagina una piccola Gabrielle Chanel protagonista di una favola mentre nel suo atelier sprigiona la magia attraverso un germoglio incantato (come in Jack e il fagiolo magico). Un parallelismo quanto mai veritiero: gli atelier di Haute Couture non sono forse i luoghi in cui le creazioni prendono vita tra virtuosismi e prodigiosi savoir-faire, trasformandosi esse stesse in storie straordinarie e donando a chi le indossa un’aura di meraviglia? Abiti che con la loro bellezza e la loro unicità conducono altrove, in un mondo incantato.
Ed è proprio questo che ha fatto Matthieu Blazy con la sua seconda collezione Chanel Haute Couture, ha aperto le porte di una dimensione incantata, in cui piante e fiori rampicanti serpeggiano tra scarpe e accessori; diventano dettagli, ricami e applicazioni tridimensionali che impreziosiscono abiti e tailleur. I bottoni si trasformano in piccoli animali fantastici; gli aironi in volo migrano su tubini, una gallina e il suo uovo diventano tacchi di una slingback.
Il decorativismo, le lavorazioni e i ricami raggiungono la loro massima espressione creativa, ogni creazione è un mondo popolato da dettagli, ciondoli e richiami fiabeschi, E poi ancora intrecci, plissettature, plumage, sovrapposizioni e applicazioni: guardare questa sfilata è come entrare in una storia magica.
Non a caso, la modella che apre lo show porta tra le mani una copia di Les Fées, Contes des Contes ritrovato nell’appartamento di Gabrielle Chanel. Da lì in poi è un susseguirsi di look che suggellano i prodigi stilistici e artigianali che solo gli atelier di Haute Couture sanno tradurre in abiti. Vestiti che per Chanel sono sempre fluidi e in movimento. Creazioni da osare (per chi ha la fortuna di potersele permettere) anche nel quotidiano. Perché sono concepite non solo come abiti da contemplare e da indossare, ma da vivere.
È l'eredità più autentica di Gabrielle Chanel, che fece della libertà il principio fondante del suo linguaggio estetico. E che oggi Matthieu Blazy interpreta non attraverso la nostalgia, ma immaginando una couture capace di continuare a sorprendere, sognare e reinventare il reale.
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