Di Giulia Pacella
Dopo la settimana di sfilate Haute Couture a Parigi, il mondo della moda si è dato appuntamento a Roma, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, dove nella sera del 9 luglio Maria Grazia Chiuri ha presentato la sua prima collezione Fendi Couture. Un debutto atteso, costruito nella città dove la maison affonda le proprie radici e accompagnato dalla riattivazione di uno dei capitoli più significativi della sua storia.
Per farlo però la designer sceglie una strada lontana dagli effetti speciali: niente opulenza ostentata, nessun virtuosismo spettacolare tradizionalmente associato all'alta moda, la designer costruisce un linguaggio più rarefatto, quasi modernista. La sua è una couture che procede per sottrazione, dove il lusso si misura nella precisione della costruzione, nella leggerezza dei materiali e nella libertà del corpo.
Il filo conduttore della collezione è connesso agli esordi creativi di Karl Lagerfeld alla guida della casa di moda. Maria Grazia Chiuri guarda infatti a Histoire d'eau, il fashion film che Kaiser Karl commissionò nel 1977 a Jacques de Bascher per accompagnare la sua prima collezione prêt-à-porter per Fendi.
Oggi quel racconto viene reinterpretato attraverso un nuovo cortometraggio con Pietro Castellitto che è preludio all’inizio della sfilata. La la coprotagonista del fashion film è infatti la prima modella a comparire in passerella e sembra uscire direttamente da quella narrazione sospesa tra cinema, moda e desiderio. Un passaggio di testimone tra due debutti che, a quasi cinquant'anni di distanza, raccontano due modi diversi di immaginare il futuro della maison.
Il desiderio è il tema attorno al quale ruota l'intera collezione Fendi Couture Autunno/Inverno 2026-2027. Ma non assume mai i contorni della seduzione ostentata. Piuttosto prende la forma di una sensualità spontanea, libera, quasi inconsapevole. Una femminilità "senza malizia", come suggerisce la maison, che attraversa ogni silhouette senza mai trasformarsi in provocazione. È un'idea di couture che restituisce centralità al corpo con eleganza, ne accompagna i movimenti, senza mai costringerlo.
L'apertura del fashion show lo racconta con immediatezza. Due abiti optical a righe oblique in chiffon bianco e nero introducono l'unica vera incursione grafica della collezione. Il colore non esiste, gli unici pratgonisti sono il nero assoluto e un bianco avorio, talvolta sporco, attraversati appena da sfumature di grigio. Una palette ridotta all'essenziale che diventa il terreno su cui far emergere tagli, costruzioni e lavorazioni.
La silhouette è altrettanto essenziale. Tuniche, lunghi abiti in chiffon, linee kimono, cappotti fluidi e capispalla minimal creano un guardaroba raffinato e senza tempo. Non ci sono corsetti né architetture esasperate: è il drappeggio che scolpisce e definisce il corpo. È una couture che sceglie di seguire il movimento naturale della persona, lasciando che siano i tessuti a raccontarne la sensualità.
Accanto a questa morbidezza convivono incursioni sartoriali più rigorose. Camicie bianche abbinate a pantaloni impeccabili, giacche dalla vita segnata e dai revers asciutti dialogano con un universo più intimo fatto di shorts in seta e pizzo, bralette, top in satin e abiti che evocano la lingerie. Nessun voyeurismo, ma una nuova idea di femminilità. Con il passare dei look la sera prende il sopravvento, mantenendo però la stessa misura. Smoking coat, lunghe cappe che sfiorano il pavimento, velluti, trasparenze e chiffon ricamati sostituiscono qualsiasi ricerca dell'effetto monumentale.
Dietro questa apparente semplicità si nasconde un enorme lavoro degli atelier. La pelliccia perde peso fino a sembrare una piuma trattenuta dal tulle, i mantelli si popolano di arabeschi che diventano foglie, piume e fiori, la pelle disegna percorsi grafici sul cachemire, mentre il velluto e il grain de poudre restituiscono profondità senza appesantire la costruzione. Nessun volume, nessun effetto decorativo. La forza della collezione è tutta nella disciplina della linea, nella leggerezza della costruzione e nella capacità di sottrarre anziché aggiungere.
Significativa, a tal proposito, anche l'assenza totale delle borse. Una scelta che riporta la couture alla propria tradizione, dove l'attenzione resta esclusivamente sull'abito e sul lavoro degli atelier. Gli unici accenti arrivano dalla gioielleria: il collare già visto nella collezione prêt-à-porter FW 26-27 ritorna in versione colletto-gioiello impreziosito da catene con coralli, mentre lunghi sautoir annodati e pendenti accompagnano le profonde scollature, enfatizzando la verticalità delle silhouette.
Non poteva mancare una parata di ospiti italiani e internazionali. Guest star assolute: Sarah Jessica Parker, arrivata con un elegante chemisier e l'immancabile Baguette, e Monica Bellucci, impeccabile in uno smoking bianco dal taglio sartoriale.
Accanto a loro Jessica Alba, Valeria Golino, Luca Marinelli e Valeria Bruni Tedeschi, a conferma del perfetto mix tra la dimensione internazionale e quella profondamente romana con cui Fendi ha scelto di inaugurare il nuovo capitolo della propria Couture.
La collezione dialoga anche con After. Un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld 1985, la mostra inaugurata alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma che Maria Grazia Chiuri ha scelto di riattivare quarant'anni dopo l'esposizione originale dedicata ai primi vent'anni del sodalizio tra Fendi e Karl Lagerfeld. Non una semplice operazione celebrativa, ma una rilettura critica di uno dei primi progetti che portarono la moda all'interno di un museo italiano.
Riproposta attraverso riproduzioni d'archivio e un nuovo allestimento, l'esposizione racconta il processo creativo che trasformò la pelliccia in un terreno di sperimentazione, ribadendo come per Chiuri il patrimonio della maison non sia un archivio da conservare, ma un linguaggio da riattivare nel presente.
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