Di Simona Peverelli
Per anni, l'urgenza di avere uno smartphone sempre connesso con due o tre teleobiettivi ha minacciato di far estinguere le fotocamere compatte. Ora, un'intera generazione va a caccia proprio di quelle fotocamere che i loro genitori avevano abbandonato nei cassetti dello studio. Come mai? Forse perché la disconnessione è diventata glam, e con lei la sua estetica: un senso di imperfezione, la granulosità, il flash "bruciato", la sfocatura occasionale e la bassa risoluzione.
Le celeb lo hanno capito prima di tutti: e così, la nuova ossessione è diventata l'analogico. Insieme con il ritorno della cultura Y2K, è tornata anche la tecnologia dei primi anni 2000, con fotocamere compatte, come la Canon G7X o la Panasonic Lumix, che si sono trasformate negli accessori più desiderati del web. Ma se tutto sembra avere una forma più lenta (l'attesa dello sviluppo del rullino) e imperfetta (meno pixels per tutti) in realtà il paradosso è che tutto questo viene - quasi sempre - sistematicamente condiviso sui social come un feticcio.
Così la Polaroid viene stampata, fotografata e subito postata; oppure la star si fa immortalare con una vecchia macchina in mano, e fa subito notizia. Una contraddizione in termini che racconta in che maniera l'analogico stia tornando nelle nostre vite. Gli oggetti che promettono autenticità e disconnessione sono trasformati a loro volta in un linguaggio estetico, ma su uno schermo che di pixels ne ha 2600×1200. Un po' come ascoltare un vinile con le cuffie senza fili.
Una delle più recenti immagini che raccontano questo fenomeno arriva dalla Milano Fashion Week di settembre quando, alla sfilata di Bottega Veneta, Jacob Elordi era seduto in prima fila in veste di Ambassador, ma anche per vedere la fidanzata Kendall Jenner sfilare. Per immortalare quel momento l'attore non ha alzato, come tutti, il suo smartphone, ma ha sfoderato una macchina fotografica compatta.
Un gesto semplice e persino credibile, considerato che Jacob Elordi non ha un profilo Instagram e non ama condividere la sua vita lavorativa e privata, ma che è stato subito trasformato in un'immagine virale: ripreso da decine di cellulari dei presenti, ripostato in forma di scatto, meme o video sui social di tutto il mondo. Certo, qui a fare impazzire il web è stato Jacob in front row per Kendall, ma anche quella macchina fotografica, che immediatamente è stata inquadrata, isolata e cercata, per replicare quell'acquisto in negozio, o meglio online. Ma quella di Elordi ha tutta l'aria di essere una passione autentica.
Ha infatti l'abitudine di portare spesso con sé le sue macchine analogiche, specialmente sul set, come su quelli di "Frankenstein" o di "Priscilla", dove ha realizzato scatti rigorosamente in pellicola con la sua Leica M6, l'iconica macchina preferita da molti dei migliori fotografi del mondo. Ma nell'epoca dell'iperconnessione finisce che a fare notizia non è la bella immagine scattata da Elordi, ma l'immagine di Elordi con in mano una macchina.
Una delle celeb che ha risuscitato l'analogico per prime è stata Kendall Jenner, che già qualche anno fa si era dimostrata una grande amante della Contax T2, che ha iniziato a utilizzare dietro - e non davanti - all'obiettivo per immortalare scene di ordinaria quotidianità. Poi la faccenda è diventata più seria: prima gli scatti di Kendall finiscono sui suoi social, alla fine vengono persino pubblicati in un servizio di Vogue Italia, nel 2023, per offrire il punto di vista personale della modella che aveva posato per la copertina.
In mezzo, Kendall ha insegnato a una generazione che il selfie si può fare anche senza girare la fotocamera, ma mettendosi semplicemente allo specchio. Il punto è che, grazie a Kendall Jenner, una macchina rintracciabile nei mercati vintage è diventata un oggetto di tendenza in tutti gli Stati Uniti e nel mondo, specialmente tra la Gen Z. E qui sta un altro paradosso: se i Millennials hanno documentato serate, vacanze e pranzi di Natale per anni con la loro analogica in titanio, la Gen Z non sapeva neanche che cosa fosse un rullino. Così il ritorno all'analogico non è un vero ritorno nostalgico, ma una moda globale dettata dalle celeb.
Oltre ad aver reso i libri un fenomenopopcon il suo book club, anche Dua Lipa ha fatto della fotografia analogica una parte integrante del proprio immaginario, in viaggio, durante i tour o per condividere momenti privati con i fan. Nel 2024 ha persino lanciato una fotocamera subacquea riutilizzabile da 35 mm, con la grafica dell'album Radical Optimism e racchiusa in un guscio impermeabile trasparente.
Una scelta commerciale che ha trasformando un oggetto vintage in un accessorio di lifestyle contemporaneo per il pubblico giovanissimo che fino a quel momento aveva conosciuto la fotografia soltanto attraverso smartphone e social network. Adesso la cantante chiama affettuosamente "mini" la sua Canon IXUS 285 HS, raccontando di usarla per "fare tutto". E, in effetti, le foto che compaiono sui suoi social legate soprattutto al tempo libero hanno un sapore diverso rispetto a quello patinato dell'estetica smartphone.
Zendaya invece ha fatto qualcosa che sta in mezzo tra lo smartphone e la macchina a rullino. Ha cavalcato il trend della Polaroid, la macchina istantanea, sì, ma che stampa. Un modo per fare un racconto con le immagini un po' "sporche", ma da mostrare subito: la stampa esce dalla macchina, si asciuga e, subito, finisce sui social. Come ha fatto Zendaya per promuovere The Drama, insieme con Robert Pattinson, postando degli autoscatti divertenti appena stampati, in cui indossavano delle corone e delle maschere; un modo per dare qualche anticipazione sui personaggi del film, con una semplice frase a corredo: "Just Zendaya & Robert Pattinson as Charlie & Emma for their upcoming movie".
La Polaroid torna poi in un post recente dell'attrice, con gli scatti di Zendaya che ammicca all'obiettivo, e campeggia persino fissata in alto nella pagina del suo profilo con lei che soffia una candelina per festeggiare i sei anni dell'account. Ancora una volta, una forma di meta fotografia: la foto digitale della foto analogica.
Ma il ritorno all'analogico non riguarda soltanto la fotografia. Dai vinili alle musicassette, fino ai dumbphone, i telefoni essenziali che rinunciano a molte delle funzioni degli smartphone, sempre più oggetti del passato stanno tornando a essere desiderabili. La domanda, però, è se si tratti davvero di una ribellione alla tecnologia. La sensazione è che questi oggetti non si comprino per quello che fanno, ma per quello che raccontano di chi li possiede. Una macchina fotografica a pellicola, un vinile o un telefono basico diventano segnali identitari, strumenti attraverso cui comunicare gusto, sensibilità culturale e distanza dall'eccesso digitale. Così la fotocamera è diventata una forma di espressione personale.
Sei una ragazza da Canon G7X, alla ricerca di quella nostalgia tipica della vita notturna? Una fedelissima della Panasonic Lumix, ossessionata dalle tonalità calde e dorate? O magari porti con te una Canon SX740 HS, per chi desidera foto nitide senza spendere una fortuna? La scelta di quel modello dice qualcosa di te, e nulla ti fa distinguere come preferire una fotocamera del 2012 invece dello smartphone da 2mila euro che hai in tasca. E poi, c'è qualcosa che solo dai Millennials in su sanno: una foto mossa stampata da un rullino può valere molto più di una patinata pubblicata sui social. Perché rimane: magari la perderai di vista, finirà in qualche cassetto o spunterà da un libro tra qualche anno. E allora sarà davvero qualcosa che resta, sbloccando un ricordo e forse anche un'emozione.
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