Di Claudia Ricifari
L'autunno 2026 è particolarmente fertile per gli appassionati di moda. Il fashion month è terminato, ma le occasioni di ammirare creatività e bellezza no. Lo dimostrano le tante mostre che proprio in questa stagione propongono una riflessione diffusa sul valore culturale, la memoria e la trasformazione del vestito. Lontane dall'essere semplici raccolte di abiti iconici o spettacoli fini a se stessi, le principali esposizioni in programma questo autunno invitano a considerare la moda da prospettive inedite.
Come atto politico e provocatorio capace di anticipare le dinamiche contemporanee, ma anche come vero e proprio documento storico in grado di rivelare l'identità e i codici di una società. Da Parigi a Londra, passando per Aosta e il bresciano, ecco gli appuntamenti da segnare in agenda per i prossimi mesi.
Il 28 gennaio 1986 l’inaugurazione del Musée des Arts de la Mode al Louvre segnava una svolta: la consacrazione della moda come arte e dunque meritevole di un museo. Quarant’anni dopo, la mostra Look! 40 ans de mode au musée, allestita al Musée des Arts Décoratifs di Parigi dal 30 settembre 2026 al 4 aprile 2027 e curata da Bénédicte Gady e Sophie Lemahieu con Hannah Morelle, sceglie di indagare proprio questo passaggio attraverso quaranta silhouette emblematiche.
Il percorso mette a confronto le due esistenze di un vestito. La prima è quella nota, legata alla nascita dell'opera: dai primi schizzi ai cartamodelli, dalle lavorazioni sartoriali fino all'immagine fotografica che ne consacra la percezione pubblica. La seconda riguarda il passaggio da abito indossato a pezzo da collezione permanente. Qui si celebra il lavoro silenzioso di quelli che il museo definisce “artigiani della memoria”, attraverso la catalogazione, lo studio, il restauro e il mannequinage, ovvero il montaggio su supporti concepiti per restituire la forma originale senza alterare i tessuti. Tra creazioni di Madeleine Vionnet, Azzedine Alaïa, Cristobal Balenciaga e Valentino, l'esposizione evidenzia la fragilità intrinseca della materia tessile e cristallizza il modo in cui una cultura ha scelto di rappresentare se stessa.
A oltre trent'anni dalla scomparsa prematura avvenuta nel 1994, la figura di Franco Moschino viene riletta al Forte di Bard, in Valle d'Aosta, attraverso la mostra Ceci n’est pas une exposition, aperta dal 31 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027. Curato da Pier Paolo Pitacco in collaborazione con Catia Zucchetti e con il contributo critico di Giuseppe Mastromatteo, il progetto restituisce la portata di una carriera durata appena un ventennio, ma capace di incidere profondamente sulla cultura visiva italiana e internazionale.
L'allestimento si snoda lungo una galleria fotografica di quaranta metri per poi proseguire in sei sale tematiche, raccogliendo oltre duecento fotografie storiche, abiti d'archivio e testimonianze video. La mostra evidenzia così il profilo di un artista libero, nato come disegnatore al fianco di Gianni Versace, che ha saputo utilizzare la moda come un linguaggio politico e dissacrante. Moschino ha trasformato i simboli dell'italianità in materia da decostruire, ha messo la propria immagine al centro delle campagne pubblicitarie e ha portato temi come il pacifismo e la coscienza ecologica al centro del dibattito, prima che diventassero prassi consolidate. Fino alla scelta, nel 1991, di abbandonare le sfilate tradizionali, rifiutando la pura logica di mercato per affermare una visione etica dell'abito.
Dall’8 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027, la Tate Britain di Londra dedica una sontuosa mostra al decennio che ha ridefinito i confini tra arte contemporanea, moda, fotografia e cultura giovanile: gli anni Novanta. The 90s: Art and Fashion analizza l'energia sperimentale emersa nel Regno Unito all'indomani della recessione, una stagione in cui la contaminazione tra discipline ha generato linguaggi che avrebbero poi nutrito l'odierna creator economy.
Il percorso espositivo ricostruisce l'affermazione degli Young British Artists, a partire dalla storica mostra Freeze organizzata da Damien Hirst nel 1988 in un edificio abbandonato dei Docklands, cogliendo la nascita della figura dell'artista-star capace di gestire l'immagine pubblica e il mercato al pari di una celebrità della musica. Parallelamente, la moda abbandonava i codici tradizionali per accogliere la dimensione spettacolare e concettuale delle sfilate di Alexander McQueen, il rigore antifashion e l'estetica grezza degli scatti di Juergen Teller, la nascita di riviste indipendenti come Dazed & Confused e la sottocultura dei rave. Un laboratorio diffuso che, sotto l'etichetta di Cool Britannia, ha unito le creazioni di Stella McCartney, il Britpop e il cinema, trasformando l'attitudine anarchica e il do-it-yourself in codici visivi ancora oggi ampiamente citati.
Nel XVIII secolo, mentre la Repubblica di Venezia assisteva al progressivo ridimensionamento del proprio peso politico, la sua società si imponeva in Europa come modello assoluto di stile e raffinatezza. A questo fenomeno è dedicata la mostra Magnifica Eleganza. Tiepolo, Longhi e Guardi tra arte e moda, curata da Massimiliano Capella e allestita fino al 6 dicembre 2026 nella nuova Sala Esposizioni della Casa Museo della Fondazione Paolo e Carolina Zani a Cellatica (Brescia).
Con oltre quarantacinque opere tra dipinti e disegni di Pietro Longhi, Giambattista Tiepolo, Francesco Guardi e Pietro Antonio Rotari, l'itinerario mette in luce il ruolo dei pittori veneziani come attenti cronisti del costume. Quadri celebri come Il Ridotto in Venezia di Longhi o le vedute di Guardi diventano veri e propri documenti sartoriali, nei quali è possibile identificare le ampie volumetrie dei panier, i tagli delle andrienne, le robe à la polonaise e i dettagli di bautte e larve. Accanto alle tele, l'esposizione presenta abiti d'epoca originali mai mostrati prima e i costumi ideati da Danilo Donati per Il Casanova di Federico Fellini (1976), premiati con l'Oscar. Le creazioni scultoree di Donati sono inoltre interpretate dagli scatti contemporanei di Mustafa Sabbagh, creando un cortocircuito visivo che rilegge il Settecento veneziano attraverso la fotografia e il cinema.
Per chi desidera ampliare l'itinerario espositivo autunnale, restano aperte diverse mostre inaugurate nella seconda metà di settembre che meritano una visita approfondita. A Milano, Palazzo Reale ospita Dalí e la Moda (fino al 31 gennaio 2027), un'ampia ricognizione su oltre duecento opere e documenti che esplora lo storico sodalizio tra l'artista ed Elsa Schiaparelli, analizzando l'influenza del Surrealismo sulla moda contemporanea. Sempre nel capoluogo lombardo, la galleria di 10 Corso Como presenta Viktor&Rolf. Spectrum (fino al 22 novembre 2026), prima personale italiana del duo olandese curata da Alessio de' Navasques, che sviluppa una riflessione sulla dualità e sul concetto di specchio attraverso venti look iconici esposti in coppia.
Spostandosi a Londra, il Victoria & Albert Museum propone The Burberry Trench: Crafting an Icon (fino al 3 gennaio 2027), un percorso allestito nella Prince Consort Gallery che ripercorre i 170 anni del marchio britannico attraverso l'invenzione della gabardine nel 1879, i dettagli sartoriali del celebre capospalla e le sue riletture contemporanee. A Parigi, infine, il PEM ospita Penn & Fashion (fino al 17 gennaio 2027), una retrospettiva che ripercorre oltre sei decenni di carriera di Irving Penn, dagli scatti dedicati alla haute couture di Dior, Balenciaga e Miyake fino ai celebri ritratti beauty realizzati per Vogue.
Leggi anche:
I jazz club più esclusivi del mondo: sette indirizzi per una notte da ricordare
Il lusso di imparare, 20 esperienze in Italia che valgono più di un oggetto