Di Giuditta Avellina
Un tempo, uscire per ascoltare jazz significava scegliere l'abito giusto, prenotare un buon tavolo e prepararsi a fare le ore piccole. Al Cotton Club di Harlem si incontrava il bel mondo newyorkese, a Londra arrivavano i grandi musicisti americani, a Parigi il jazz aveva trovato una seconda casa. Sul palco Duke Ellington, Ella Fitzgerald, Miles Davis. In sala si beveva e si flirtava. La musica era il motivo per uscire, ma raramente l'unico.
Di quella stagione è rimasto molto più di qualche fotografia in bianco e nero perché, da Manhattan a Singapore, il jazz continua ad abitare locali straordinari, alcuni leggendari, altri simili a raffinati circoli privati. Indirizzi dove un concerto può valere un viaggio e dove, tra cocktail, champagne e grandi interpreti, sopravvive il piacere di una serata senza avere già deciso a che ora tornare. Ronnie Scott's, Londra: Miles Davis, Amy Winehouse e le notti di Soho Miles Davis, Ella Fitzgerald, Nina Simone, Chet Baker, Jimi Hendrix e Prince.
Anche Amy Winehouse appartiene alla storia del Ronnie Scott's. Basterebbero questi nomi a giustificare una visita al 47 di Frith Street, dove il sassofonista Ronnie Scott e Pete King trasferirono nel 1965 il locale fondato sei anni prima. Luci basse, tavoli raccolti attorno al palco e quell'atmosfera da vecchia Soho che Londra ha in parte perduto. Si può cenare durante il concerto, oppure scegliere uno spettacolo più tardi, quando la notte entra nel vivo. Al piano superiore, il rinnovato Upstairs at Ronnie's accoglie fino a 140 persone tra jazz, soul e R&B, con un nuovo impianto acustico e un pianoforte a coda Yamaha. Un aggiornamento importante per un'istituzione che non ha bisogno di vivere soltanto della propria leggenda: al Ronnie Scott's la storia continua a scriversi ogni sera.
Dizzy Gillespie, Sarah Vaughan, Oscar Peterson, Lionel Hampton. Al Blue Note di New York l'elenco degli artisti che si sono esibiti somiglia alla discografia ideale di un appassionato di jazz. Quando Danny Bensusan aprì il locale nel 1981, voleva riportare i grandi interpreti in un ambiente raccolto, dove ascoltarli da vicino, come nei club di un tempo. Quarantacinque anni dopo, il numero 131 di West 3rd Street è uno degli indirizzi più celebri del Greenwich Village.
Tavoli attorno al palco, servizio di ristorazione durante gli spettacoli e una programmazione che spazia dal jazz al soul, dal funk all'hip hop. L'esperienza più desiderabile? Un posto vicino al palco, abbastanza da osservare le mani del pianista, gli sguardi tra i musicisti, i piccoli segnali che precedono un'improvvisazione. A Manhattan abbondano ristoranti spettacolari e cocktail bar con vista. Al Blue Note lo spettacolo è davanti al tavolo.
Dal 2003 l’atmosfera del Blue Note newyorkese rivive anche a Milano, unica emanazione europea del network. Il capoluogo meneghino ha un rapporto curioso con i locali notturni: alcuni diventano improvvisamente indispensabili e scompaiono dopo poche stagioni, altri continuano a riempirsi senza inseguire ogni nuova moda. Il Blue Note appartiene alla seconda categoria.
Aperto nel 2003 in via Pietro Borsieri 37, ha portato al quartiere Isola il modello del celebre club newyorkese. Si cena, si ordina un cocktail e si ascolta musica seduti a pochi passi dal palco, tra grandi nomi internazionali e nuovi talenti. Negli anni sono passati Wynton Marsalis, Chick Corea, Dee Dee Bridgewater, Pino Daniele, Ornella Vanoni e Paolo Fresu. Intanto la zona attorno è cambiata radicalmente, tra grattacieli, nuovi ristoranti e indirizzi alla moda. Il Blue Note è rimasto uno dei suoi punti di riferimento e per una città che ogni settimana inaugura qualcosa, non un risultato da poco.
La Parigi del jazz non è soltanto quella di Saint-Germain-des-Prés, degli esistenzialisti e dei caffè frequentati dagli americani. Da oltre quarant'anni uno dei suoi indirizzi più interessanti è al 42 di rue des Lombards. Le Duc des Lombards unisce il jazz contemporaneo all'eleganza di un piccolo club, con interni ripensati anche grazie al designer americano Elliott Barnes. Sul palco si alternano musicisti internazionali e giovani interpreti, generalmente con due spettacoli serali.
Il locale ha coltivato una dimensione da club per habitué, affiancando alla biglietteria formule dedicate ai frequentatori più assidui. C'è qualcosa di profondamente parigino nell'idea di tornare sempre allo stesso indirizzo, magari ritrovando il proprio tavolo preferito. Il venerdì e il sabato, poi, le jam session possono proseguire fino a notte fonda, tra incontri inattesi e improvvisazioni che sfuggono al programma.
Il Cotton Club originale di Harlem contribuì alla fama di Duke Ellington, Cab Calloway e Lena Horne, pur essendo segnato dalle contraddizioni razziali dell'America dell'epoca. Quando nel novembre 2005 aprì a Marunouchi, la versione giapponese scelse di recuperare il glamour di quella stagione. Il risultato è un club dove cena e concerto sono due parti dello stesso appuntamento.
Poltrone, illuminazione teatrale, servizio al tavolo, menu studiati per accompagnare gli spettacoli e una programmazione che attraversa jazz, soul e altri generi. Si può scegliere tra differenti tipologie di posti, comprese sistemazioni più riservate. Il Cotton Club si trova nel complesso Tokyo Building Tokia, a pochi minuti dalla stazione di Tokyo. Fuori la capitale corre al ritmo di sempre, dentro ci si concede il lusso di un grande concerto, una cena elegante e magari una seconda coppa di champagne.
A Montreux il jazz è una questione di prestigio internazionale. Il festival fondato da Claude Nobs nel 1967 ha costruito un'eredità musicale straordinaria, che dal 2024 trova una nuova espressione nel Montreux Jazz Club Millennium di Crissier, vicino a Losanna. Il primo club permanente a portare il nome del festival può accogliere fino a 200 ospiti, con il suo palcoscenico, i due bar e le lounge VIP private.
Il calendario alterna concerti riservati ai soci e serate aperte al pubblico. Nel programma autunnale figurano Charlie Winston, il 28 ottobre, ed Élodie Frégé, il 19 novembre. Un indirizzo per chi ama ritrovare l'atmosfera di un circolo privato attorno alla musica, tra aperitivi, cene e incontri interessanti.
A Sentosa, l'isola dei resort di lusso di Singapore, c'è un locale dove la carta dei whisky può essere interessante quasi quanto il programma musicale. È Maduro, all'interno del Sofitel Singapore Sentosa Resort & Spa, tra giardini tropicali e ambienti lontani dal ritmo del centro finanziario. L'atmosfera è quella di un elegante salotto d'albergo, con distillati selezionati, cocktail e piccoli piatti firmati dal team gastronomico del resort.
Un cortile immerso nel verde invita a prolungare la serata all'aperto. Il venerdì e il sabato, dalle 20.30, la musica dal vivo accompagna gli ospiti fino a tarda notte, con una programmazione che attraversa generi diversi. Dress code suggerito: smart casual o resort chic. Il posto giusto per un dopocena curato nei dettagli, magari dopo una giornata tra spiagge e resort di Sentosa.