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lifestyle13 febbraio 2026

La VHS compie 50 anni: ecco 5 film cult da conservare in formato analogico

Ricordano i tempi che furono e se inserite nel videoregistratore portano sulla tv immagini sgranate, ma ricche di sentimento e nostalgia. Sono le VHS, ora non più in commercio, che quest’anno spengono 50 candeline. Per festeggiarle ricordiamo 5 film cult perfetti da conservare per preservare la nostalgia
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Di Valeria Boraldi

Le VHS o videocassette sono tra gli oggetti più rappresentativi degli Anni ‘80 e ‘90Le VHS o videocassette sono tra gli oggetti più rappresentativi degli Anni ‘80 e ‘90

Rettangolari, nere con dettagli bianchi, di plastica e con dentro un nastro riavvolgente. Solo il ricordo fa tornare alla mente il rumore sordo e compatto che nasceva inserendole nel videoregistratore. Le VHS, acronimo per Video Home System, nascono nel 1976, portando il cinema nelle case di milioni di persone in tutto il mondo. Queste videocassette a nastro hanno fatto la storia e condito la vita di un'intera generazione cresciuta a cavallo tra gli Anni Ottanta e Novanta, prima dell'avvento dei DVD e - ancora più recentemente - dello streaming. La Gen Z non ne ricorda l’esistenza e trovandosene una tra le mani probabilmente non saprebbe neanche cosa farci.

La resa sullo schermo non era perfetta, ma non importava. Le VHS erano più di meri strumenti tecnologici: erano oggetti che permettevano di vedere e rivedere le più grandi produzioni cinematografiche. Oggetti tangibili cui affezionarsi e che potevano essere conservati nell’iconica custodia di plastica. Se la videocassetta non fosse stata disponibile in vendita si sarebbe volati a noleggiarla, dando vita a ore di selezione del film “perfetto” per la serata.

Chi è cresciuto con le videocassette, però, non può dimentarsi di certe emozioni e, se ne possiede ancora (insieme al videoregistratore), ha quasi paura ad utilizzarle, le preserva come tesori che vanno custoditi con attenzione, cercando di non usurarle. In commercio non se ne trovano più, se non usate: l'ultimo lotto di nastri al mondo, chiamato la "Final Edition" della sudcoreana Cosmo AM&T, è stato comprato dalla tedesca sk-Unternehmensgruppe nel 2015.

Per concederci un tuffo nella nostalgia, abbiamo selezionato 5 film che sarebbe bello riguardare in VHS. Perché l'analogico, in tempi di intelligenza artificiale, ha ancora un fascino tutto suo.

Inserire la VHS nel registratore, un gesto che, ormai, è un dolce ricordo che stimola gli animi più nostalgiciInserire la VHS nel registratore, un gesto che, ormai, è un dolce ricordo che stimola gli animi più nostalgici

Grease - Brillantina, 1978

Lui ha fatto innamorare tutte le ragazze degli Anni ’70 con il suo gel per capelli. Lei ha mostrato come si possa essere belle e sensuali passando da un look bon ton ad uno più grintoso e provocante. John Travolta ed Olivia Newton John, nei panni del bellimbusto Danny e dell’innocente Sandy, hanno contribuito a rendere Grease - Brillantina un successo planetario subito dopo l’uscita sul grande schermo nel 1978.

Una storia d’amore che nasce durante un’estate degli Anni ‘50 e che torna ad accendersi quando la famiglia di Sandy Olsson, ragazza raffinata e perfettina, decide di rimanere in America e non tornare in Australia, portando la giovane ad imbattersi nuovamente in Denny, il duro e ribelle della scuola. Una love story minata da interferenze esterne e paura di amare davvero, ma che - accompagnata dai cambiamenti legati alla crescita personale - porta il vero amore a trionfare.

Tratto dall’omonimo musical di Jim Jacobs e Warren Cassey uscito nei teatri nel 1974 e diretto da Randal Kleiser, Grease-Brillantina è un cult intramontabile, realizzato con un budget di circa 6 milioni di dollari e arrivato ad incassane circa 400. Un vero e proprio fenomeno culturale e generazionale, romantico e divertente, che prende piede anche grazie al diffondersi, negli Anni ’70, della disco music.

Un must-have delle videoteche di coloro che hanno cercato di ballare a ritmo di You’re the One That I want, la canzone che Denny e Sandy cantano alla fine del film quando scoprono di essere davvero fatti l’uno per l’altra, o We go together, cantata dall’intero cast a conclusione della pellicola, che vede poi la coppia prendere letteralmente il volo su un’auto roadster. Grease - Brillantina, grazie al suo guardare al passato in modo romantico e positivo, resta un immortale manifesto di nostalgia.

Dal film Grease-Brillantina, 1978 - Credits: Getty ImagesDal film Grease-Brillantina, 1978 - Credits: Getty Images

E.T. L'extra-terreste, 1982

Capolavoro cinematografico del 1982, diretto e co-prodotto dal regista Steven Spielberg, E.T. L’extra-terreste è una delle colonne portanti del cinema Anni ’80. Una pellicola che porta in scena e nei cuori degli spettatori l’amicizia tra un bambino, Elliot, e un alieno, E.T., smarrito sul pianeta terra e inseguito dagli adulti umani. Con l’aiuto della propria famiglia e degli amici, combattendo contro gli ostacoli posti dal governo, Elliot riuscirà nella sua impresa di aiutare l’amico a tornare a casa.

Una battaglia a fin di bene che è impressa nella mente di ognuno di noi grazie a tante immagini simboliche del film, come quella della bicicletta che vola nello spazio e si staglia sulla luna piena e splendente o i primi piani dei due giovani amici. Una pellicola che, appena uscita nelle sale, diviene un vero blockbuster: realizzato con un budget di circa 10,5 milioni di dollari, è il più grande successo del 1982, diventando uno dei film con maggiori incassi della storia del cinema (rimane in cima al box office fino a quando Spielberg non decide, nel 1993, di girare Jurassik Park).

Una storia che racconta i legami più autentici e profondi che superano ogni tipo di barriera: la vera amicizia, il coraggio, l’immaginazione, il valore della famiglia. Per dare vita a E.T., Steven Spielberg si ispira all’amico immaginario che, da bambino - dopo il divorzio dei genitori - gli faceva compagnia. Un racconto che ottiene nove candidature agli Oscar, portando a casa quattro statuette: Migliori effetti speciali, Miglior sonoro, Miglior montaggio sonoro e Miglior Colonna Sonora. Quest’ultima, grande protagonista del film, è opera di John Williams, la cui maestrìa musicale arriva a creare musiche che amplificano l’impatto emotivo dell’opera cinematografica imprimendosi ne cuore del pubblico.

Il grande artista italiano Marco Rambaldi, invece, è l’artefice dell’aspetto di E.T.: per realizzarlo utilizzò diversi pupazzi animatronici, ognuno con funzioni specifiche, ispirandosi anche alle fattezze delle Donne del Po dal collo “alla Modigliani”, al volto del poeta Carl Sendburg e a diversi esemplari animali. E.T. conquista il cuore del pubblico, divenendo uno dei giocattoli più venduti degli Anni ’80.

Dal film E.T. - L’extraterrestre, 1982 - Credits: Getty ImagesDal film E.T. - L’extraterrestre, 1982 - Credits: Getty Images

Ghostbusters - Acchiappafantasmi, 1984

“There’s something strange in the neighborhood, who you gonna call? Ghostbusters!”. (C’è qualcosa di strano nel quartiere. Chi chiami? I Ghostbusters!). Così cantava la colonna sonora di Ghostbusters - Acchiappafantasmi, film cult (tra le principali fonti d’ispirazione dei Duffer Brothers per la creazione di Stranger Things) uscito nelle sale nel 1984, diretto e prodotto da Ivan Reitman. Quattro ricercatori universitari proteggono e ripuliscono la città di New York da schiere di spiriti che terrorizzano i cittadini. Come? Grazie a strumentazioni all’avanguardia progettate da loro stessi. Nasce così un’attività di acchiappafantasmi a pagamento, con sede in una vecchia caserma e servizio telefonico pronto ad accogliere le richieste d’aiuto dei newyorchesi. Per i quattro scienziati successo e popolarità non tardano ad arrivare. I media ci vanno a nozze, i fantasmi un po' meno.

La pellicola viene realizzata con un budget di circa 25/30 milion di dollari, arrivando ad incassarne 300 - e unisce commedia, azione e componenti horror. Un mix ben studiato che nel 1984 porta il film a essere al primo posto tra i più visti nelle sale per sette settimane. Grande merito alle interpretazioni di Bill Murray (Peter Venkman), Dan Aykroyd (Ray Stantz), Harold Ramis (Egon Spengler) ed Ernie Hudson (Winston Zeddemore) e agli effetti speciali originali per l’epoca: Ghostbusters - Acchiappafantasmi, infatti, è il primo film commedia ad usare quelli più moderni e sofisticati.

Nato dalla passione di Aykroyd per i fenomeni paranormali, questo cult movie viene sceneggiato e realizzato in un solo anno. Inizialmente, al posto di Bill Murray, avrebbe dovuto esserci John Belushi, scomparso però poco tempo prima dell’inizio delle riprese. Eddie Murphy, invece, avrebbe dovuto partecipare al posto di Harold Ramis, ma decide di declinare la proposta avendo già accettato altri ruoli.

Grandi protagonisti i costumi: le divise degli acchiappafantasmi furono ricavate da tute da aviatore militare della tipologia CWU 27/P, mentre la ghost trap, lo zaino protonico, il raccoglitore di melma e lo slime bower nascono dalla mente dell’attrezzista Stephen Dane, che si ispira agli armamenti visti sfogliando una rivista militare, composti anche da accessori come lanciafiamme particolari e vani per posizionare le bombe. L’auto dei Ghostbusters non può essere un modello qualunque: ecco allora la rivisitazione di una Cadillac, nella versione super stationwagon ambulance limo-style del 1959. Un modo perfetto per andare a salvare la città all’insegna del jingle Who you gonna call?, la famosa canzone scritta in soli due giorni da Ray j. Parker ispirandosi ad uno slogan pubblicitario.

Dal film Ghostbusters - Acchiappafantasmi, 1984- Credits: Getty ImagesDal film Ghostbusters - Acchiappafantasmi, 1984- Credits: Getty Images

Ritorno al futuro, 1985

Il 21 ottobre 2025 ha compiuto 40 anni, ma sembra ieri che Marty McFly, interpretato dall’attore Michael J. Fox, ha viaggiato nel tempo. In Ritorno al futuro, o Back to the future, del 1985 e con la regia di un giovane Robert Zemeckis, un liceale vola nel passato con l'aiuto dello scienziato “pazzo” (solo agli occhi dei superficiali) Emmet “Doc” Brown - un Einstein Anni ’80 portato in scena da Christopher Lloyd - incontrando i suoi genitori da giovani, vivendo le loro insicurezze e un mondo che non esiste più. Lo stesso Doc (ma la versione del passato) lo aiuta poi a tornare nel futuro e alla sua vera vita. Come? Grazia alla macchina del tempo DeLorean.

Un cult intramontabile nato con un budget di circa 19 milioni di dollari dell’epoca e che risultò essere un blockbuster anche grazie al “passaparola”, rimanendo al primo posto al box office per mesi e arrivando ad essere il film più visto negli Stati Uniti nel 1985. Negli incassi supera perfino un altro grande successo, Rocky IV, incassando a livello mondiale 381 milioni di dollari. L’idea nasce dalla mente di Bob Gale - che realizza la sceneggiatura insieme a Robert Zemeckis - dopo aver sfogliato un vecchio annuario del padre e chiedendosi se, da giovane, fosse potuto essere suo amico.

Il film unisce tratti moderni e nostalgici. Si dice che anche Johnny Depp abbia sostenuto il provino per interpretare il giovane Marty McFly che viaggia nel tempo. E pensare che il ragazzo, se si fosse confermata l’ipotesi iniziale, sarebbe dovuto andare indietro nel passato e tornare nel futuro all’interno di un frigorifero. Al posto del fedele amico Doc, il cane Einstein, invece, si era pensato ad uno scimpanzè.

Il ritorno di Marty nel futuro sarebbe dovuto avvenire grazie ad un test nucleare messo in atto nel deserto del Nevada. I costi per gli effetti speciali da impostare per mettere in atto questo scenario, però, sarebbero stati troppo alti. Ecco, allora, l’idea geniale: sfruttare la scarica di un fulmine sulla torre dell’orologio di Hill Valley. Una seconda scelta che ha fatto la storia del cinema.

Dal film Ritorno al futuro, 1985 - Credits: Getty Images
Dal film Ritorno al futuro, 1985 - Credits: Getty Images

Jurassik Park, 1993

Un’altra opera di Steven Spielberg che rende gli Anni ‘80 ancora più indimenticabili, pietra miliare nel campo dell’utilizzo della computer grafica al cinema. Dopo E.T. l’extra-terreste del 1982, il regista torna, infatti, nel 1993 con un altro kolossal, Jurassik Park. Film dal successo planetario che incassa 914 milioni di dollari in tutto il mondo - partendo da un budget di 63 milioni - e realizzato ispirandosi all’omonimo romanzo di Michael Crichton.

Spielberg acquista da lui i diritti per la sceneggiatura prima ancora che l’opera venga pubblicata nel 1990 e lo assume per dare vita a quella destinata al grande schermo. Diviene così il film con i maggiori incassi nella storia del cinema fino all’uscita di Titanic nel 1997. Un successo poi portato avanti da diversi sequel (e da una saga che prosegue ancora oggi, pur senza la firma del regista).

Vincitore di tre premi oscar per le categorie Miglior sonoro, Miglior montaggio sonoro e Migliori effetti in speciali, Jurassik Park racconta la storia di due paleontologi e un matematico che prendono parte ad un tour organizzato di un parco a tema. Non si tratta di un luogo qualunque, però, ma di un habitat in cui vivono i dinosauri, creato dal miliardario Hammond sull’isola di Nublar, al largo della Costa Rica. Scontrandosi poi con il tentativo degli animali - ricreati grazie all’ingegneria genetica e tra cui vivono anche i velociraptor ed il famoso T-Rex - di ribellarsi all’uomo, la visita al parco non è solo rose e fiori.

Il film, la cui post-produzione viene affidata interamente a George Lucas, è stato girato sull’Isola di Kauaii, alle Hawaii, dove per portare in scena il più cattivo dei dinosauri venne usato un enorme “pupazzo” animatronico a grandezza naturale. La colonna sonora è realizzata, come per E.T. l’extra terrestre, dal compositore John Williamson, il quale aveva la capacità di scrivere pezzi che enfatizzassero le emozioni del film. Anche solo ascoltando le musiche, per il compositore, si doveva rimanere a bocca aperta come vedendo dal vivo dei dinosauri. A Spielberg sarebbe successo con il Triceratopo, il suo preferito.

Dal film Jurassik Park, 1993 - Credits: Getty Images
Dal film Jurassik Park, 1993 - Credits: Getty Images

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