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entertainment14 ottobre 2026

Robert Pattinson: cosa c’è dietro il soprannome “Daddy Batman”

40 anni da protagonista, con Primetime in uscita, una vita privata riservatissima e una bambina di cui non si conosce il nome. Tutti i segreti dell’ex vampiro di Twilight
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Di Marta Perego

Robert Pattinson alla proiezione di “Primetime” nell'ambito dell'83ª edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - Credits Getty Images
Robert Pattinson alla proiezione di “Primetime” nell'ambito dell'83ª edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - Credits Getty Images

Il 2026 è decisamente l’anno di Robert Pattinson. Quarant’anni compiuti lo scorso 13 maggio e una stagione cinematografica che lo ha visto praticamente ovunque. Prima accanto a Zendaya in The Drama, il film di Kristoffer Borgli che trasforma una storia d’amore in un inquietante gioco di segreti e sospetti. Poi nell’attesissima Odissea di Christopher Nolan, uno degli eventi cinematografici dell’estate. E non è finita: a dicembre lo ritroveremo anche in Dune - Parte Tre, diretto da Denis Villeneuve.

Ma il ruolo che forse racconta meglio la maturità artistica raggiunta dall’ex vampiro di Twilight è quello di Primetime, il thriller prodotto da A24 e diretto da Lance Oppenheim, presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia e in uscita nelle sale italiane il 15 ottobre. Un film disturbante e provocatorio, in cui Pattinson affronta una nuova sfida interpretativa. L’ennesima dimostrazione di come, a quarant’anni, sia diventato uno degli interpreti più versatili e coraggiosi della sua generazione.

Primetime: una trasformazione minuziosa

In Primetime, Pattinson interpreta Chris Hansen, il celebre giornalista televisivo americano diventato popolarissimo nei primi anni Duemila grazie a To Catch a Predator, il programma della NBC che smascherava presunti predatori sessuali attraverso operazioni sotto copertura e telecamere nascoste. Come ha recentemente rivelato, inizialmente Pattinson non aveva alcuna intenzione di interpretarlo. Era entrato nel progetto come produttore, affascinato dalla sceneggiatura di Ajon Singh, ma immaginava che il protagonista sarebbe stato un altro attore. Poi, lavorando sul personaggio insieme al regista, ha cominciato ad affezionarsi sempre di più al ruolo, fino a decidere di interpretarlo personalmente.

Ne è seguito uno dei lavori di preparazione più complessi della sua carriera. Pattinson ha studiato ossessivamente i filmati originali di Hansen, il modo di parlare, le pause, la postura, le espressioni del volto. Soprattutto ha lavorato sull’accento americano e su quella particolare cadenza televisiva che rendeva immediatamente riconoscibile il conduttore. Il risultato è una trasformazione che non si limita al trucco o alla somiglianza fisica, ma cerca di restituire la psicologia di un uomo ossessionato dal proprio lavoro e dal potere della televisione. Lo stesso Pattinson ha raccontato quanto fosse nervoso prima della première veneziana, consapevole di essersi assunto un rischio enorme.

Robert Pattinson alla proiezione di “Primetime” per la 70esima edizione dei BFI London Film Festival - Credits Getty Images
Robert Pattinson alla proiezione di “Primetime” per la 70esima edizione dei BFI London Film Festival - Credits Getty Images

Quando la giustizia diventa spettacolo

Ma Primetime non è semplicemente il ritratto di un personaggio televisivo. Il film di Lance Oppenheim, documentarista qui al suo debutto nella finzione, affronta una questione molto più ampia: che cosa succede quando la giustizia diventa intrattenimento? Il programma di Hansen aveva trasformato la cattura dei presunti predatori sessuali in un fenomeno di costume, mescolando giornalismo investigativo, reality show e umiliazione pubblica. Milioni di americani assistevano alla messa in scena di una punizione che avveniva davanti alle telecamere, prima ancora che nelle aule dei tribunali.

Oppenheim indaga proprio questa zona grigia, senza cercare risposte rassicuranti. Da una parte c’è la necessità di denunciare crimini gravissimi, dall’altra il voyeurismo del pubblico, il desiderio di assistere alla caduta di qualcuno, il confine sempre più sottile tra informazione e spettacolo. Il film racconta anche il prezzo psicologico di questa esposizione continua: un uomo che, nel tentativo di smascherare il male, finisce per esserne assorbito.

Robert Pattinson, Lance Oppenheim, Brighton McCloskey, Merritt Wever, Ajon Singh e Kristy Matheson alla proiezione di “Primetime” per la 70esima edizione dei BFI London Film Festival - Credits Getty Images
Robert Pattinson, Lance Oppenheim, Brighton McCloskey, Merritt Wever, Ajon Singh e Kristy Matheson alla proiezione di “Primetime” per la 70esima edizione dei BFI London Film Festival - Credits Getty Images

Suki Waterhouse, la paternità e una vita lontana dai riflettori

Sul red carpet di Venezia, accanto a Robert Pattinson, c’era anche Suki Waterhouse, cantante, modella e attrice britannica, conosciuta anche per la serie Daisy Jones & The Six. Insieme dal 2018, i due formano una delle coppie più riservate dello star system, anche se negli ultimi anni hanno cominciato a concedersi qualche apparizione pubblica in più. Al Lido, lui in un completo bianco Dior, lei in un abito Saint Laurent, hanno regalato ai fotografi uno dei momenti più glamour della Mostra.

Nel marzo 2024 sono diventati genitori di una bambina, di cui non hanno mai rivelato pubblicamente il nome. E la paternità sembra aver cambiato parecchio le abitudini dell’attore. In un’intervista Pattinson ha raccontato di andare a dormire molto prima, di organizzare ogni giornata intorno agli impegni familiari e di non riuscire più a trascorrere oltre dieci giorni lontano dalla figlia. Paradossalmente, proprio diventare padre gli avrebbe regalato più tempo per lavorare: come ha scherzato durante la conferenza stampa veneziana, non uscendo più la sera, ha potuto dedicarsi ancora di più alla preparazione dei personaggi.

E poi c’è un dettaglio irresistibile, raccontato dalla stessa Waterhouse: la bambina ha cominciato a chiamarlo “Daddy Batman”. Durante le videochiamate dal set del sequel di Batman, attualmente in produzione, la figlia lo vede spesso con il trucco scuro intorno agli occhi e i segni delle battaglie sul volto. Ed ecco svelato il significato di un soprannome che mette letteralmente assieme lavoro e vita privata.

Robert Pattinson e Suki Waterhouse alla proiezione di “Primetime” per l’83ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia - Credits Getty Images
Robert Pattinson e Suki Waterhouse alla proiezione di “Primetime” per l’83ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia - Credits Getty Images

Da Twilight al Cavaliere Oscuro

Eclettico, impegnato, convincente nei ruoli più disparati, da Chris Hansen al feroce Antinoo di Odyssey. Pattinson osa, e lo fa andando oltre il successo planetario di Twilight, che avrebbe potuto intrappolarlo nel ruolo dell’idolo romantico. L’attore ha scelto invece di lavorare con alcuni dei registi più importanti e ricercati del cinema contemporaneo. David Cronenberg con Cosmopolis, i fratelli Safdie con Good Time, Claire Denis con High Life, Robert Eggers con The Lighthouse. Film difficili, personaggi eccentrici, spesso sgradevoli, interpretazioni fisiche e imprevedibili. Un percorso che gli ha permesso di costruire una credibilità artistica indipendente dalla sua fama. Nel 2022 è arrivato anche Batman, nella versione cupa e malinconica immaginata da Matt Reeves. Un Bruce Wayne tormentato, solitario, lontano dall’eroe invincibile della tradizione.

Ora Pattinson indossa nuovamente il mantello in The Batman Part II, uno dei sequel più attesi dei prossimi anni, attualmente in produzione. L’attore ha anticipato che il nuovo capitolo prenderà una direzione sorprendente rispetto al primo, pur conservandone l’atmosfera noir. La produzione ha recentemente affrontato una pausa temporanea legata a motivi familiari del regista e l’uscita è attualmente prevista per il 2028. A quarant’anni, Pattinson sembra aver trovato un equilibrio raro a Hollywood: essere il protagonista dei più grandi blockbuster senza rinunciare al cinema d’autore, e continuare a sorprendere anche quando interpreta uno dei personaggi più riconoscibili della cultura pop. Ormai Robert Pattinson è una certezza di cinema contemporaneo: con o senza maschera.

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