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entertainment16 luglio 2026

L'Odissea di Christopher Nolan: sei motivi per cui è già uno dei film dell'anno

Un cast corale, con Matt Damon nei panni di Ulisse, un grande formato (IMAX 70 mm) come scelta di linguaggio, e la profondità psicologica dei personaggi femminili. Tutto quello che c’è da sapere
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Di Marta Perego

Robert Pattinson, Lupita Nyong'o, Tom Holland, Anne Hathaway, Matt Damon, Charlize Theron e Zendaya alla première mondiale di "The Odyssey" - Credits Getty Images
Robert Pattinson, Lupita Nyong'o, Tom Holland, Anne Hathaway, Matt Damon, Charlize Theron e Zendaya alla première mondiale di "The Odyssey" - Credits Getty Images

Un film sontuoso, epico, strabordante. Christopher Nolan affronta l'archetipo di tutte le storie senza limitarsi a trasporre Omero sul grande schermo: costruisce un'esperienza cinematografica che dialoga con il poema, ne rispetta l'impianto narrativo, ma lo avvicina alla sensibilità contemporanea. Con Matt Damon nei panni di Ulisse e un cast corale che comprende Tom Holland (Telemaco), Anne Hathaway (Penelope), Zendaya (Athena), Charlize Theron (Calipso), Lupita Nyong'o (Elena e Clitennestra), Benny Safdie (Agamennone), Robert Pattinson (Antinoo), Nolan firma un kolossal che riflette sul tempo, sulla guerra e sull'identità.

Il cinema torna a essere epica (in grande formato)

Più che un film, Odissea è un'esperienza cinematografica. Girato in IMAX 70 mm, sfrutta il grande formato non come semplice spettacolo visivo, ma come linguaggio. Il mare, le tempeste, le battaglie e i paesaggi assumono una dimensione immersiva che restituisce al cinema la sua funzione più antica: quella del racconto collettivo. Per quasi tre ore lo spettatore ha la sensazione di assistere alle imprese di un eroe come accadeva nell'antica Grecia, quando gli aedi narravano i poemi davanti a una comunità riunita.

Le donne non sono figure secondarie

Uno degli aspetti più sorprendenti del film riguarda i personaggi femminili. Nolan evita di trasformarli in semplici tappe del viaggio dell'eroe e restituisce loro profondità psicologica.

La Penelope interpretata da Anne Hathaway è una sovrana lucida e strategica, impegnata a difendere il regno durante l'assenza del marito. Non è soltanto la donna che aspetta, ma una figura politica che garantisce la sopravvivenza di Itaca.

La Calipso di Charlize Theron supera lo stereotipo della ninfa seduttrice. È un personaggio attraversato dal desiderio e dalla rinuncia: ama Ulisse, ma comprende che l'amore autentico implica anche la capacità di lasciarlo andare.

Anche Circe (Samantha Morton) è più che una maga ammaliatrice, è una figura che costringe gli uomini a confrontarsi con la propria natura. Una lettura che richiama, almeno in parte, la riscrittura proposta da Madeline Miller nel suo celebre romanzo.

Anne Hathaway, Lupita Nyong'o, Charlize Theron, Zendaya e Samantha Morton alla prima di “The Odyssey” - Credits Getty Images
Anne Hathaway, Lupita Nyong'o, Charlize Theron, Zendaya e Samantha Morton alla prima di “The Odyssey” - Credits Getty Images

Matt Damon, straordinario Ulisse

Matt Damon costruisce un Ulisse – come nel poema- lontano dall'eroe invincibile. È un uomo intelligente, capace di vincere la guerra di Troia grazie all'inganno, ma anche vittima della propria hybris, della convinzione di poter controllare il destino attraverso l'astuzia.

Il suo viaggio non consiste tanto nello sconfiggere mostri sempre più pericolosi quanto nel riconoscere progressivamente i propri limiti. Le prove che affronta diventano occasioni di trasformazione, fino a comprendere che la vera conquista non è la gloria, ma il ritorno alla famiglia e alla propria identità.

Matt Damon alla prima di “The Odyssey” - Credits Getty Images
Matt Damon alla prima di “The Odyssey” - Credits Getty Images

Più che un viaggio, un romanzo sull'invecchiare

La scelta più interessante di Nolan è forse quella di leggere l'Odissea come una riflessione sul tempo. Il viaggio di Ulisse non appare soltanto come una successione di avventure, ma come il percorso attraverso cui un uomo impara a confrontarsi con la perdita, con il fallimento e con la propria fragilità. L'immagine di Ulisse solo su una zattera dopo aver perso tutto diventa il punto di svolta del racconto: è nel momento della massima vulnerabilità che l'eroe smette di sfidare il destino e comincia finalmente ad accettarlo.

Un'Odissea più psicologica che mitologica

Pur mantenendo la presenza del divino, Nolan sceglie di ridurne il peso narrativo. Athena, interpretata da Zendaya, diventa la personificazione della mētis, l'intelligenza strategica che accompagna Ulisse. Poseidone e Zeus incombono come presenze simboliche, mentre scompaiono gran parte degli interventi continui degli dèi che caratterizzano il poema. Il centro del racconto non è più il conflitto tra uomini e divinità, ma quello tra l'uomo e se stesso.

Zendaya al photocall londinese di “The Odyssey”
Zendaya al photocall londinese di “The Odyssey”

Un film che parla anche delle guerre di oggi

Come ogni grande classico, anche L'Odissea continua a parlare al presente. Al di là delle battaglie e dei mostri, il film riflette sulle guerre che gli esseri umani combattono continuamente: contro gli altri, ma anche contro il proprio io. L'ambizione, il desiderio di dominio, l'orgoglio e l'incapacità di accettare il limite attraversano il poema di Omero e trovano nella rilettura di Nolan una nuova attualità. È forse questa la ragione per cui, a quasi tremila anni dalla sua composizione, l'Odissea continua a essere raccontata: perché ogni epoca ritrova nel viaggio di Ulisse le proprie inquietudini e le proprie domande.

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