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entertainment15 luglio 2026

Bad Bunny a Milano, l'artista da sold out che ha trasformato lo stile in identità 

Il 17 e 18 luglio 2026 Bad Bunny arriva all’Ippodromo Snai La Maura con il DeBÍ TiRAR MáS FOToS World Tour. Ma Benito Antonio Martínez Ocasio non è soltanto una superstar globale: è l’artista che ha portato Puerto Rico al centro del pop, riscrivendo anche le regole del menswear contemporaneo
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Di Giuditta Avellina

Due sedie di plastica bianca, immerse nel verde di Puerto Rico. Nessun lusso ostentato, nessuna scenografia costruita per il mercato globale: soltanto un’immagine domestica, sospesa tra ciò che resta e ciò che rischia di scomparire. È da quel dettaglio diventato iconico, la copertina di DeBÍ TiRAR MáS FOToS, che bisogna partire per capire Bad Bunny. Perché Benito Antonio Martínez Ocasio ha trasformato la nostalgia in linguaggio pop, la memoria privata in racconto collettivo e la sua isola nel centro simbolico di uno degli show più attesi dell’anno.

Il 17 e 18 luglio 2026, all’Ippodromo Snai La Maura, Bad Bunny arriva a Milano con due date sold out del DeBÍ TiRAR MáS FOToS World Tour. I biglietti sono diventati l’oggetto del desiderio dell’estate, ma ciò che avverrà sul palco sarà molto più di un concerto. Il tour legato al suo album più profondamente portoricano è una dichiarazione di appartenenza, una festa di massa costruita attorno alla lingua spagnola, ai ritmi caraibici, alle fotografie che non sono state scattate, alle case, agli affetti e alla paura che il tempo cancelli ciò che amiamo.

Per capire perché Bad Bunny sia diventato molto più di una superstar latina bisogna osservare la sua capacità di trasformare ogni canzone, look e apparizione in un atto culturale. Nella sua musica il reggaeton e la trap latina incontrano salsa, plena e tradizioni portoricane, entrando nel pop globale senza neutralizzare la propria origine. DeBÍ TiRAR MáS FOToS rappresenta il punto più compiuto di questa visione: un disco che si può ballare, ma che parla di memoria, identità, trasformazioni sociali e appartenenza. Puerto Rico non è uno sfondo da mostrare al mondo, ma il luogo dal quale guardare il mondo.

Bad Bunny si esibisce sul palco durante il concerto del suo Debí Tirar Más Fotos World Tour all'Allianz Parque il 20 febbraio 2026 a San Paolo, Brasile - Credits: Getty Images
Bad Bunny si esibisce sul palco durante il concerto del suo Debí Tirar Más Fotos World Tour all'Allianz Parque il 20 febbraio 2026 a San Paolo, Brasile - Credits: Getty Images

Il citazionismo nello stile di Bad Bunny

Ogni look contiene un gesto, una citazione o una provocazione. È maschile senza essere rigido, sensuale senza essere prevedibile, teatrale senza perdere naturalezza. Ha fatto della moda uno spazio di libertà, dove un completo sartoriale può convivere con una gonna, un fiore, le unghie smaltate, una sneaker da collezione, una borsa da viaggio o un cappello legato alla tradizione rurale portoricana. La sua forza sta proprio nella contraddizione apparente.

Bad Bunny può essere street e couture, popolare e sofisticato, sportivo e barocco, ironico e politico. Nel 2020, al Tonight Show, cantò con una gonna nera, un blazer rosa e una T-shirt con la scritta “Mataron a Alexa, no a un hombre con falda”, in riferimento all’uccisione della donna transgender Alexa Negrón Luciano a Puerto Rico. Quel momento fissò una delle chiavi del suo stile: l’abito come presa di posizione. Da allora il suo guardaroba è diventato una grammatica riconoscibile.

Bad Bunny al Tonight Show - Credits: Immagini tratte dal profilo Instagram di Unitedwedream
Bad Bunny al Tonight Show - Credits: Immagini tratte dal profilo Instagram di Unitedwedream

Al Met Gala 2023, dedicato a Karl Lagerfeld, Bad Bunny è apparso in un completo Jacquemus interamente bianco che sembrava classico soltanto frontalmente. Il blazer doppiopetto in tweed lasciava infatti la schiena completamente scoperta, mentre dalla vita si allungava uno strascico floreale di otto metri: una cascata di fiori ricamati immaginata da Simon Porte Jacquemus come una cravatta infinita, omaggio all’accessorio inseparabile di Lagerfeld e alla presenza ricorrente dei motivi botanici nel suo lavoro. Un’immagine insieme rigorosa e sensuale, in cui la sartoria maschile perdeva la propria rigidità e si trasformava in gesto teatrale.

Nel 2024 il salto è stato ancora più evidente. Scelto da Anna Wintour come co-chair del Met Gala insieme a Zendaya, Jennifer Lopez e Chris Hemsworth, Bad Bunny ha interpretato il dress code “The Garden of Time” con un look custom Maison Margiela Artisanal disegnato da John Galliano. Sembrava un principe notturno uscito da una fiaba decadente: corsetto di raso nero, smoking jacket in lana barathea blu notte con revers in gros-grain, guanti di pelle, occhiali scuri e un cappello scultoreo realizzato in schiuma blu rivestita di tessuto. Tra le mani portava un bouquet costruito nello stesso materiale della giacca, composto da rose, lino e flor de maga, il fiore nazionale di Puerto Rico. Non un semplice dettaglio botanico, ma il punto in cui il tema della serata incontrava ancora una volta la sua origine.

Tra il bianco abbagliante del 2023 e il romanticismo oscuro del 2024, Bad Bunny ha insomma mostrato due modi opposti di riscrivere la formalità maschile: prima scoprendone il corpo e allungandola in uno strascico, poi stringendola in un corsetto e trasformandola in personaggio. In entrambi i casi, l’abito non serviva a nasconderlo, ma ad amplificare tutto ciò che rappresenta: libertà, teatralità, desiderio e appartenenza.

Bad Bunny partecipa al Met Gala 2024, dedicato al tema 'Sleeping Beauties: Reawakening Fashion', il 6 maggio 2024 a New York City; Bad Bunny partecipa al Met Gala 2023, dedicato al tema 'Karl Lagerfeld: A Line of Beauty', presso il Metropolitan Museum of Art il 1º maggio 2023 a New York City - Credits: Getty Images
Bad Bunny partecipa al Met Gala 2024, dedicato al tema 'Sleeping Beauties: Reawakening Fashion', il 6 maggio 2024 a New York City; Bad Bunny partecipa al Met Gala 2023, dedicato al tema 'Karl Lagerfeld: A Line of Beauty', presso il Metropolitan Museum of Art il 1º maggio 2023 a New York City - Credits: Getty Images

Bad Bunny, moda come identità

Nel 2025 il discorso si è fatto ancora più identitario. Per il Met Gala dedicato a Superfine: Tailoring Black Style, Bad Bunny ha scelto un look Prada “a lo criollo” (un'espressione ironica o colloquiale - molto usata in America Latina - che indica un accostamento di contrasti, abbinare capi firmati o d'alta moda a elementi tradizionali, rustici, popolari o fatti in casa), costruito come un dialogo tra il dandismo nero, la cultura afro-caraibica e la memoria rurale di Puerto Rico.

Il completo in mohair color carruba, con giacca corta e pantaloni leggermente svasati, richiamava l’eleganza delle leggende della salsa degli anni Settanta, da Willie Colón a Héctor Lavoe: uomini capaci di trasformare il tailoring in spettacolo, orgoglio e presenza scenica. Ma era nei dettagli che il look diventava davvero autobiografico. La cravatta in rafia riprendeva il materiale della pava, il cappello tradizionalmente indossato dai jíbaros portoricani, reinterpretato per lui da De León Headwear. Anche la cintura di corda, trasformata in accessorio prezioso, rimandava agli abitanti delle campagne dell’isola, che la utilizzavano per sostenere i pantaloni.

Ai guanti in pelle, ricoperti da oltre seicento cristalli gialli, si aggiungevano una spilla floreale Cartier, stivali in tela chiara e una grande bowling bag rétro, pensata dall’artista come il contenitore simbolico di tutto ciò che porta con sé nel mondo: la famiglia, i ricordi, la musica e Puerto Rico. Era un look sofisticato senza diventare astratto, ricchissimo ma ancora leggibile. Ogni elemento partiva da una memoria concreta - il lavoro nei campi, la salsa, l’artigianato, l’abbigliamento popolare - per entrare nel vocabolario del lusso internazionale. Sul tappeto rosso più osservato del mondo, Bad Bunny non si è limitato a indossare Prada: ha usato Prada per raccontare chi è. La moda diventava così il luogo in cui la cultura portoricana poteva entrare nella conversazione globale senza essere semplificata, folklorizzata o privata della propria complessità.

Bad Bunny partecipa a 'Superfine: Tailoring Black Style', il Gala del Costume Institute 2025, presso il Metropolitan Museum of Art il 5 maggio 2025 a New York City - Credits: Getty Images
Bad Bunny partecipa a 'Superfine: Tailoring Black Style', il Gala del Costume Institute 2025, presso il Metropolitan Museum of Art il 5 maggio 2025 a New York City - Credits: Getty Images

Le collab di Bad Bunny con i brand

Anche i brand se ne sono accorti. Con Adidas, Bad Bunny non si è limitato a firmare una serie di sneaker: ha trasformato la collaborazione in un’estensione della propria identità. Il video I’m Everything, realizzato per il lancio della BadBo 1.0 - la sua prima silhouette signature con il marchio - parte da un’idea semplice e potentissima: non essere costretti a scegliere una sola versione di sé. «Ho scelto di diventare tutto ciò che un tempo sognavo», afferma l’artista. Cantante, performer, icona di stile, figlio di Puerto Rico: Bad Bunny può essere tutto, contemporaneamente. È la sintesi più precisa di una partnership iniziata nel 2021 e cresciuta attraverso Forum, Campus, Gazelle e Ballerina. Ogni modello recupera frammenti della sua storia, colori legati all’isola e dettagli volutamente fuori asse. Nel 2026 la Ballerina “Vivid Red”, ispirata alla fioritura del flamboyán portoricano, ha confermato questa logica: non una sneaker semplicemente associata al suo nome, ma un oggetto capace di raccontarne l’origine e l’immaginario.

Credits: Courtesy Press Office
Credits: Courtesy Press Office

Poi c’è Calvin Klein, che nel 2025 lo ha scelto per una campagna underwear fotografata e diretta da Mario Sorrenti. In apparenza, una scelta classica: corpo, bianco e nero, sensualità, icona pop. In realtà, anche qui Bad Bunny sposta il codice. Porta nell’immaginario Calvin Klein una mascolinità meno costruita sulla dominazione e più sulla presenza, capace di essere sensuale senza rinunciare alla vulnerabilità, alla fluidità e alla propria identità. Il brand ha presentato la campagna come il debutto dell’artista nel suo universo, sottolineandone sicurezza, personalità e status globale.

Credits: Courtesy Press Office
Credits: Courtesy Press Office

Bad Bunny tra locale e globale

Con Gucci, invece, Bad Bunny è entrato nel racconto del viaggio. La campagna Gucci Valigeria con Kendall Jenner lo ha collocato dentro un aeroporto, tra bauli, borse e pezzi della collezione Gucci Savoy: una cornice perfetta per un artista che ha fatto dello spostamento una condizione permanente, tra Puerto Rico e il mondo, tra locale e globale, tra club e passerella. La maison ha presentato la campagna come parte della propria tradizione legata al viaggio e all’eredità del Savoy Hotel, dove Guccio Gucci lavorò prima di fondare il marchio.

Il rapporto con Jacquemus è forse quello più naturalmente visivo. Simon Porte Jacquemus ha capito presto che Bad Bunny poteva incarnare una nuova idea di musa maschile: giocosa, solare, fisica, ma anche capace di malinconia. Nelle campagne e nei look costruiti con il brand francese, Benito diventa una figura mediterranea e caraibica insieme: colore, pelle, fiori, tagli scoperti, proporzioni esagerate. Una sensualità meno patinata e più istintiva, che ha contribuito a spostare l’immaginario dell’uomo pop fuori dai confini del completo nero e della sneaker bianca.

Bad Bunny e Kendall Jenner | Campagna Gucci - Credits: Courtesy Press Office
Bad Bunny e Kendall Jenner | Campagna Gucci - Credits: Courtesy Press Office

Gabriela Berlingeri, un legame anche creativo

Accanto a questo universo visivo c’è anche Gabriela Berlingeri, figura molto più discreta ma tutt’altro che secondaria. Designer portoricana e fondatrice del marchio di gioielli Diciembre Veintinueve, ha costruito un’estetica nutrita di mare, conchiglie, sensualità caraibica e artigianato locale. Il suo legame con Bad Bunny, iniziato nel 2017, è stato anche creativo: ha prestato la voce a En Casita, lo ha fotografato per la copertina di Rolling Stone del 2020 diventando la prima fotografa latina a firmare una cover della rivista ed è apparsa come sposa nel video di Tití Me Preguntó.

Nel 2026 la sua presenza al Super Bowl, dove ha assistito all’halftime show, e le successive apparizioni accanto all’artista durante alcune tappe del tour hanno riacceso le indiscrezioni su un possibile ritorno di coppia, mai confermato ufficialmente dai diretti interessati.

Gabriela Berlingeri - Credits: Immagini tratte dal profilo Instagram di Gabriela Berlingeri
Gabriela Berlingeri - Credits: Immagini tratte dal profilo Instagram di Gabriela Berlingeri

Anche le apparizioni più recenti di Bad Bunny confermano questa capacità di muoversi tra mondi diversi senza perdere la propria identità. A inizio luglio Bad Bunny è arrivato al défilé Schiaparelli, che ha aperto la settimana dell’Haute Couture parigina, con un completo giallo burro e una sorprendente cravatta intrecciata in capelli biondi. La couture, per lui, non funziona come travestimento o semplice validazione luxury ma diventa un altro territorio da attraversare, accanto allo sport, alla musica, al viaggio e alla sneaker culture: un luogo in cui la mascolinità latina può mostrarsi più libera, sofisticata, teatrale, senza smettere di essere popolare.

Pochi giorni prima delle date milanesi, quella presenza alla couture parigina ha funzionato come un’ultima prova generale di immagine: non una semplice apparizione da front row, ma la conferma che Bad Bunny oggi si muove tra palco, moda e brand con la stessa autorità visiva.

Bad Bunny durante il primo giorno della Settimana della Moda di Parigi – Haute Couture Autunno/Inverno 2026/2027, il 6 luglio 2026 a Parigi, Francia - Credits: Getty Images
Bad Bunny durante il primo giorno della Settimana della Moda di Parigi – Haute Couture Autunno/Inverno 2026/2027, il 6 luglio 2026 a Parigi, Francia - Credits: Getty Images

Nel 2026 è arrivato anche il progetto con Zara, presentato con il nome Benito Antonio: una collezione concepita a Puerto Rico e radicata nel mondo personale di Benito Antonio Martínez Ocasio, portata alla ribalta addirittura del Met Gala. È un passaggio interessante perché porta la sua estetica fuori dalla sola dimensione del lusso e la rende più accessibile: capi estivi, sportswear, tailoring rilassato, colori e forme che appartengono al suo modo di attraversare la scena pubblica.

Benito Antonio | ZARA Italia - Credits: Courtesy Press Office
Benito Antonio | ZARA Italia - Credits: Courtesy Press Office

Nello stesso 2026, la sua presenza in Backyard Legends, il film di Adidas realizzato in vista dei Mondiali, lo ha collocato accanto a Lionel Messi, Timothée Chalamet, Jude Bellingham, Lamine Yamal e Trinity Rodman. Nel racconto compaiono anche versioni digitalmente ringiovanite di Zinedine Zidane, David Beckham e Alessandro Del Piero: un’altra prova di come il suo immaginario attraversi ormai musica, calcio, cinema e lifestyle globale.

Credits: Courtesy Press Office
Credits: Courtesy Press Office

È questo, in fondo, a renderlo iconico. Bad Bunny non ha costruito un personaggio alternativo a sé stesso. Ha trasformato la propria biografia in stile: Puerto Rico, la provincia, il corpo, la lingua spagnola, la mascolinità latina, la malinconia, il desiderio, la festa, la protesta. Tutto entra nello stesso sistema visivo. Per questo ogni suo look viene letto, discusso, imitato. Non perché sia semplicemente eccentrico, ma perché ha una funzione: raccontare qualcosa che la musica, da sola, non potrebbe dire con la stessa immediatezza. A Milano, quindi, non arriverà soltanto uno degli artisti più ascoltati e influenti della sua generazione. Arriverà una figura che ha cambiato il modo in cui il pop latino occupa lo spazio globale e il modo in cui un uomo può usare la moda senza ridurla a vanità.

Bad Bunny ha capito prima di molti altri che lo stile oggi non è più un accessorio della musica: è parte della performance, della politica, della memoria e del desiderio. E quando salirà sul palco dell’Ippodromo Snai La Maura di Milano, il 17 e 18 luglio, il concerto sarà anche questo: una grande dichiarazione estetica, portoricana e contemporanea.

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