Di Giuditta Avellina
Per sedici giorni Milano non sarà soltanto la città della moda, ma una capitale del pop attraversata da quattro diverse idee di desiderio, spettacolo e celebrità. Romeo Santos e Prince Royce aprono il calendario il 10 luglio a Fiera Milano Live. Bruno Mars prende possesso di San Siro il 14 e 15 luglio. Il 17 e 18 luglio Bad Bunny porta l’immaginario di Porto Rico all’Ippodromo SNAI La Maura. Dal 24 al 26 luglio, infine, The Weeknd trasforma San Siro in una metropoli notturna e futuristica. Otto concerti, ma soprattutto quattro mondi: la bachata in abito da sera, il funk lucidato come una scarpa di vernice, il reggaeton diventato linguaggio culturale globale e un pop cinematografico immerso nel rosso, nel nero e nella luce artificiale.
La prima notte appartiene al desiderio. Venerdì 10 luglio Romeo Santos e Prince Royce arrivano a Fiera Milano Live con Mejor Tarde Que Nunca, un tour condiviso che intreccia i rispettivi repertori con le canzoni nate dal loro progetto comune. Non la tradizionale formula con due set separati, ma uno spettacolo costruito sull’incontro fra le due personalità più riconoscibili della bachata contemporanea.
Santos è il grande drammaturgo del genere e nelle sue canzoni l’amore non è quasi mai pacifico: è seduzione, possesso, tradimento, nostalgia, promessa. La sua voce non ha bisogno di forzare il gesto: le basta rallentare una frase o lasciare una pausa perché una platea intera completi il racconto. Prince Royce porta una luce diversa, più levigata e apertamente pop. Insieme restituiscono alla bachata la sua doppia anima: intimità da ballo ravvicinato e spettacolarità da grande arena. Elegante, notturno, attraversato da quella teatralità che trasforma una dichiarazione sentimentale in un evento collettivo.
Il 14 e il 15 luglio San Siro cambia guardaroba. Con The Romantic Tour, primo tour mondiale da headliner dopo quasi dieci anni, Bruno Mars riporta nello stadio il fascino di uno spettacolo che sembra arrivare da un’altra epoca, pur suonando perfettamente contemporaneo. Il cantante non usa il passato come nostalgia, ma lo rimette in movimento. Il funk, il soul, il doo-wop, il pop degli Anni '80 e l’R&B diventano materiali vivi, assemblati con una precisione che non perde mai leggerezza.
Sul palco tutto appare naturale: la voce, i passi, gli scambi con la band, le coreografie appena accennate, la capacità di cambiare registro passando dalla festa alla ballad. Ma dietro quella facilità c’è una macchina musicale rigorosa, in cui ogni pausa, assolo e ripartenza possiede la misura esatta. Bruno Mars può cantare sotto una pioggia di luci, sedersi al pianoforte o guidare una sezione di fiati e continuare a dare l’impressione di trovarsi nel più esclusivo dei club, anche quando davanti a lui ci sono decine di migliaia di persone.
Il 17 e 18 luglio l’Ippodromo SNAI La Maura diventa Porto Rico. Bad Bunny arriva a Milano con il DeBÍ TiRAR MáS FOToS World Tour, costruito intorno all’album che ha riportato al centro della sua musica memoria, radici, appartenenza e futuro dell’isola. Bad Bunny non utilizza Porto Rico come una scenografia esotica, ma ne fa il punto di vista da cui osservare il mondo. Nel suo repertorio convivono reggaeton, trap, salsa, plena, malinconia domestica e rabbia politica. Il locale non viene addolcito per diventare universale: è proprio la sua specificità a renderlo globale.
Anche il concetto di lusso cambia: non più soltanto gioielli, loghi o front row, ma la possibilità di portare sul palco una cultura senza tradurla, lasciandone intatti accenti, simboli e contraddizioni. Bad Bunny può indossare couture e, nello stesso gesto, evocare la strada, la casa, la spiaggia, le feste e le tensioni sociali della propria terra. Un immaginario condiviso, in una forma più intima e tattile, anche da Gabriela Berlingeri, designer portoricana e storica compagna oggi presuntamente di nuovo vicina all’artista, che attraverso i gioielli e uno stile Caribbean cool racconta l’altra faccia della stessa identità.
Dal 24 al 26 luglio arriva il finale più monumentale con The Weeknd che porta a San Siro per tre sere l’After Hours Til Dawn Tour, il progetto che riunisce l’arco narrativo di After Hours, Dawn FM e Hurry Up Tomorrow. Nel mondo di Abel Tesfaye il concerto non è una festa né un semplice Greatest Hits, ma una sorta di città mentale, un luogo attraversato da luci rosse, desideri tossici, automobili lanciate nella notte, camere d’albergo, colpa, euforia e solitudine.
La musica procede come un lungo piano sequenza: i brani vengono accorciati, sovrapposti, collegati da transizioni e intermezzi. Lo spettatore non assiste a una successione ordinata di canzoni, ma viene trascinato dentro una narrazione continua in cui The Weeknd ha trasformato la propria discografia in mitologia pop. Il personaggio è un anti-eroe elegante e autodistruttivo, sempre in bilico tra il piacere e il momento in cui le luci si accendono. La scenografia non serve soltanto a impressionare, ma materializza quel paesaggio emotivo, rendendo lo stadio simile a un set cinematografico dopo la fine del mondo.
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