Di Claudia Ricifari
Per la dodicesima volta in carriera, Jannik Sinner e Novak Djokovic si fronteggeranno per un posto nella storia. La quarta sul Centre Court di Wimbledon, dopo i precedenti del 2022 e 2023 vinti dal serbo e la rivincita dell’italiano lo scorso anno. Ma per la prima volta, la sfida potrebbe giocarsi anche fuori dal campo, sugli spalti. Parliamo di quella tra Laila Hasanovic e Jelena Ristic. Saranno – anche – loro ad attirare l’attenzione di fotografi e telecamere. In realtà, per il momento, la fidanzata di Sinner non ha seguito dal vivo le gesta del campione, al contrario invece della moglie di Djokovic, che fin dal primo turno non si è persa un match.
Ad ogni modo, che sia reale o immaginario, il confronto è inevitabile. Da una parte Laila Hasanovic, modella danese, compagna di Sinner da poco più di un anno e ancora agli esordi di questa esposizione. Dall'altra Jelena Djokovic, moglie del serbo da dodici anni, presenza fissa e riconoscibile in ogni torneo che conti, da Melbourne a Londra.
La storia tra Laila e Jannik nasce nell'estate del 2025, tra indiscrezioni e fotografie rincorse dai fan, e trova una conferma pubblica solo in autunno, quando il tennista, dopo il trionfo di Vienna, si lascia sfuggire ai cronisti un accenno diretto alla propria vita sentimentale. Da quel momento Laila comincia a comparire con regolarità nel box di Sinner: prima alle Nitto ATP Finals di Torino, poi, nella primavera di quest'anno, a Monte Carlo, dove i due festeggiano la vittoria del Masters 1000 con una cena al Cipriani, e a Roma, agli Internazionali d'Italia.
Lo scorso anno, quando Sinner batté proprio Djokovic in semifinale a Wimbledon, Laila era già stata avvistata a Londra, ma la relazione non era stata ancora ufficializzata. Un anno dopo, potremmo assistere al debutto di Laila sugli spalti di Wimbledon nel ruolo, questa volta dichiarato, di fidanzata. Fin qui, in questa edizione del torneo, Hasanovic non si è ancora fatta vedere all'All England Club, complice un'agenda di lavoro che l'ha portata tra Saint-Tropez e la Costa Azzurra. Ma con l'avvicinarsi di una semifinale che pesa come una finale, in molti si aspettano che il suo posto in tribuna torni a essere quello consueto.
Quando Laila c'è, il suo stile è piuttosto riconoscibile e potrebbe essere riassunto come scandinavian quiet luxury: linee pulite, capi intramontabili, colori neutri, la stessa filosofia di cui lei racconta di essere naturalmente attratta fin da quando, cresciuta in Scandinavia, aveva iniziato a costruirsi un gusto personale lontano da ogni eccesso. È lo stesso registro che ha portato in scena a Monte Carlo, dove, per la finale vinta da Sinner contro Alcaraz, ha scelto un abito midi color avorio dal taglio sartoriale, sandali minimal con tacco sottile nello stesso tono e una borsa cestino di Tod's a rompere, con intelligenza, la monocromia dell'insieme; la sera, per la cena di festeggiamento al Cipriani, il total black, sobrio e senza tempo.
Alle Nitto ATP Finals di Torino lo stile è più sportivo, ma sempre coerente: un giorno pantaloni neri a gamba dritta e bomber color khaki, un altro il total black essenziale, un altro ancora un richiamo agli anni Novanta con jeans dritti e maglione senza maniche verde bosco.
Se quella di Laila è una storia ancora giovane, quella di Jelena è una liason che dura da vent'anni. Lei e Novak Djokovic si conoscono liceali a Zagabria, si perdono per un po' quando lui parte per l'accademia di tennis in Germania e lei si trasferisce a Milano per studiare alla Bocconi. Ma si ritrovano nel 2008, quando la carriera del serbo comincia a decollare e Jelena diventa la presenza fissa al suo fianco. Si sposano nel 2014 a Sveti Stefan, in Montenegro, già in attesa del primogenito Stefan; tre anni dopo arriva Tara.
Oggi Jelena guida la Novak Djokovic Foundation, dedicata ai bambini delle aree più povere dei Balcani, ma resta soprattutto la tifosa numero uno del marito, quella che lui stesso ha definito pubblicamente la propria psicologa.
A Wimbledon la si vede a ogni turno, seduta accanto ai figli, e il suo guardaroba negli ultimi giorni ha continuato a raccontare la stessa cifra stilistica di sempre: pochi giorni fa, ai quarti contro Auger-Aliassime, ha scelto un abito bianco a fiori rosa, occhiali scuri e un orologio in tonalità oro rosa, mentre in un'altra uscita ha optato per un midi a fiori dalla linea affusolata, abbinato a una visiera intrecciata, orecchini a cerchio e occhiali con montatura dorata, dimostrando che l'eleganza da spalti non passa necessariamente per il logo più costoso.
È una cifra che negli anni si è fatta riconoscibile: blazer destrutturati in tonalità cipria e sabbia, pantaloni palazzo a vita alta, canotte bianche dalle linee pulite, capelli raccolti in chignon basso, gioielli sottili scelti con parsimonia. Un rigore che rispetta il dress code severissimo di Church Road senza mai risultare anonimo, e che negli anni ha reso Jelena una delle presenze più fotografate del torneo.