Di Giuditta Avellina
Ci sono sere in cui il lusso si comporta come il destino: sistema tutti nei posti giusti e lascia che la scena si racconti da sola. Jannik Sinner a Londra, al Claridge’s, alla cena Gucci ospitata da Salma Hayek per celebrare la nuova campagna Made in Italy. Laila Hasanovic a Milano, nel front row di Giorgio Armani PE27, la sfilata che di fatto ha chiuso la fashion week maschile milanese e segnato il debutto della Cruise donna firmata da Silvana Armani.
Lui sotto il segno della doppia G. Lei nel regno del greige. Due città, due maison, due stanze diverse dello stesso immaginario: quello in cui sport, moda, beauty e cultura pop diventano un unico racconto. La coppia resta sullo sfondo, ma per una volta la distanza dice più della vicinanza. Perché mentre Sinner consolida il suo posto nell’olimpo globale del lusso, Laila sembra iniziare a disegnare una traiettoria tutta sua.
Da Armani Laila era una figura perfettamente inscritta nei codici della maison. Il suo look? Un ensemble fluido con blusa e gonna lunga in seta stampata, dalle sfumature greige, fumé e argentee. Una mise elegante e understated che non ha bisogno di urlare per farsi notare: fedele a quell’idea di lusso che Armani ha reso riconoscibile nel mondo. Ed è su questo elemento che si crea il suo nuovo corto circuito di stile. Per molto tempo Laila Hasanovic è stata raccontata soprattutto attraverso una definizione: la fidanzata di Jannik Sinner. Funziona, certo. Ma oggi quella cornice comincia a sembrare stretta. Perché il percorso degli ultimi mesi racconta altro: non una ragazza trascinata dentro la luce riflessa del campione, ma una presenza che il sistema moda sta imparando a collocare nei propri luoghi simbolici.
Il primo indizio forte è arrivato a Cannes. Sul red carpet del Festival, Hasanovic ha scelto il bianco: un abito Genny con bustier floreale e i gioielli Mimosa di Damiani. Una silhouette candida, luminosa, capace di stare in equilibrio tra innocenza e sofisticazione, lontana tanto dall’eccesso hollywoodiano quanto dall’effetto bridal. A Cannes, dove ogni abito rischia di diventare costume, Laila è riuscita a fare una cosa più difficile: sembrare naturale.
Poi è arrivato Dior, con il viaggio nei campi di rose di Miss Dior. Tra paesaggi profumati e quella femminilità bucolica che la maison francese maneggia come un codice. Hasanovic non sembrava prestata all’immagine. Sembrava abitarla. E oggi, nel lusso, questa è una qualità rara. I marchi non cercano più soltanto volti belli; cercano presenze capaci di rendere credibile un mondo.
Sul beauty, la coerenza è ancora più evidente. Con L’Oréal Professionnel, Laila lavora da tempo su un’estetica pulita, levigata, nordica: capelli glossy, pelle trasparente, make-up ridotto all’essenziale. Non una bellezza aggressiva, non il glamour scolpito, ma un’immagine più rarefatta.
Il cambio di passo più inatteso, però, è arrivato a San Siro. Durante il concerto di Achille Lauro, Hasanovic non era in tribuna a osservare lo spettacolo. Era dentro lo spettacolo. Ha sfilato per Erotica, la collezione firmata da Lauro per Dondup, in total black e cappello, davanti a uno stadio pieno. Un’apparizione breve, ma significativa. Per una sera Laila non era la ragazza da fotografare accanto a qualcuno: era la protagonista assoluta della scena.
E poi c’è Jannik, naturalmente.
Le immagini dei due a Milano, tra baci, carezze e Snoopy che prova a rubare la scena, hanno fatto il giro del web come succede ormai a ogni loro apparizione. La storia piace, sarebbe ingenuo ignorarlo. Ma sarebbe altrettanto riduttivo fermarsi lì. Perché mentre la coppia diventa sempre più pop, il profilo pubblico di Laila sembra allargarsi in parallelo. Non contro Sinner, non senza Sinner. Oltre la sola definizione di Sinner.
È in questo senso che la sera Armani conta. Non come semplice guest star alla fashion week, ma come passaggio di status. La maison l’ha accolta in un percorso già avviato con Armani Beauty - tra contenuti make-up, profumi e momenti raccontati sui social - che si consolida ulteriormente in questo front row. Da leggere come il capitolo successivo di una relazione estetica già cominciata.
Da Cannes ad Armani, passando per Dior, Damiani, L’Oréal Professionnel e San Siro, l’estate di Laila Hasanovic comincia allora a somigliare a una mappa. Una mappa del lusso contemporaneo, certo, ma anche di una totale emancipazione narrativa.
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