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Lifestyle13 luglio 2026

Dormire nelle case tipiche d’Italia: dammusi, trulli, bagli e stazzi diventano rifugi di lusso

Dalla pietra lavica di Pantelleria ai Sassi di Matera, dalle masserie pugliesi ai vecchi palmenti siciliani, un viaggio nelle architetture nate per abitare il paesaggio e oggi trasformate in indirizzi d’autore
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Di Giuditta Avellina

C’è un’Italia fatta di case nate per rispondere a un clima particolare e a una necessità concreta. Muri spessi per difendersi dal sole, tetti curvi per raccogliere l’acqua, corti chiuse contro il vento. Prima di diventare icone da cartolina o formule ricettive, dammusi, trulli, bagli, stazzi, masserie e case scavate nella roccia erano strumenti di vita quotidiana.

Oggi alcune di queste architetture sono diventate uno dei modi più interessanti di intendere il lusso italiano: pochi ambienti, materiali autentici, silenzio, paesaggi che non hanno bisogno di essere costruiti. L’esperienza comincia dalla soglia, prima ancora che dal viaggio: dormire dentro queste architetture significa entrare, anche solo per qualche notte, nell’identità profonda di un territorio.

Il dammuso, Pantelleria e la lezione della pietra lavica

A Pantelleria il dammuso è una risposta perfetta agli eccessi dell’isola: vento, calore, poca acqua, luce fortissima. La pietra lavica aiuta a regolare la temperatura, le cupole servono a raccogliere l’acqua piovana e le aperture restano piccole. Al Kirani Resort, nella contrada Dakalé, i dammusi sono distribuiti sul versante nord-occidentale dell’isola, con vista sul mare e sui tramonti di Pantelleria. Qui l’idea non è quella della villa mediterranea patinata, ma di una dimensione più essenziale: pietra scura, terrazze, corti e piscine che restano parte del profilo dell’isola.

Kirani Resort, Pantelleria - Courtesy Press Office
Kirani Resort, Pantelleria - Courtesy Press Office

Il baglio, la Sicilia della corte chiusa

Il baglio siciliano è un piccolo mondo autonomo. Nasce come complesso agricolo organizzato attorno a una corte, spesso protetto da mura e pensato per concentrare abitazioni, lavoro, raccolti e vita familiare in un unico recinto, e racconta una Sicilia rurale e aristocratica insieme. Baglio Occhipinti, nella campagna di Vittoria, nasce dal recupero di un complesso agricolo di origine seicentesca e oggi ospita camere, orti, vigneti e una cucina legata al territorio. La dimensione agricola resta parte dell’esperienza, dal paesaggio alla tavola.

Baglio Occhipinti, Ragusa - Courtesy Press Office
Baglio Occhipinti, Ragusa - Courtesy Press Office

Il palmento, dormire dove si faceva il vino

Prima delle cantine contemporanee, il palmento era il luogo dove l’uva veniva pigiata e il mosto seguiva il suo percorso attraverso vasche, dislivelli e pietra. A Feudi del Pisciotto, vicino a Niscemi, camere e suite occupano l’ala più antica di un palmento settecentesco. Soffitti in legno, pavimenti originali, pietra arenaria e ceramiche siciliane convivono con arredi contemporanei e con una cantina ancora centrale nell’identità del luogo. Il risultato non è soltanto un wine relais, ma una casa del vino che conserva le tracce fisiche della propria funzione originaria.

Feudi del Pisciotto, Niscemi - Courtesy Press Office
Feudi del Pisciotto, Niscemi - Courtesy Press Office

Il trullo, Alberobello oltre il souvenir

Il trullo è forse l’architettura italiana più riconoscibile. La sua costruzione è tutt’altro che banale, al contrario, è straordinaria: pietra calcarea lavorata a secco, piante compatte, tetti conici realizzati per sovrapposizione di lastre. I trulli di Alberobello sono iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO come esempio rilevante di architettura vernacolare in pietra a secco.

Le Alcove, nel cuore di Alberobello, è un piccolo hotel cinque stelle ricavato in antiche abitazioni rurali, con suite distribuite nei coni storici e interni che lasciano spazio alla pietra, alle volte e alla luce. Il lusso è nella scala intima, nella cura delle camere e nell’idea di dormire davvero dentro una struttura che per secoli è stata parte della vita quotidiana della Valle d’Itria.

Le Alcove, Alberobello - Courtesy Press Office
Le Alcove, Alberobello - Courtesy Press Office

La pajara, il Salento più appartato

Nel basso Salento la pajara è una costruzione rurale essenziale, spesso isolata tra ulivi, fichi d’India e muretti a secco. La sua bellezza è nella forma compatta, nella pietra irregolare, nella relazione quasi naturale con la campagna. La Suite La Perla del Perla Saracena, a Torre Pali, riparte da un’antica pajara e la trasforma in una soluzione privata con piscina interna, giardino e terrazza vista mare. Il recupero conserva la parte più raccolta e minerale dell’edificio, evitando di trasformare la pajara in qualcosa di estraneo alla sua origine.

La Suite La Perla del Perla Saracena, Torre Pali - Courtesy Press Office
La Suite La Perla del Perla Saracena, Torre Pali - Courtesy Press Office

La masseria, quando la Puglia diventa ospitalità contemporanea

Rimanendo in Puglia, la masseria è la tipica grande casa agricola: un organismo produttivo prima ancora che residenziale, fatto di corti, depositi, abitazioni, spazi per animali e campi intorno. Masseria Torre Maizza, a Savelletri, è una storica struttura di origine cinquecentesca restaurata come hotel, immersa tra ulivi, agrumi e giardini mediterranei. La Puglia resta leggibile nei materiali, nella struttura della casa e nella sua posizione agricola, lontana dalla finta estetica da borgo vacanze.

Masseria Torre Maizza, Savelletri - Courtesy Press Office
Masseria Torre Maizza, Savelletri - Courtesy Press Office

Lo stazzo, la Gallura senza effetti speciali

Lo stazzo è la casa rurale della Gallura: basso, essenziale, costruito per restare vicino alla terra e resistere alla macchia mediterranea, al granito, al vento. Gallicantu, nei pressi di Luogosanto, restituisce questa misura con grande precisione. Le camere e le suite sono ospitate tra lo stazzo principale e altri edifici rurali restaurati, affacciati su orti, querce, sughere e orizzonti che arrivano verso il mare. La piscina è nascosta tra rocce e ulivi, mentre gli spazi esterni mantengono il carattere appartato della campagna gallurese.

Gallicantu, Luogosanto - Courtesy Press Office
Gallicantu, Luogosanto - Courtesy Press Office

I Sassi, Matera e il lusso della profondità

Matera è un capitolo a parte. I Sassi non sono soltanto case nella roccia, ma un organismo urbano stratificato di abitazioni, chiese, cisterne, corti e spazi produttivi ricavati nella gravina. L’UNESCO li considera uno degli esempi più integri e straordinari di insediamento troglodita del Mediterraneo. Vetera Matera interpreta questa eredità con un linguaggio contemporaneo e controllato.

È un hotel cinque stelle diffuso tra grotte, vicoli e ambienti storici restaurati, dove il design non tenta di addomesticare la pietra, ma la lascia respirare. Le camere ipogee sono il punto più intenso dell’esperienza: non semplici stanze “in grotta”, ma spazi che scendono nella roccia e trasformano la profondità in una forma di intimità.

Vetera Matera, Matera - Courtesy Press Office
Vetera Matera, Matera - Courtesy Press Office

Il maso, le Dolomiti e il ritorno al legno antico

Nelle Dolomiti il lusso cambia temperatura. Spariscono tufo e pietra bianca, arrivano legno antico, tetti spioventi, pascoli, stufe e una relazione più diretta con il bosco. Il maso non nasceva per essere romantico: era una casa di montagna pensata per il lavoro, per l’inverno e per l’autosufficienza. Cesa del Louf, ad Arabba, parte da questa memoria.

Lo chalet è ricavato in uno storico maso restaurato con pietra naturale, legno antico e materiali locali, a cui aggiunge spa, sala cinema, grandi terrazze e una dimensione da rifugio privato più che da hotel tradizionale. È l’indirizzo da scegliere quando l’idea di lusso coincide con il poter scomparire per qualche giorno tra le Dolomiti.

Cesa del Louf, Arabba - Courtesy Press Office
Cesa del Louf, Arabba - Courtesy Press Office

La casa colonica, la Toscana oltre l’immagine da cartolina

La Toscana ha trasformato la casa colonica in uno dei suoi miti visivi: muri in pietra, tetti bassi, cipressi, stanze affacciate sulle colline. Borgo Santo Pietro, vicino a Chiusdino, parte da una tenuta rurale storica e la porta in una dimensione molto sofisticata: un boutique hotel con camere e suite, spa, azienda agricola biologica, ristoranti e un progetto di ospitalità costruito attorno al rapporto con la campagna. È il capitolo più opulento del viaggio, ma mantiene un legame reale con l’idea di Toscana come luogo di produzione, lentezza e paesaggio.

Borgo Santo Pietro, Chiusdino - Courtesy Press Office
Borgo Santo Pietro, Chiusdino - Courtesy Press Office

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