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lifestyle05 luglio 2026

Isole-musa: da Hydra a Itaca, dove il mare ha dato una voce a musica e cinema 

Hydra di Leonard Cohen, Kastellorizo di Mediterraneo, Ibiza degli Wham!, Antigua dei Duran Duran, la Giamaica di Bob Marley e Barbados secondo Rihanna: isole reali diventate paesaggi interiori, set memorabili e geografie del desiderio 
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Di Giuditta Avellina

Ci sono isole che si raggiungono con un traghetto, altre con una canzone. Nella musica e nel cinema, le isole non sono mai soltanto luoghi ma ripari, miraggi, stanze aperte sul mondo. Ci si arriva per fuggire dal continente e, quasi sempre, si finisce per incontrare una parte più nitida di sé. È successo a poeti, popstar, registi, soldati immaginari e dive. E continua a succedere a chiunque salga su una barca con il desiderio, più o meno confessato, di lasciare qualcosa alle spalle.

Hydra, Leonard Cohen e Marianne Ihlen

Hydra appare dal mare come un disegno in pietra chiara: case addossate alla collina, bouganville, scalinate, un porto che conserva ancora una lentezza rara nel Mediterraneo contemporaneo. Ci si muove a piedi, con i muli, seguendo il ritmo delle salite e delle soste. All’inizio degli Anni '60 Leonard Cohen arriva sull’isola greca quando è ancora un poeta canadese alla ricerca di una vita più libera e più essenziale. Hydra, in quegli anni, è popolata da scrittori, pittori, espatriati, amori irregolari e povertà senza retorica.

È qui che Cohen incontra Marianne Ihlen, la donna che entrerà per sempre nella sua biografia e nella sua musica. So Long, Marianne porta dentro quella luce: i terrazzi assolati, le stanze bianche, il mare che rende ogni addio più definitivo. Hydra non è soltanto il luogo in cui nasce una storia d’amore, ma il paesaggio che le dà una voce. Ancora oggi, arrivando nel porto al tramonto, è facile capire perché Cohen abbia trovato qui una forma di bellezza capace di somigliare alla nostalgia.

La casa di Leonard Cohen a Hydra, Grecia - Credits: Getty Images
La casa di Leonard Cohen a Hydra, Grecia - Credits: Getty Images

Kastellorizo e Mediterraneo

Kastellorizo, o Megisti, è l’ultima isola abitata della Grecia prima della costa turca: poche case neoclassiche color pastello raccolte attorno a un porto profondo, barche ferme sull’acqua e un orizzonte che sembra già Levante. Nel 1991 Gabriele Salvatores la sceglie come set di Mediterraneo, il film che l’anno successivo vincerà l’Oscar come miglior film straniero. La storia è ambientata nel 1941. Un piccolo reparto di soldati italiani viene inviato sull’isola per un incarico di presidio e osservazione; il villaggio appare inizialmente deserto, poi la nave che avrebbe dovuto recuperarli viene colpita e distrutta. Restano così sospesi fuori dal fronte, lontani dalla guerra che continua oltre il mare.

È qui che Kastellorizo diventa molto più di una location. La luce, le case affacciate sul porto, il ritmo lento delle giornate e il ritorno degli abitanti sciolgono gradualmente la disciplina, la retorica e perfino l’idea di nemico. L’uniforme perde peso, la guerra diventa un rumore remoto. Il film trasforma l’isola in un sogno mediterraneo di fuga e disarmo; arrivandoci oggi, tra silenzio, barche ormeggiate e facciate scolorite dal sole, si intuisce perché quella visione abbia avuto una presa così duratura.

Kastellorizo - Credits: Courtesy Press Office
Kastellorizo - Credits: Courtesy Press Office

Ibiza, gli Wham! e il lusso leggero dell’estate

Non tutte le isole chiedono introspezione. Alcune invitano semplicemente a vivere meglio per qualche giorno e a lasciarsi alle spalle l’orologio. L’Ibiza degli Wham! in Club Tropicana è esattamente questo. Il video, girato al Pikes Hotel di Sant Antoni, ha fissato una versione pop dell’isola che continua a esercitare il suo fascino: piscina, palme, corpi abbronzati, l’idea che l’estate possa essere uno stato mentale prima ancora che una stagione. George Michael e Andrew Ridgeley non raccontano l’Ibiza più segreta, quella delle cale nascoste e delle fincas nell’interno. Ma intercettano una verità dell’isola: la sua capacità di rendere l’edonismo elegante, perfino giocoso. Ibiza non chiede di essere capita, ma chiede di essere vissuta.

Gli Wham! durante la registrazione di Club Tropicana al Pikes Hotel di Ibiza, il 16 maggio 1983, a Ibiza, Spagna - Credits: Getty Images
Gli Wham! durante la registrazione di Club Tropicana al Pikes Hotel di Ibiza, il 16 maggio 1983, a Ibiza, Spagna - Credits: Getty Images

Antigua, i Duran Duran e il sogno di Rio

Ad Antigua il mare ha un colore saturo, le baie sembrano disegnate per essere guardate dal ponte di una barca e il vento porta con sé un’idea molto precisa di libertà. Non stupisce che i Duran Duran l’abbiano scelta per Rio, uno dei videoclip più riconoscibili degli Anni ‘80. Yacht, camicie leggere, pelle dorata, acqua caraibica e un lusso giovane, spensierato.

Antigua diventa un editoriale di moda in movimento: è il potere dei Caraibi quando entrano nella cultura pop e trasformano un paesaggio in desiderio. E Rio riesce ancora oggi a far venire voglia di partire non tanto per raggiungere una destinazione, quanto per andare senza la fretta di tornare.

I Duran Duran durante una sessione di riprese per il videoclip dell'album Rio, intorno al 1983 - Credits: Getty Images
I Duran Duran durante una sessione di riprese per il videoclip dell'album Rio, intorno al 1983 - Credits: Getty Images

Giamaica, Bob Marley e il viaggio alle origini

La Giamaica di Bob Marley non è una fuga, ma una radice. Per capirla davvero bisogna allontanarsi dai resort, seguire le strade dell’interno, arrivare fino a Nine Mile, tra le colline verdi di Saint Ann, dove Marley nacque e dove il paesaggio conserva ancora una dimensione fisica, spirituale, quasi musicale. Qui il reggae non è una colonna sonora tropicale, ma una lingua. Racconta povertà, ingiustizia, fede, comunità, resistenza, desiderio di emancipazione.

Marley porta la Giamaica nel mondo senza renderla più facile da consumare: ne conserva le asperità, il ritmo, la ferita. Viaggiare sull’isola seguendo le sue tracce significa incontrare una geografia diversa da quella delle brochure. Kingston, Trenchtown, i sound system, i colori accesi, la spiritualità rastafariana, il mare che resta sempre vicino, ma non cancella niente. È una Giamaica intensa, politica, viva. E proprio per questo indimenticabile.

Bob Marley in Jamaica, 1979; Bob Marley Museum - Credits: Getty Images
Bob Marley in Jamaica, 1979; Bob Marley Museum - Credits: Getty Images

Barbados e Rihanna: l’isola che parte per prima

Barbados ha un’eleganza più composta, più luminosa, fatta di case coloniali, spiagge chiare, mare trasparente. Rihanna nasce qui, nella parrocchia di Saint Michael, e porta con sé quell’origine senza mai trasformarla in folklore. Nella sua musica, nella sua moda, nel suo modo di occupare lo spazio pubblico, Barbados resta una presenza silenziosa, ma riconoscibile.

Non come cartolina, ma come energia: ritmo, sensualità, indipendenza, capacità di cambiare linguaggio senza perdere il centro. È il contrario dell’isola esotica guardata da fuori. Rihanna sposta la prospettiva: Barbados non è il luogo dove il mondo va in cerca di un paradiso, ma il luogo da cui parte una donna capace di conquistare pop, beauty, moda e imprenditoria globale.

Rihanna alle Barbados, 2006 - Credits: Getty Images
Rihanna alle Barbados, 2006 - Credits: Getty Images

Cuba e la musica che resta nel tempo

A Cuba il viaggio si fa più lento. L’Avana è una città che sembra ascoltare se stessa: balconi scrostati, auto d’epoca, ventilatori, sale da ballo, voci che arrivano dalle finestre aperte. Con il documentario Buena Vista Social Club, Wim Wenders ha trasformato quell’atmosfera in un film che è anche una dichiarazione d’amore alla memoria. Le canzoni di Compay Segundo, Ibrahim Ferrer, Omara Portuondo e degli altri musicisti non raccontano una Cuba immobile nel passato, ma piuttosto un lugo pregno di eleganza, malinconia, desiderio, resistenza.

Ogni nota sembra aver attraversato decenni di distanza prima di arrivare a noi. Qui l’isola non è una fuga romantica, ma un archivio vivente. Si viaggia per ascoltare, per lasciarsi guidare da una chitarra in una sera calda, da un bar nascosto, da una voce che sembra conoscere già qualcosa della nostra nostalgia.

Da sinistra a destra, Wim Wenders e The Buena Vista Social Club Orchestra - Credits: Getty Images
Da sinistra a destra, Wim Wenders e The Buena Vista Social Club Orchestra - Credits: Getty Images

Capri, dove anche una vacanza diventa una scena

Capri non ha bisogno di un solo film o di una sola canzone per diventare mito. È già un set naturale. I Faraglioni, le terrazze sopra il mare, le barche che entrano in porto, il bianco degli abiti, il rumore dei bicchieri all’ora dell’aperitivo: tutto contribuisce a costruire una scenografia perfetta. Lo ha capito anche Liberato, che nel 2019 ha ambientato qui Capri Rendez-Vous, la videoserie in sei episodi scritta e diretta da Francesco Lettieri: una storia d’amore impossibile tra Carmine, ragazzo dell’isola, e Mariè, attrice francese arrivata a Capri per girare un film.

Tra decenni diversi, motoscafi, piazzette, notti estive e Faraglioni, l’isola diventa insieme fondale e destino, con un immaginario sospeso tra melodramma pop, Nouvelle Vague e canzone napoletana elettronica. Non importa essere una diva, un regista, una popstar o semplicemente una viaggiatrice con un cappello di paglia: Capri rende ogni gesto leggermente più cinematografico. Una passeggiata diventa un’apparizione, una cena una scena, una fotografia un piccolo frammento di leggenda mediterranea. Il suo segreto è questo: non promette autenticità assoluta, ma una forma irresistibile di immaginario. E forse, in vacanza, è proprio ciò che cerchiamo.

Liberato e Francesco Lettieri, con Capri Rendez-Vous - Credits: Courtesy Press Office
Liberato e Francesco Lettieri, con Capri Rendez-Vous - Credits: Courtesy Press Office

Itaca, il luogo verso cui si torna

Poi c’è Itaca. L’isola che non seduce con il glamour e non conquista con un videoclip. È più antica, più scabra, più necessaria. Nell’Odissea è la patria di Ulisse, il punto verso cui tende ogni deviazione. Dopo il mare, la guerra, le tempeste, le voci seducenti e le terre sconosciute, Itaca resta lì. Non è la fuga. È il ritorno.

Non è un caso che proprio ora torni al centro dell’immaginario contemporaneo con Odissea di Christopher Nolan, il kolossal ispirato al poema di Omero in arrivo nelle sale italiane il 16 luglio 2026. Il film riporta sul grande schermo il viaggio di Ulisse come grande avventura fisica e mitologica, ma conserva intatto il suo nucleo più umano: l’idea di un uomo che attraversa il mondo perché, in fondo, esiste un luogo a cui desidera tornare. Forse tutte le isole raccontate dalla musica e dal cinema parlano, in fondo, di questo.

Itaca; Christopher Nolan con Matt Damon e Zendaya sul set dell’Odissea - Credits: Getty Images; AGF
Itaca; Christopher Nolan con Matt Damon e Zendaya sul set dell’Odissea - Credits: Getty Images; AGF

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