Di Giuditta Avellina
Il pallone si è fermato più volte, l’inquadratura quasi mai. Nella finale dei Mondiali 2026, vinta dalla Spagna sull’Argentina per 1-0 dopo i tempi supplementari, la regia aveva almeno tre storie da inseguire: Lionel Messi e Lamine Yamal, le tribune affollate di volti immediatamente riconoscibili e un programma musicale tanto fitto da occupare il prima, il durante e quasi i margini della partita. Alla fine è bastato guardare le fotografie.
Timothée Chalamet e Kylie Jenner si sono baciati tra una fase di gioco e l’altra. Rihanna e A$AP Rocky hanno seguito la partita con un calice di champagne. Beyoncé e Jay-Z, reduci dal loro concerto allo Yankee Stadium, sono rimasti più appartati nella zona VIP. Dua Lipa e Callum Turner sono arrivati con occhiali scuri coordinati; Matt Damon era con la moglie Luciana Barroso, che non lasciava dubbi sul tifo con la maglia dell’Argentina e un bucket hat negli stessi colori.
Poi i Beckham - David, Victoria, Cruz e Romeo - insieme con Tom Cruise. E ancora Mick Jagger, Christina Aguilera, Julia Garner, Anya Taylor-Joy, Javier Bardem, Gabrielle Union e Dwyane Wade, Serena Williams, Pharrell Williams, Adrien Brody, Richard Gere, Kevin Hart, Trevor Noah, Jon Hamm e Winnie Harlow. Una successione piuttosto precisa delle industrie che oggi ruotano intorno allo sport: musica, cinema, moda, piattaforme digitali e campionati americani.
Il dress code, almeno sugli spalti, era tutt’altro che uniforme. C’erano maglie da calcio indossate senza ironia, completi rilassati, cappellini, occhiali schermanti e quella particolare nonchalance da tribuna riservata, nella quale anche una bibita o un bacio diventano materiale da gallery. La finale non ha avuto bisogno di fingersi una première: la tensione della partita era già sufficiente a rendere interessanti le persone che la guardavano. Prima del calcio d’inizio, Hoyeon e Carlos Alcaraz hanno portato in campo la Coppa del Mondo, custodita nel tradizionale baule Louis Vuitton.
Tom Cruise ha aggiunto poche parole celebrative, ma il momento più misurato è stato forse quello di Jennifer Hudson, che ha cantato l’inno statunitense in un completo bianco Thom Browne rifinito di rosso e blu, iniziando a cappella prima dell’ingresso della banda di ottoni. Il resto della cerimonia ha preferito l’accumulo. Il primo, storico Halftime Show nella storia dei Mondiali, curato da Chris Martin dei Coldplay.
IShowSpeed ha aperto con Champions, mentre Post Malone, in una T-shirt con la scritta “I Just Hope Both Teams Have Fun”, ha presentato il nuovo brano Chrome Heartbreaker e chiamato Swae Lee per Sunflower. Il tenore Christopher Macchio ha interpretato America the Beautiful, mentre Robbie Williams, in una tuta blu ricoperta di cristalli, si è unito a Nicole Scherzinger e Laura Pausini per Desire, l’inno ufficiale del torneo.
Durante l’intervallo è arrivata la vera novità: il primo halftime show mai organizzato in una finale dei Mondiali. Undici minuti costruiti secondo una logica molto americana con ingressi rapidi, cambi continui, apparizioni a sorpresa, ma con un cast scelto per non appartenere a un solo mercato.
Madonna è entrata accompagnata da Ronaldo e Ronaldinho, trasformati per l’occasione in conducenti della sua auto scoperta. Ha aperto con Music e proseguito con Bring Your Love, indossando un completo sportivo color malva creato da Saint Laurent e Swarovski: giacca, corsetto, shorts, calze in pizzo e guanti da portiere senza dita coperti di cristalli. Un fischietto da arbitro, anch’esso tempestato di pietre, completava il gioco.
Non un costume travestito da divisa, ma una divisa passata attraverso quarant’anni di iconografia madonniana. Dudamel ha diretto un ensemble orchestrale in Seven Nation Army, con i Muppets mentre i BTS hanno portato Dynamite, probabilmente il segmento più immediato e meno bisognoso di spiegazioni dell’intero spettacolo.
Jason Sudeikis e Brendan Hunt, nuovamente nei panni di Ted Lasso e Coach Beard, hanno introdotto Justin Bieber. Nessuna coreografia imponente: voce, chitarra e Everything Hallelujah, modificata per l’occasione in World Cup Hallelujah. Bieber indossava capi della propria linea SKYLRK con camicia verde decostruita, polo bianca, bermuda di denim e sneakers basse, confermando che ormai anche il merchandising personale può raggiungere la finale di un Mondiale senza passare da una maison.
Shakira, invece, non aveva bisogno di essere introdotta. Il suo rapporto con i Mondiali precede di molto l’halftime show e continua inevitabilmente a evocare Waka Waka. Questa volta ha cantato Dai Dai con Burna Boy, circondata dai Ghetto Kids ugandesi. Il look custom Roberto Cavalli disegnato da Fausto Puglisi riprendeva i rosa, gli aranci e i gialli della sua esibizione del 2010: una costruzione aperta e mobile, coperta da oltre 200 mila cristalli Swarovski applicati in 120 ore. Il riferimento al passato era evidente, ma non nostalgico.
Il finale ha riunito Chris Martin, Shakira, i Muppets e il coro di bambini PS22 sulle note di We Believe, mentre sul terreno compariva la parola “LOVE”, con il globo terrestre al posto della O.
Un’immagine smisurata, perfettamente coerente con una produzione che per undici minuti ha costruito uno show nello show, forse ancora più appassionante.
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