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entertainment03 luglio 2026

Madonna, il ritorno dance di Confessions II: moda, clubwear e archivio nel nuovo album

Con Confessions II, uscito il 3 luglio, Madonna ritrova Stuart Price e riaccende l’estetica dance di Confessions on a Dance Floor: tra cover firmata Rafael Pavarotti, styling di IB Kamara, clubwear, archivio personale e memoria della New York Downtown
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Di Giuditta Avellina

Cover di Confessions II - Credits: Immagini tratte dal profilo Instagram di Madonna
Cover di Confessions II - Credits: Immagini tratte dal profilo Instagram di Madonna

Perché per Madonna il passato non sia mai un luogo in cui rifugiarsi quanto piuttosto una materia da riaccendere, smontare e attraversare ancora lo si comprende in ogni suo eclettico, nuovo, trasversale brano. Che, magia consueta, riesce a trasformare in una inconfondibile hit. Sensuale, misteriosa, godereccia, iconica, "una e trina" dicono i fans. Un miracolo avvenuto ancora. Con Confessions II, il nuovo album uscito il 3 luglio, l’artista torna al linguaggio che nel 2005 aveva trasformato la dancefloor in una delle sue immagini più potenti, ma senza limitarsi a replicarlo. La pista resta il centro: spazio di desiderio, comunità, corpo e libertà. A cambiare è lo sguardo, più stratificato, più consapevole, costruito attraverso archivio, clubwear e memoria personale.

Per la cover di Confessions II, Madonna è seduta sulle casse acustiche del set con un velo viola appoggiato sul capo. Non era previsto: durante il fitting trova quel pezzo di stoffa, capisce che può dare movimento all’immagine e lo trasforma nel segno visivo dell’album. Le casse diventano, nelle sue parole, “l’altare del dancefloor”; il velo la fa sembrare una santa. È da questo scatto firmato da Rafael Pavarotti, con styling di IB Kamara e direzione creativa di Raw Materials, che parte la nuova era. Confessions II non torna al 2005 per copiarlo, ma per riprenderne il linguaggio: la pista come rito collettivo, il corpo come libertà, la moda come parte integrante della musica.

L’archivio non è mai un museo

Nella campagna visiva di Confessions II, Madonna combina elementi del proprio archivio personale con corsetto, scarpe, orecchini, grillz e custom props di IB Kamara Studios. Non è una riproposizione vintage, né un esercizio di autocelebrazione. È il suo modo di usare il passato “alla maniera di Miss Ciccone”. In Madonna, un capo non ritorna soltanto perché è diventato iconico: ritorna perché può assumere un altro significato. Un corsetto, un body, un paio di stivali o un velo non sono dettagli decorativi, ma strumenti per cambiare identità senza interrompere il filo della propria storia.

Nel 2005 Confessions on a Dance Floor trasformò lo stile da pista in una silhouette pop assoluta. Body, collant, micro-shorts, scaldamuscoli, tessuti lucidi, lingerie e tacchi non erano semplicemente look da videoclip: erano abiti pensati per muoversi, ballare, occupare spazio. Dalla giacca Gucci dell’era Frida Giannini al top in chiffon Dolce & Gabbana della cover, Confessions costruì una femminilità atletica, sexy e disciplinata, con il lessico dello studio di danza portato dentro il pop. Il punto non era travestirsi da disco queen, ma sentirsi insieme comode, glamour e potenti. Confessions II non replica quella formula, ma ne conserva il principio: la moda non arriva dopo la canzone, è già dentro la canzone.

Madonna “Confessions Tour” 2006 - Credits: Getty Images
Madonna “Confessions Tour” 2006 - Credits: Getty Images

La pista come struttura del disco

Il ritorno di Stuart Price, già al centro del suono di Confessions on a Dance Floor, dà al nuovo album una forma coerente e continua. Madonna ha raccontato che la collaborazione si è riattivata durante il Celebration Tour, di cui Price era musical director, ritrovando una sintonia musicale prima ancora che emotiva.

La prima parte di Confessions II guarda alla house e all’elettronica con la logica di un DJ set; poi il disco si apre a un territorio più rallentato, vulnerabile e introspettivo. Non cerca una nuova Hung Up. Piuttosto, ritrova una Madonna più a suo agio nel ritmo che nel rincorrere l’ultima tendenza. Anche Bring Your Love, il singolo con Sabrina Carpenter, funziona in questa direzione: non come un passaggio di testimone, ma come l’incontro fra due generazioni di popstar che condividono una grammatica del desiderio, della performance e dell’immagine.

Madonna si esibisce con Sabrina Carpenter sul palco del Coachella durante il Coachella Valley Music and Arts Festival 2026, tenutosi all’Empire Polo Club il 17 aprile 2026 a Indio, in California; Madonna si esibisce live in tour - Credits: Getty Images; Immagini tratte dal profilo Instagram di Madonna
Madonna si esibisce con Sabrina Carpenter sul palco del Coachella durante il Coachella Valley Music and Arts Festival 2026, tenutosi all’Empire Polo Club il 17 aprile 2026 a Indio, in California; Madonna si esibisce live in tour - Credits: Getty Images; Immagini tratte dal profilo Instagram di Madonna

Danceteria, la New York prima del mito

Tra i brani più autobiografici c’è Danceteria, omaggio al club downtown dove Madonna entrò nella scena newyorchese prima della fama. Keith Haring vi lavorò e ne segnò l’immaginario visivo; Jean-Michel Basquiat apparteneva a quella stessa costellazione downtown, tra arte, club, strada e identità in formazione. Martin Burgoyne fu l’amico che la fece entrare quando era ancora sconosciuta, mentre Debi Mazar lavorava all’ascensore.

Fu lì che Madonna cercò Mark Kamins, il dj che ascoltò la demo di Everybody e contribuì a portarla all’attenzione di Seymour Stein e della Sire. Non è una cartolina nostalgica, ma il ricordo di un momento in cui arte, moda, musica, danza e nightlife stavano nello stesso spazio fisico. Ci si incontrava davvero, e il look non era un contenuto da pubblicare, ma un modo per entrare in una stanza e dichiarare a quale comunità si apparteneva. Danceteria contiene anche un’interpolazione del celebre “do-do-do” di Walk on the Wild Side di Lou Reed: un ponte ideale tra la New York laterale e libertaria raccontata da Reed e quella in cui Madonna stava ancora imparando a diventare Madonna.

Madonna si esibisce live in tour - Credits: Immagini tratte dal profilo Instagram di Madonna
Madonna si esibisce live in tour - Credits: Immagini tratte dal profilo Instagram di Madonna

Un nuovo rito pop

Nel mini-film Confessions II The Film, diretto dal duo TORSO e pensato per accompagnare le prime sei tracce dell’album, il guardaroba attraversa un abito custom in PVC Dolce & Gabbana, un club dress azzurro in satin, un bustier di cristalli Dolce & Gabbana d’archivio del 1991 e shapewear trasformato in costume di scena. Non è una sfilata di look, ma una successione di corpi e stati d’animo. Madonna torna al club perché il club, per lei, è sempre stato un luogo politico: non in senso didascalico, ma perché permette di stare insieme senza dover spiegare tutto.

In una intervista ha definito la musica dance un antidoto all’isolamento, una forma di comunità in un’epoca che tende a separarci. È qui che Confessions II trova il proprio senso: non nel desiderio di rifare un’era irripetibile, ma nella capacità di trasformare ancora una volta una pista da ballo in un’immagine di moda, e un’immagine di moda in una dichiarazione di libertà. Lei, la regina incontrastata, ne è la dimostrazione vivente.

Madonna “Confessions Tour” 2006 - Credits: Getty Images
Madonna “Confessions Tour” 2006 - Credits: Getty Images

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