Di Giuditta Avellina
D’estate ci sono festival che si scelgono per un nome forte in cartellone e altri per la strada necessaria a raggiungerli. Una curva dopo l’altra, un traghetto, una passeggiata tra gli alberi, un paese dove si arriva con l’idea di fermarsi anche il giorno dopo. Abbiamo scelto questi perché la musica, il cinema e il teatro non stanno semplicemente “in mezzo al verde”.
Si trovano in luoghi che cambiano il modo di ascoltare: una vigna sull’Etna, i laghi ai confini del Friuli, un bosco valdostano, le isole Eolie, le Dolomiti quando il sole non è ancora sorto. Sono festival in cui il paesaggio non fa da cornice e non serve a rendere più bella una foto ma fa parte dell’esperienza. A volte basta guardare oltre il palco per capire perché si è partiti.
Dal 2 al 5 luglio il Bosco del Peuterey, sopra Courmayeur, torna a essere il cuore di Celtica Valle d’Aosta. Non una semplice rassegna a tema, ma una piccola geografia parallela costruita tra abeti, prati e radure della Val Veny, dove la musica tradizionale, le danze, i laboratori e il mercato artigiano prendono il posto della fretta. Celtica non pretende di essere patinato e questo è forse il suo aspetto più interessante.
Si arriva con il rumore dell’acqua e del bosco nelle orecchie, ci si muove tra strumenti antichi, costumi, racconti e tavole informali, mentre il massiccio del Monte Bianco resta poco oltre le chiome. Quando scende la sera, la luce si abbassa tra gli alberi e il festival acquista quella dimensione sospesa che i grandi eventi urbani non possono ricreare. È un appuntamento per chi cerca una comunità temporanea, più che una folla.
Tra luglio e i primi giorni di agosto, Tener-a-mente trasforma l’Anfiteatro del Vittoriale in uno dei luoghi più seducenti dell’estate italiana. A Gardone Riviera si entra in un paesaggio costruito per stratificazioni, tra i giardini del Vittoriale, le pietre del teatro e il Lago di Garda che, poco più in basso, riflette le ultime luci del giorno. Qui il palco sembra quasi una soglia: alle spalle del pubblico c’è il parco monumentale voluto da D’Annunzio, davanti il lago che al tramonto si fa argento, poi blu, poi nero.
La musica arriva dentro questa scenografia senza doverla conquistare. Nel cartellone 2026, dal 4 luglio al 2 agosto, figurano Daniele Silvestri, Stefano Bollani All Stars, Esperanza Spalding, LP, Diana Krall, Two Door Cinema Club, Chet Faker, Kings of Convenience, Niccolò Fabi e Coez. È il festival più elegante della selezione, quello da immaginare come una fuga sul Garda: una passeggiata lenta tra i viali del Vittoriale, un aperitivo con vista acqua, una cena che si prolunga e poi il concerto, quando il lago sparisce nel buio e l’anfiteatro si illumina come una piccola città sospesa.
Dal 5 luglio all’8 agosto, IncantoMarche attraversa l’entroterra con un calendario diffuso che porta la musica nei borghi, nelle colline e nei paesaggi dell’Appennino marchigiano. Il suo fascino è tutto nel modo in cui si arriva: una strada secondaria, una piazza che non si conosceva, un panorama che si apre all’ultimo tornante.
Nato dall’esperienza di RisorgiMarche, il festival conserva un’idea precisa e molto contemporanea di live: meno impatto, più relazione con i luoghi. Nel programma della decima edizione figurano, fra gli altri, Joan Thiele, Emma Nolde, I Patagarri, Frida Bollani Magoni e Filippo Graziani. Ma prima della musica viene il territorio: borghi da esplorare, trattorie dove fermarsi, piccoli paesi che per una sera diventano il centro di qualcosa.
Dall’8 al 12 luglio, Salina ospita la ventesima edizione di SalinaDocFest, dedicata quest’anno al tema “Odissee contemporanee. Isole, battaglie, ritorni”. È il capitolo più cinematografico della selezione, anche fuori dallo schermo: il festival vive tra Malfa e Santa Marina Salina, con proiezioni, incontri e conversazioni che si spostano dall’interno dell’isola al porticciolo.
Salina ha una bellezza più sobria rispetto alle Eolie più mondane: vigneti disegnati sui pendii, muri bianchi, capperi, sentieri, terrazze e un mare che torna sempre, anche quando non lo si vede. SalinaDocFest è per chi vuole alternare una proiezione a una nuotata, un incontro con un autore a una cena lunga guardando le luci delle altre isole. Un festival culturale, ma con il ritmo di una vacanza mediterranea.
Dall’11 al 26 luglio, No Borders Music Festival torna ai Laghi di Fusine, nel Tarvisiano, con una delle scenografie naturali più spettacolari dell’estate italiana. Qui il palco si trova in una valle di confine, nel punto in cui Italia, Austria e Slovenia si avvicinano, tra l’acqua ferma dei laghi, la foresta e il profilo netto delle Alpi Giulie.
L’edizione 2026 riunisce Tom Smith ed Elvis Costello, LP, Coez con I Patagarri, Ludovico Einaudi, Manu Chao e Mannarino. Ma il vero motivo per salire fin qui è l’ora dei concerti, programmati tra mezzogiorno e le 14, quando le montagne sono ancora chiare e il lago riflette tutto. Un festival che rende la musica meno urbana, più aperta.
Dal 24 luglio al 1° agosto, Sciaranuova Festival porta il teatro nei vigneti Planeta di Passopisciaro, sul versante nord dell’Etna. Non è un’arena all’aperto travestita da natura: qui la scena nasce davvero dal paesaggio, tra filari, terrazzamenti, pietra lavica, pini e il vulcano che cambia colore insieme al cielo.
La decima edizione, intitolata “Dieci”, riunisce Tindaro Granata, Babilonia Teatri e Les Moustaches in tre serate molto diverse fra loro. Il consiglio è arrivare con anticipo, quando l’aria si fa più fresca e le vigne smettono di essere solo una fotografia. La cantina, il vino e il teatro hanno qui una stessa misura: essenziale, siciliana, senza bisogno di effetti speciali.
Dal 25 luglio all’1 agosto, Breuil-Cervinia e Valtournenche ospitano la ventinovesima edizione di Cervino CineMountain, il festival internazionale di cinema di montagna più alto d’Europa. Ai piedi della Gran Becca, film, incontri, letteratura e alpinismo si incontrano senza trasformare la montagna in un fondale da cartolina.
Nel 2026 il tema dei pascoli e dei pastori attraversa l’identità del festival, insieme a un programma che porta in Valle d’Aosta figure come Matteo Della Bordella, Francesca Porcellato e Federica Mingolla. Il suo punto forte è il contesto: uscire da una proiezione e ritrovare davanti agli occhi la montagna che ha appena abitato le immagini.
Dal 6 al 9 agosto, Ypsigrock torna a Castelbuono per la sua ventinovesima edizione. Il festival non è sul mare, ma il mare è vicino abbastanza da entrare nella luce e nell’aria del borgo; alle spalle, invece, iniziano le Madonie. È questo doppio paesaggio a renderlo diverso: una Sicilia di pietra, ombra, montagne e vicoli, lontana dalla formula della spiaggia-concerto.
Il cuore della manifestazione è il Castello dei Ventimiglia, che trasforma il centro medievale in una location con un carattere preciso, non intercambiabile. Ypsigrock è da vivere come una breve fuga: si arriva nel pomeriggio, si attraversa il paese, si cena tardi, si torna a dormire con il fresco dell’entroterra. La line-up conta, naturalmente. Ma è Castelbuono a rendere il festival riconoscibile.
Tra la fine di luglio e il 30 agosto , il Parco archeologico di Segesta ospita la quinta edizione del Segesta Teatro Festival. Teatro, danza, musica, prime nazionali e performance site specific abitano uno dei paesaggi più magnetici della Sicilia: il teatro antico, il tempio dorico, le colline spoglie, gli ulivi e quel silenzio mediterraneo che qui sembra avere una densità particolare.
Il programma 2026 include, tra gli altri, Lella Costa, Moni Ovadia, Mario Incudine, Dardust, Avion Travel, Kataklò e U-Theatre. Ma il valore più raro è l’ora in cui andare: l’alba, quando la pietra cambia colore e il paesaggio è ancora vuoto, oppure la sera, quando il teatro si accende e il buio restituisce al luogo una solennità che nessuna scenografia potrebbe simulare.
Dall’8 al 16 agosto, Time in Jazz torna a trasformare Berchidda e il nord della Sardegna in una mappa da seguire con lentezza. Diretto da Paolo Fresu, il festival non si esaurisce in un solo palco: attraversa piazze, piccoli centri, vigne, musei, spazi naturali e luoghi che diventano destinazioni proprio perché la musica li raggiunge.
La trentanovesima edizione, intitolata Kind of Blue, tiene insieme jazz, elettronica, nuove scene e progetti speciali. Nel programma figurano, tra gli altri, Fabrizio Bosso Quartet e Kokoroko, attesi il 15 agosto a Berchidda. Time in Jazz è il festival da scegliere per una Sardegna diversa da quella del solo mare: più interna, più musicale, fatta di paesi, strade secondarie e sere che iniziano tardi.
Dal 24 agosto al 3 ottobre, I Suoni delle Dolomiti torna a portare musicisti e pubblico in quota, tra prati, malghe, rifugi e vallate delle Dolomiti trentine. Nel pezzo puoi fermarti agli appuntamenti fino al 21 settembre, ma senza indicare quella data come chiusura del festival. Il suo gesto resta unico: non si entra in un’arena, si raggiunge un luogo. A volte con una passeggiata, altre con un’escursione più impegnativa, sempre con la sensazione che il paesaggio abbia già preparato l’ascolto.
L’edizione 2026 apre il 24 agosto a Pian della Nana, nelle Dolomiti di Brenta, con I Violoncellisti della Scala e il Coro SOSAT. Tra gli appuntamenti più alti del periodo estivo, il 15 settembre Jakub Józef Orliński e Il Pomo d’Oro suonano a Malga Brenta Bassa. Qui il concerto non è mai solo il punto di arrivo ma è la ricompensa di una giornata passata a salire.