Di Claudia Ricifari
La luce del Mediterraneo e gli scorci della Grecia hanno una qualità drammaturgica che nessuno degli studios a Los Angeles saprà mai replicare. Colori, sfumature, atmosfere e architetture unici. Lo sa bene Christopher Nolan, che ha scelto le terre del Peloponneso per girare alcune delle scene più memorabili del suo attesissimo The Odyssey (e dove se no). Il regista britannico ha orchestrato la sua nuova epopea tra la solennità architettonica di Acrocorinto e il castello di Methoni, spingendosi fino alla spiaggia di Voidokilia per sfruttare le suggestioni ancestrali della grotta di Nestore. Un ritorno alle origini del mito che l'attore Himesh Patel, interprete di Euriloco, ha descritto come inevitabile: “Quando racconti una storia come questa, le location diventano personaggi a tutti gli effetti”, aggiungendo: “Ecco perché dovevano essere davvero speciali”.
Ma se l'opera di Nolan, che si preannuncia come uno dei titoli di punta dell'anno, doveva inevitabilmente essere collegata alla Grecia per sua stessa natura, ci sono altri film e serie tv che presto arriveranno sul grande e piccolo schermo e che vedono la Grecia meta prediletta.
Nea Makri ha fatto da cornice all’arrivo in barca di Brad Pitt, avvistato in toni d'azzurro sul set di The Riders. Il thriller psicologico firmato A24 e diretto da Edward Berger vede l'attore attraversare l'Europa in una ricerca disperata, trovando nelle tappe greche, che includono anche Kalkida e l'intramontabile isola di Hydra, l'atmosfera ideale per un’interpretazione che secondo molti potrebbe valergli un premio Oscar.
Poco lontano, Damien Chazelle ha da poco concluso ad Atene le riprese del suo nuovo prison movie con Cillian Murphy e Daniel Craig. Il titolo resta ancora top secret, ma il regista di La La Land ha riconvertito un'ex fabbrica di tabacco in un severo penitenziario degli anni Quaranta, spostando poi la cinepresa tra i vicoli della capitale e i panorami nord-occidentali di Corfù per tessere un tesissimo duello psicologico. Persino la cultura pop più leggera ha ceduto al richiamo ellenico: dopo le avventure romane, la sesta stagione di Emily in Paris vedrà concludersi le avventure della sua complicata vita sentimentale tra i paesaggi baciati dal sole della Grecia.
Il rinnovato legame tra Hollywood e la Grecia non è un fulmine a ciel sereno, ma il culmine di un percorso di riscoperta che già lo scorso anno aveva iniziato a emergere attraverso la cinematografia d’autore. Yorgos Lanthimos, per esempio, aveva scelto l'isola di Milos per ambientare le sequenze più visionarie di Bugonia, la sua quarta collaborazione con Emma Stone, presentata alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia. Le rocce bianche e levigate della spiaggia di Sarakiniko hanno offerto al regista una distesa lunare, uno spazio quasi extraterrestre perfetto per accogliere la sua tipica ironia nera. Un rapporto con la terra natia, quello di Lanthimos, che però non gli ha permesso di avere l’autorizzazione da parte del Central Archaeological Council per girare all'Acropoli di Atene.
Sempre nel 2025 le coste elleniche facevano da sfondo a Sacrifice di Romain Gavras. Il regista ha trasformato il set, diviso tra Santorini, Lavrio e Drama, nel teatro di un finto gala di beneficenza ad alta tensione, dove i destini di Anya Taylor-Joy, Chris Evans e Vincent Cassel si incrociano sullo sfondo di un vulcano pronto a esplodere, sfruttando il contrasto naturale tra la bellezza dei luoghi e l'inquietudine della trama.
L'attuale magnetismo della Grecia non è che l'ultimo capitolo di una lunghissima storia d'amore scritta con la luce dell'Egeo. Il cinema internazionale ha sempre cercato tra queste isole un'idea di purezza, di evasione o di profonda riflessione interiore. Impossibile dimenticare le coreografie spontanee di Anthony Quinn, che insegnò il Sirtaki al mondo intero sulla spiaggia di Stavros in Zorba il greco (1964), o la grazia intramontabile di Sophia Loren in Il ragazzo sul delfino, pellicola che negli anni Sessanta celebrò lo splendore dell'Acropoli e di Hydra.
Quello stesso senso di isolamento catartico ha guidato Gabriele Salvatores nella scelta di Kastellorizo per il suo Mediterraneo, pellicola premiata con l'Oscar che ha saputo cristallizzare un'idea di fuga dal tempo divenuta generazionale. Una radiosità che Luc Besson ha saputo volgere in una poesia subacquea tinta di blu profondo con Le Grand Bleu (1988), girato tra le scogliere di Amorgos, prima che le canzoni degli ABBA trasformassero Skopelos nel set di Mamma mia!, ridefinendo l'immaginario contemporaneo dell'estate greca.
Oggi come allora, quelle coste aspre e accoglienti continuano a dettare le regole del grande stile cinematografico.
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