Di Matteo Dall’Ava
Facciamo un gioco. In che anno una racchetta di legno ha calcato per l'ultima volta il Centre Court di Wimbledon? La risposta suona più lontana di quanto sembri: 1987. Quasi quarant'anni fa. L'ultimo a vincere il singolare maschile impugnando il legno era stato John McEnroe, nel 1984, con una Dunlop Maxply opposta alla T2000 metallica di Jimmy Connors. Björn Borg, cinque volte campione qui, aveva fatto tutto con la sua vecchia Donnay. Poi la grafite ha spazzato via il frassino, e non è più tornata indietro.
Da allora la racchetta ha cambiato mestiere. Continua a servire per giocare, certo, ma sull'erba londinese è diventata anche altro: un oggetto da mostrare, un pezzo da collezione, un accessorio. Con Wimbledon 2026 in corso (29 giugno–12 luglio), vale la pena passare in rassegna tre famiglie di racchette che fanno gola, ciascuna per un motivo diverso. Nessuna è di legno. Tutte, a modo loro, giocano con l'idea di eleganza che questo torneo si porta dietro dal 1877.
Partiamo dalla curiosità pura, quella che assomiglia più a una borsa che a un attrezzo. Gucci e HEAD hanno firmato insieme una Speed MP personalizzata: telaio percorso dal Web rosso e blu, la G intrecciata stampata in bianco sul piatto corde, dampener anti-vibrazione col marchio, custodia in tela GG Supreme. Prezzo? Intorno ai 2.600 dollari, il che ne fa a oggi la racchetta più cara sul mercato.
Sotto la livrea c'è una Speed MP con tecnologia Auxetic 2.0, non un soprammobile. Ma diciamolo con onestà: chi la compra non lo fa (solo) per il piatto corde. D’altronde, l'amore di Gucci per il tennis non è da legarsi solo all'ascesa di Jannik Sinner. Risale al 1977, quando la maison lanciò la sneaker Gucci Tennis, tra i primi esperimenti di un brand del lusso nello sportswear. Nel 2022 il cerchio si è chiuso con l'ingaggio del campione italiano come ambassador globale. La racchetta è l'ultimo capitolo di un flirt lungo quasi mezzo secolo.
Babolat è partner ufficiale di Wimbledon e ogni anno confeziona una collezione a tema. Per il 2026 il pezzo forte è la Pure Drive Wimbledon: design in prevalenza bianco, con un richiamo al rosso delle fragole del torneo, semplice, sobrio, molto All England Club.
La Pure Drive Wimbledon è un'edizione puramente estetica della Pure Drive Gen11: 100 pollici quadri, 300 grammi, schema 16x19, fibre di lino nel cuore per smorzare le vibrazioni. In campo si comporta esattamente come la Pure Drive di tutti i giorni. Il che va benissimo, se si cerca la soddisfazione di impugnare un pezzo di torneo, vale il sovrapprezzo per molti appassionati. Per chi gioca più di rado c'è anche la Boost Wimbledon, stessa estetica ma telaio più leggero e indulgente. Un modo elegante per portarsi a casa un pezzo di Centre Court senza rinunciare alle sensazioni.
Terza via, la più sottile: i telai che vediamo davvero in mano ai top player, riconoscibili a colpo d'occhio. La Head Speed è la racchetta di Jannik Sinner (campione in carica a Wimbledon dal 2025) e di Novak Djokovic. La Babolat Pure Aero è il simbolo del gioco di Carlos Alcaraz, tutto spin e aggressività. Portarne una al circolo è un codice: parla la lingua di chi il tennis lo segue davvero.
La racchetta di Sinner che si trova in negozio non è la racchetta di Sinner. Quasi tutti i professionisti, infatti, usano versioni personalizzate su misura.
Morale per chi sogna di giocare come loro: la versione al pubblico condivide forma, schema corde e tecnologie, e resta ottima. Ma è un oggetto diverso da quello che il campione tiene in mano. Un cugino stretto, non un gemello.