Di Giulia Pacella
Mentre nei giorni scorsi sui social i rumor di un possibile arrivo di Dario Vitale alla direzione creativa di Emporio Armani circolavano con insistenza, ieri sera nel cortile di Palazzo Orsini in via Borgonuovo Leo Dell’Orco e Silvana Armani hanno presentato per la prima volta insieme la nuova collezione Giorgio Armani Uomo Primavera Estate 2027 (disegnata da lui) e la Giorgio Armani Cruise 2027 (disegnata da lei) chiudendo così di fatto il calendario di Milano Moda Uomo SS27. Un debutto à deux nel solco della continuità e del desiderio di portare avanti il disegno del fondatore, che manca tanto. Tantissimo. Ma in realtà è lì, presente e vivo nelle citazioni, nei riferimenti, nelle ispirazioni che hanno dato origine alla sfilata: “suggestioni che si intrecciano nel segno del viaggio e della trasformazione”. Lo spirito nomade e mediterraneo amatissimo da Re Giorgio pervade la collezione e l’intero spazio del fashion show, allestito come un salotto estivo all’aperto con cuscini, pouf e tappeti di rattan intrecciato.
Passando per via Borgonuovo qualche giorno fa, dalla strada si vedeva il via vai di allestitori al lavoro nel cortile e mi chiedevo: chissà se ci fosse stato Re Giorgio quante volte avrebbe corretto la disposizione degli oggetti per raggiungere il set-up perfetto? Notoriamente impeccabile e perfezionista, avrebbe probabilmente chiesto anche questa volta spostamenti impercettibili fino al minuto prima dell’inizio dello show, anzi li avrebbe compiuti in prima persona, come ha sempre fatto fino alla sua ultima sfilata. É questa duplice sensazione di mancanza eppure di presenza che accompagna l’intero fashion show: un fil rouge che si dipana in 160 look, partendo dalle palette cromatiche tipiche del Mediterraneo (bianco, i toni neutri della sabbia e del grigio, il blu del cielo e del mare, le sfumature di verde delle erbe mediterranee) fino alle uscite finali tutte in nero. In mezzo c’è l’universo Giorgio Armani.
Il tema della collezione, Mercato Mediterraneo, viene così tradotto non in un racconto folkloristico o didascalico, ma in una narrazione materica, tramite tessuti, consistenze e colori che sembrano avere assorbito il sole, il vento e il sale. Come spiegato dalla maison, il Mediterraneo immaginato da Leo Dell'Orco è “uno spazio mentale” attraversato da incontri, scambi e contaminazioni, dove la luce e il tempo lasciano la propria impronta sui tessuti. Lino, cotone, fibre naturali appaiono vissuti, stropicciati, quasi scoloriti dagli elementi.
Alcune camicie e giacche - che all'occhio ricordano il denim - al tatto rivelano invece la leggerezza e la preziosità dello shantung di seta. Una ricerca sofisticata che racconta bene l'ossessione armaniana per il trompe-l'œil tessile e che Leo Dell’Orco porta avanti con fedeltà.
Interessante anche il dialogo tra scenografia e collezione. I tappeti in rattan, sisal e juta che rivestivano il cortile di Palazzo Orsini trovavano una corrispondenza diretta nelle texture degli abiti, tra intrecci, micro spigature e superfici volutamente irregolari.
In una stagione dominata dal ritorno delle proporzioni più asciutte, fino all’estremizzazione skinny di Prada, anche Armani ha lavorato sulla silhouette e sull’essenzialità, senza tuttavia rinunciare ai propri codici. Estremamente riconoscibili, guardano tantissimo alle costruzioni e all’immaginario dell’uomo Armani negli anni ’90, al nomadismo elegante e a quel tailoring destrutturato di cui Giorgio Armani è stato maestro.
Le giacche si svuotano e si allungano leggermente, i pantaloni si fanno più affusolati e le sahariane assumono un ruolo centrale nel guardaroba di un esploratore colto e sofisticato. Le linee sono fluide, l’atteggiamento rilassato, la formalità e il rigore lasciano spazio a un’eleganza naturale. Non manca il denim. Probabilmente più di quanto si sia visto negli ultimi anni sulle passerelle Giorgio Armani. Un dettaglio che sembra suggerire una volontà di dialogare con un pubblico più giovane senza snaturare il DNA della maison.
La vera novità della serata era però affidata alla proposta femminile. La Cruise 2027 non è solo la prima collezione Giorgio Armani firmata da Silvana Armani, ma anche la prima collezione crociera che il brand fa sfilare in passerella. La donna condivide lo stesso paesaggio dell'uomo: il Mediterraneo.
Le giacche decostruite, i soprabiti fluidi e gli abiti che seguono il movimento del corpo costruiscono un guardaroba fatto di leggerezza e understatement, un’eleganza che non è mai ostentazione. Le tonalità diventano ancora più morbide. Ai neutri della collezione maschile si aggiungono accenti di azzurro polveroso e lilla.
Non c'è alcuna volontà di rompere con il passato. Piuttosto, emerge il desiderio di custodire e accompagnare nel presente una certa idea di eleganza Armani: discreta, sofisticata, più leggera, ma mai urlata.
Ad applaudire la collezione un front row particolarmente trasversale e decisamente stellare.
Nel cortile di Palazzo Orsini hanno preso posto il regista premio Oscar Paolo Sorrentino, i protagonisti del cinema internazionale Chiwetel Ejiofor, Mark Strong, Lucy Boynton, Arón Piper e Nathalie Emmanuel. Dal mondo della musica sono arrivati Marco Mengoni e Conan Gray, mentre tra i volti più fotografati figuravano la modella Laila Hasanovic e Carolyn Murphy. Presente anche una nutrita rappresentanza del mondo sportivo con il tennista Andrea Vavassori, la campionessa olimpica Sofia Goggia e i protagonisti dell'Olimpia Milano Giuseppe Poeta, Giampaolo Ricci e Shavon Shields.
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