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lifestyle26 ottobre 2026

Non chiamatela nostalgia: perché Vienna è la nuova capitale dell'art de vivre

Ben oltre il Ballo delle debuttanti e i palazzi asburgici, Vienna negli ultimi anni ha lavorato su una nuova immagine divenendo una vera metropoli sempre più attraente. Ecco come ha fatto e perché vale la pena andare (o tornare) per un weekend
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Di Claudia Ricifari

Negli ultimi anni il dibattito sulle grandi capitali europee si è concentrato spesso sulla difficoltà di proporsi come metropoli avveniristiche senza diventare invivibili per i propri cittadini. In questo dibattito Vienna si posiziona quasi come un unicum. A differenza di Milano, la cui rinascita è oscurata da dinamiche sociali sotto gli occhi di tutti, la capitale austriaca sta vivendo un nuovo momento di lustro, superando la dicotomia con cui si confrontano le altre metropoli con un'eleganza quasi sorniona. Il segreto? Prendersi il tempo necessario. Per dimostrare al resto del mondo che alla base di una reale crescita ci sono continuità e visione strategica. Vienna è stata per 3 anni consecutivi in vetta alla classifica del Global Liveability Index di The Economist (dal 2022 al 2024) e nel 2026 si è posizionata seconda, dietro solo a Copenhagen.

Sarà anche per questo che nel 2025 la città ha segnato il record storico di visitatori. Segno che non si tratta di un exploit passeggero. Tra l'arrivo dei grandi nomi dell'hotellerie internazionale, la riscoperta di un'attitudine al passeggio trasformata in status e un'offerta gastronomica e artistica che guarda all'Europa centrale con straordinaria freschezza, Vienna sta vivendo un momento d'oro. Il tutto senza aver mai perso una sola briciola della propria identità e del proprio fascino.

Quando l'hotellerie d'eccellenza diventa mecenatismo

Se le grandi catene dell'alta ospitalità hanno scelto questo momento per concentrare i propri investimenti su Vienna, non si tratta di una coincidenza congiunturale, ma di un preciso posizionamento strategico. A differenza di quanto accade altrove, qui restored and repurposed sono le parole d'ordine.

I progetti più importanti degli ultimi anni affondano, infatti, le radici nell'architettura d'epoca. Dopo il debutto di Rosewood Vienna nel 2022 all'interno di un'ex sede bancaria dell'Ottocento nel cuore dell'Innere Stadt, la mappa dell'accoglienza ultra-luxury si è arricchita dell'apertura del Mandarin Oriental Vienna, ricavato tra le campate Art Nouveau di un ex palazzo di giustizia. A questi si affianca il rilancio del Palais Coburg, dimora storica legata alla dinastia dei Sassonia-Coburgo, fino alla riapertura del romantico Hotel Bristol, icona Belle Époque affacciata sull'Opera.

Anche i bastioni storici della città stanno rivedendo i propri spazi per parlare a un pubblico nuovo. All'Hotel Sacher, che proprio nel 2026 celebra i suoi 150 anni, si va per la celeberrima torta al cioccolato – certo – ma anche per sorseggiare un cocktail rimanendo incantati dal sofisticato Blaue Bar. Allo stesso tempo, format dall'impronta contemporanea come The Hoxton hanno scelto di valorizzare il patrimonio modernista degli Anni '50, trasformando un ex edificio Bauhaus in un hub di design con rooftop e piscina d'ispirazione cubana.

Hotel Sacher - Courtesy Press Office
Hotel Sacher - Courtesy Press Office

Vienna, tra artigianato e boutique come destinazioni culturali

La metamorfosi dell'accoglienza si riflette direttamente sul tessuto del retail di lusso e sulle storiche arterie del centro storico. L'arrivo delle prime boutique austriache di brand come Loewe e Celine, insieme al monumentale spazio di Dior da oltre mille metri quadrati, ha ulteriormente consolidato il primo distretto come punto di riferimento per lo shopping internazionale.

Ma la vera forza di Vienna risiede nella capacità di mescolare le grandi maison a una rete di atelier storici a conduzione familiare che popolano l'Innere Stadt. L'esperienza di acquisto torna quindi a essere un rito lento, fatto di presenza e maestria manuale. Lo si nota da J. & L. Lobmeyr, la storica manifattura fondata nel 1823 che ancora oggi taglia e incide a mano il cristallo, con gli stessi maestri vetrai che realizzarono i celebri lampadari Sputnik del Metropolitan Opera House di New York. Non troppo in là, Carl Auböck continua a rimanere un punto di riferimento del design primo-novecentesco, plasmando sculture e oggetti in ottone e pelle con le medesime tecniche tramandate da generazioni. Per non parlare di Altmann & Kühne, la vera e propria bomboniera della cioccolateria artigianale aperta nel 1928, le cui confezioni sono diventate vera oggettistica da collezione.

Realtà che continuano a testimoniare il valore inestimabile del fare le cose lentamente e di persona, senza farsi trascinare dalla frenesia dell'epoca digitale.

Immagine tratta dal profilo Facebook di Altmann & Kühne
Immagine tratta dal profilo Facebook di Altmann & Kühne

L'arte dello strolling e il fattore Gemütlichkeit

Che si tratti di percorrere la Ringstrasse o di perdersi nei vicoli del settimo distretto, a Vienna anche passeggiare fa parte della tradizione e si trasforma in una dichiarazione di stile. Nata nel Settecento, quando l'imperatore Giuseppe II democratizzò gli spazi di corte aprendo al pubblico i giardini di Schönbrunn, il Belvedere e il Prater, la promenade viennese ha attraversato i secoli evolvendosi in un'arte che unisce eleganza e disinvoltura.

Ingresso alla Praterallee, 1905, fotomontaggio a colori con figurine incollate - Credits Getty Images
Ingresso alla Praterallee, 1905, fotomontaggio a colori con figurine incollate - Credits Getty Images

Oggi il principio del "vedere ed essere visti" si è spostato dai saloni aristocratici ai dehor dei caffè, ai parchi come il Burggarten e ai mercati di quartiere come il Naschmarkt o Yppenplatz. Con circa il 30% degli spostamenti quotidiani effettuati a piedi, Vienna si conferma una delle capitali più vivibili al mondo, dove la celebre Gemütlichkeit (l'accoglienza) si traduce in quell'attitudine tutta viennese alla comodità e alla piacevolezza del tempo defininendo il ritmo della vita quotidiana.

Dalle grandi istituzioni culturali come il Wien Museum e la Heidi Horten Collection, fino ai bistrot di nuova generazione come COP o Bruder legati alla valorizzazione dei vini naturali e dei prodotti del territorio, e ai secret bar come The Chapel, la città continua a perfezionare le proprie tradizioni senza mai snaturarle. Un promemoria per il turismo contemporaneo e per tutte le altre città.

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