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lifestyle24 ottobre 2026

Quest'autunno ci sono 3 grandi mostre imperdibili in Italia

Da Klimt a Schiele, da Picasso e Matisse fino a Gaudì, i grandi artisti moderni tra la fine dell'800 e l'inizio del '900 sono protagonisti di tre mostre in altrettante città italiane: ecco perché (secondo noi) sono assolutamente da vedere
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Di Matteo Dall'Ava

Da Gaudí a Picasso. Capolavori dalla Collezione Carmen Thyssen - Courtesy Press Office
Da Gaudí a Picasso. Capolavori dalla Collezione Carmen Thyssen - Courtesy Press Office

Le mostre d’arte non mancano mai in un paese come l'Italia. Ma questo autunno 2026 sembra particolarmente ricco di esposizioni dedicate ai grandi nomi dell'arte di fine Ottocento e primi del Novecento. Da Klimt a Picasso, fino a Matisse: sono questi alcuni degli artisti che si possono ammirare per scoprire come hanno cambiato il modo di desiderare, vestirsi, perfino guardarsi allo specchio. Tra Mestre, Bologna e Venaria Reale, ecco gli appuntamenti da segnare in agenda per un weekend all'insegna della cultura.

1. Mestre: Klimt, Schiele e Kokoschka

La signora ha gioielli preziosi, una veste magnificamente decorata e l’aria di conoscere benissimo il proprio potere. Fra le mani, però, stringe la testa di un uomo decapitato. È la Giuditta II dipinta da Gustav Klimt nel 1909, così inquietante da essere conosciuta anche come Salomè. Acquistata dal Comune alla Biennale del 1910, oggi lascia Ca’ Pesaro per aprire la mostra Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea, al MUVEC – Casa delle Contemporaneità di Mestre (Venezia), fino al 14 febbraio 2027.

I tre viennesi avevano capito che dietro un corpo impeccabile può nascondersi una tempesta. Klimt veste le sue donne di oro e desiderio; Egon Schiele le spoglia delle convenzioni, disegna nervi, ossa e fragilità; Oskar Kokoschka lascia che l’inquietudine deformi persino i volti. Tra le 47 opere compare Piero Manzoni, che arrivò a firmare persone vere e a certificarle come sculture viventi. Chissà cosa avrebbe pensato dei filtri fotografici. Il motivo per andare? Scoprire che l’ossessione per il corpo perfetto è antica e che l’arte sa dare dignità alle imperfezioni.

Da sinistra: Egon Schiele. Nudo disteso con le braccia dietro la schiena, 1911. Acquerello, guazzo e matita su carta, mm 480 x 315. Inv. 738 (1977.11). Madrid, Museo Nazionale Thyssen-Bornemisza © Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, Madrid; Gustav Klimt. Giuditta II (Salomè), 1909. Olio su tela, cm 176 × 46. Inv. 446. Acquisto Biennale 1910. Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia; Oskar Kokoschka. Pietà, 1908, pubblicato nel 1909. Litografia in nero, blu, giallo, rosso, grigio-blu su carta per manifesti montata su tela di linoleum, mm 1236 × 810. Inv. FOK 0236. Vevey, Musée Jenisch Vevey – Foundation Oskar Kokoschka © Fondation Oskar Kokoschka / 2026, ProLitteris
Da sinistra: Egon Schiele. Nudo disteso con le braccia dietro la schiena, 1911. Acquerello, guazzo e matita su carta, mm 480 x 315. Inv. 738 (1977.11). Madrid, Museo Nazionale Thyssen-Bornemisza © Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, Madrid; Gustav Klimt. Giuditta II (Salomè), 1909. Olio su tela, cm 176 × 46. Inv. 446. Acquisto Biennale 1910. Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia; Oskar Kokoschka. Pietà, 1908, pubblicato nel 1909. Litografia in nero, blu, giallo, rosso, grigio-blu su carta per manifesti montata su tela di linoleum, mm 1236 × 810. Inv. FOK 0236. Vevey, Musée Jenisch Vevey – Foundation Oskar Kokoschka © Fondation Oskar Kokoschka / 2026, ProLitteris

2. Bologna: da Gaudí a Picasso

Nel febbraio del 1900, a Barcellona, un ragazzo non ancora diciannovenne tappezzò le pareti di un locale con decine di ritratti. Si chiamava Pablo Picasso e il posto era Els Quatre Gats, ritrovo di pittori, scrittori e aspiranti rivoluzionari del gusto. Tra bicchieri e discussioni, la modernità preparava un gran baccano. Quell’atmosfera rivive in Da Gaudí a Picasso. Capolavori dalla Collezione Carmen Thyssen, a Palazzo Albergati di Bologna fino al 29 marzo 2027. Oltre cento opere raccontano la Barcellona che cresceva, si elettrizzava e cercava una propria identità, mentre gli artisti viaggiavano tra Catalogna e Parigi per rubarsi idee con molta eleganza. Alcuni dipinti arrivano dalle dimore private della baronessa Carmen Thyssen e sono destinati al suo futuro museo a Barcellona.

Accanto a Picasso, Miró e Dalí spuntano nomi meno familiari come Isidre Nonell, che sceglieva di ritrarre donne ignorate dalla buona società. E Gaudí dimostra, con una riproduzione della sedia di Casa Batlló e una piastrella di Casa Milà, che una rivoluzione può cominciare da uno schienale. La ragione per visitarla? Capire come nasca una moda prima che diventi moda: da incontri casuali, litigi creativi e coraggio di cambiare le regole.

Pere Torné Esquius. Tavolo in giardino, 1913 ca. Olio su tela, 49x65 cm. Museu Carmen Thyssen, Barcelona
Pere Torné Esquius. Tavolo in giardino, 1913 ca. Olio su tela, 49x65 cm. Museu Carmen Thyssen, Barcelona

3. Venaria Reale: Matisse, Picasso e Bacon

Nel 1951 Henri Matisse (protagonista anche di una mostra a Milano) dipinse una donna con una camicia gialla. Era Carmen Leschennes, modella svizzera che il pittore chiamava Katia. Il viso, curiosamente, è quasi vuoto: pochi segni, un’esplosione di giallo e azzurro, eppure la figura sembra viva. È uno degli ultimi due dipinti del maestro francese, quando la sua mano aveva imparato a eliminare tutto ciò che considerava superfluo. Il perfezionismo rischia una crisi di nervi.

Katia con la camicia gialla è fra le circa sessanta opere arrivate dal Musée des Beaux-Arts di Lione per Atelier dei moderni. Matisse, Braque, Picasso, Bacon, alla Reggia di Venaria, alle porte di Torino, fino al 14 febbraio 2027. La mostra apre le porte degli studi dove nascevano capolavori: luoghi di ossessioni e oggetti comuni trasformati in pittura.

Nel 1943, per esempio, Picasso dipinse la credenza del ristorante parigino Le Catalan, con ciliegie che rimandano al primo incontro con Françoise Gilot. Francis Bacon, invece, in Studio per una corrida n. 2 fa quasi fondere toro e torero in una danza di violenza e movimento. Una semplice stanza, un ristorante, un’arena: il Novecento entra in scena da luoghi che nessuno avrebbe pensato di incorniciare. Tre indirizzi per scoprire che il souvenir più ingombrante può essere un’idea. E, fortunatamente, non bisogna farle posto in salotto.

Raoul Dufy(Le Havre, 1877- Forcalquier, 1953). L'atelier con l’uva, 1942, olio su tela, Lione, Musée des Beaux-Arts(lascito di Jacqueline Delubac, 1997). Image © Lyon MBA - Photo Alain Basset
Raoul Dufy(Le Havre, 1877- Forcalquier, 1953). L'atelier con l’uva, 1942, olio su tela, Lione, Musée des Beaux-Arts(lascito di Jacqueline Delubac, 1997). Image © Lyon MBA - Photo Alain Basset

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