Di Giuditta Avellina
L’arte sbarca al Met Gala 2026, che è molto più di un red carpet: è il luogo in cui immagini, potere e racconto si incontrano. Quest’anno il tema “Costume Art” e il dress code “Fashion Is Art” hanno reso esplicito ciò che il Met fa da sempre, ossia trasformare la moda in linguaggio culturale. Non bastava indossare un abito spettacolare. Bisognava costruire un riferimento, portare sulle scale del Metropolitan Museum of Art un pezzo di memoria visiva. Così il corpo è diventato tela, statua e citazione. E il tappeto rosso si è trasformato in una galleria d’arte a cielo aperto, dove alcuni riferimenti sono stati dichiarati dagli stilisti e altri letti dalla stampa internazionale attraverso dettagli iconografici, cromie e costruzioni sartoriali.
Heidi Klum ha portato al Met Gala uno dei look più scenografici della serata: una trasformazione in statua vivente firmata Mike Marino. Il corpo, il volto e le mani sono stati trattati come marmo, in un gioco illusionistico che richiama la tradizione delle sculture velate ottocentesche, dalla Vestale Velata di Raffaele Monti al più ampio immaginario del velo scolpito. Klum sembra una figura pietrificata che improvvisamente torna a respirare: un look a metà tra moda, prostetica e body art.
Angela Bassett ha indossato un abito custom Prabal Gurung ispirato a Girl in a Pink Dress di Laura Wheeler Waring, artista legata al Rinascimento di Harlem. Il rosa intenso del dipinto diventa la base cromatica del look, mentre il bustier drappeggiato e le applicazioni floreali trasformano la pittura in volume. Gurung lavora sulla presenza: l’abito restituisce l’eleganza composta del ritratto e la porta dentro una silhouette contemporanea, più fluida e teatrale.
Kendall Jenner ha scelto un custom GapStudio by Zac Posen ispirato alla Nike di Samotracia, la celebre statua ellenistica conservata al Louvre. Il bianco, i drappeggi e la costruzione del busto trasformano l’idea della t-shirt americana in una forma quasi archeologica. Le pieghe sembrano mosse dal vento, il corpo diventa colonna, la semplicità diventa scultura. È uno dei look più efficaci nel tenere insieme minimalismo contemporaneo e classicità.
Hunter Schafer ha indossato Prada con un riferimento a Mäda Primavesi di Gustav Klimt. Il candore dell’abito, i volumi morbidi e i dettagli floreali riprendono l’apparente innocenza del ritratto, ma la costruzione sartoriale introduce una nota più inquieta e adulta. Schafer non interpreta Klimt in modo letterale ma ne assorbe l’atmosfera, portando sul red carpet una figura delicata, ma non fragile, sospesa tra ritratto infantile e presenza contemporanea.
Madonna è arrivata con un look Saint Laurent ispirato a The Temptation of St. Anthony. Fragment II di Leonora Carrington. Il grande copricapo, il mantello e la costruzione scenica del look trasformano l’ingresso in una processione surrealista. Anthony Vaccarello ne riprende il senso di apparizione, mistero e ritualità. Madonna diventa il centro di una composizione, più che una figura vestita.
Charli XCX ha indossato Saint Laurent con un riferimento agli Iris di Vincent van Gogh e alla storica ossessione di Yves Saint Laurent per quel motivo floreale. L’abito nero, essenziale e aderente, lascia emergere un grande iris tridimensionale come un’incisione sul corpo. Il contrasto è tutto con il fondo scuro ad hoc che cancella il paesaggio e trattiene solo il gesto pittorico, il fiore, la materia.
Ben Platt ha scelto un completo Tanner Fletcher accostato a Una domenica pomeriggio all’isola della Grande-Jatte di Georges Seurat. Il pointillisme entra nel tessuto attraverso ricami, micro-scene e dettagli applicati sulla giacca. Figure, alberi e frammenti di vita quotidiana vengono scomposti e redistribuiti sul completo, come se il quadro fosse stato trasformato in una superficie narrativa.
Kim Kardashian ha indossato un look realizzato con l’artista Allen Jones e Whitaker Malem, sotto la direzione creativa di Nadia Lee Cohen. Il riferimento è il linguaggio provocatorio di Jones e in particolare l’immaginario di Body Armour. Il busto lucido in fibra di vetro trasforma il corpo in forma artificiale, oggetto, superficie. La gonna in pelle completa un’immagine industriale e controllata, perfettamente allineata al modo in cui Kardashian ha costruito negli anni il proprio corpo come dispositivo visivo.
Rachel Zegler ha indossato Prabal Gurung con un riferimento a The Execution of Lady Jane Greydi Paul Delaroche. Il bianco, la benda sugli occhi e la costruzione corsettata richiamano immediatamente il dipinto. Ma il look funziona perché conserva solo l’istante prima della tragedia: la benda diventa accessorio couture, ma anche segno narrativo di un’immagine sospesa tra vulnerabilità, teatro e controllo.
Gracie Abrams ha portato sul red carpet un look Chanel vicino all’universo aureo di Gustav Klimt, con un rimando al Ritratto di Adele Bloch-Bauer I. Ricami, motivi geometrici, superfici dorate e texture preziose traducono la decorazione pittorica in linguaggio couture. È uno dei riferimenti più leggibili della serata, ma anche uno dei più coerenti con Chanel: artigianato, luce, stratificazione, materia.
Emma Chamberlain ha indossato un custom Mugler di Miguel Castro Freitas, dipinto a mano da Anna Deller-Yee. Il look è stato letto in relazione all’immaginario di Van Gogh, con echi di Munch e un riferimento più personale alla pittura del padre. Le pennellate diventano tagli, stratificazioni e variazioni cromatiche che seguono la silhouette. Più che un abito sembra una tela in movimento, costruita direttamente sul corpo.