Di Giulia Pacella e Serena Savardi
L’estate non è ancora del tutto finita, ma con l’autunno ormai alle porte il mondo della moda ha già cambiato stagione. A scandire il passaggio sono le nuove campagne moda Autunno/Inverno 2026-2027 che, dopo stagioni dominate da immagini fortemente digitalizzate, sembrano privilegiare nuovamente la luce naturale, la profondità emotiva, la quotidianità e l’arte tradizionale.
Quest’anno le grandi maison si sono messe in viaggio tra passato e presente, trasformando la libertà in uno stato d’animo ed esplorando momenti d’intimità per creare veri e propri “manifesti creativi” che, attraverso la fotografia e la cinematografia d’autore, tornano prima di tutto a cercare autenticità ed emozioni. E seppur ogni maison abbia nei propri codici visuali una signature ben riconoscibile, nello storytelling di stagione si intrecciano fil rouge e atmosfere condivise: il ritorno alla realtà e all’intimità, il paesaggio che da sfondo diventa protagonista, il dialogo con heritage e memoria, ma anche una nuova tensione cinematografica che lascia spazio al mistero.
Atmosfere sospese, tensione e storie appena accennate. Anche questa stagione la moda prende in prestito il linguaggio del cinema e affida alle immagini il compito di suggerire una storia, più che raccontarla fino in fondo.
È il caso di Jil Sander, che porta il concetto all’estremo collocando una sorta di casa senza pareti sulla pista di un aeroporto privato. Divani avvolti nella plastica, tavoli e oggetti domestici vengono sottratti al proprio contesto, mentre Edie Campbell e Daisuke Ueda si muovono dentro una narrazione frammentata. Le immagini di Moni Haworth, sgranate e desaturate come una vecchia VHS, evocano atmosfere alla Hitchcock e Fassbinder. Il risultato? Una sensazione di inquietudine che precede o segue qualcosa che non viene raccontato.
La tensione diventa sensuale invece da Saint Laurent, dove Talia Chetrit fotografa Rosé, Liu Wen e Connor Storrie lavorando sul contrasto tra corpo e rigore. Più che raccontare una storia, la campagna ne suggerisce l’esistenza attraverso posture, sguardi e dettagli, lasciando lo spettatore davanti a una scena volutamente irrisolta.
Scene di intimità domestica e di normalità vengono catturate dall’obiettivo del regista Barry Jenkins per Prada che, con la complicità degli attori Chen Haoyu, Kelvin Harrison Jr., Hunter Schafer e Troye Sivan, dà vita a uno spaccato di trame quotidiane che ci invitano in un mondo personale.
Così Simple Stories elegge la semplicità, l'onestà e l'umanità ad antidoto contro la complessità della vita contemporanea e crea un legame tra i capi e i corpi: il “vissuto” nella sua imperfezione diventa elemento centrale.
È una giornata spensierata nel verde tra gesti complici e sguardi assorti quella che Dior, invece, propone come manifesto dell’eleganza autunnale. Con la lente del fotografo David Sims, Dru Campbell, Laura Kaiser e Sunday Rose diventano testimonial di una bellezza contemporanea che conquista grazie al sapore più autentico dei piccoli piaceri di ogni giorno, in cui la moda diventa accessorio della quotidianità.
Anche Celine sceglie di avvicinarsi alla vita reale. Fotografata da Zoë Ghertner, la campagna alterna strade parigine e interni, colore e bianco e nero, privilegiando la naturalezza e l’individualità dei suoi protagonisti. Una scelta narrativa in totale sintonia con l’approccio del direttore creativo Michael Rider: lasciare che siano gli abiti e chi li indossa a parlare della nuova identità della maison.
Stesso mood per Miu Miu, che porta l’attenzione sulla persona e sul proprio modo di interpretare un vestito, con Hailey Bieber e Xiao Wen, icone di una femminilità fluida, capace di autodeterminarsi e sottrarsi al giudizio altrui. Immersa in un paesaggio notturno, tra sfumature astratte di blu e un fondale industriale intermittente, la campagna (anche questa firmata da Zoë Ghertner) sottolinea come siano le modelle a dare un’identità ai look che indossano, e non il contrario. Touché!
Una ricerca della dimensione intima e personale attraversa anche Ami Paris - dove Karim Sadli fotografa amici e persone vicine alla maison in una spontanea galleria di ritratti - e Acne Studios, che per il suo trentesimo anniversario affida a Nan Goldin una comunità di creativi, anziché di modelle e modelli tradizionali, tornando al denim delle origini e a un'idea di libertà e individualismo.
Se Blauer sceglie Bryan Adams e tre musicisti britannici per raccontare personalità e stile individuale, DKNY affida a Iris Law e Amelia Gray il compito di interpretare liberamente i look del brand. Anche JW Anderson per la campagna Twisted Denim, con Dree Hemingway e il suo compagno Nick Delli Santi, lavora sull’intimità e sulla condivisione. La moda, insomma, sembra interessarsi sempre meno alla costruzione di una perfezione irraggiungibile e sempre più a chi abita realmente gli abiti: persone reali e frammenti della loro vita.
Fra le campagne più sognanti e poetiche dell’Autunno/Inverno 2026-2027 spicca quella di Chloé, firmata dal duo Inez & Vinoodh. Anche qui la direzione creativa di Chemena Kamali costruisce un racconto che vive circondato dalla natura, tra vento, prati selvaggi e orizzonti sconfinati.
Le modelle sembrano appartenere al paesaggio, mentre abiti fluidi, cappotti check, ricami artigianali e gli iconici stivali sopra il ginocchio evocano una femminilità autentica e libera. Il risultato è una campagna che celebra la connessione con la natura, lontana dall’estetica artificiale degli ultimi anni, riportando al centro emozioni, movimento e spontaneità, in continuità con quanto raccontato nella Spring/Summer 2026.
Anche nella campagna Autunno/Inverno 2026-2027 Louis Vuitton il paesaggio è protagonista indiscusso. Con Echoes of Jura la maison guidata da Nicolas Ghesquière ci trasporta in uno scenario bucolico e collinare che richiama la regione natale del fondatore Louis Vuitton. Gli scatti fondono lo spirito arcadico e pastorale con silhouette strutturate d'avanguardia ampliando il concetto di Super Nature già introdotto in passerella. Qui la natura è centrale tanto quanto gli abiti e gli accessori, e ogni fotografia sembra un fotogramma tratto da un film d’autore, dove il lusso dialoga con il paesaggio rurale e la sperimentazione visiva raggiunge un livello altissimo.
Se Vuitton torna alle proprie origini, Loewe sale invece fino ai 3.470 metri della Pointe Helbronner, sul Monte Bianco. Fotografata da Talia Chetrit, la collezione entra in rapporto con neve, luce e condizioni atmosferiche imprevedibili: colori e materiali sembrano intensificarsi e la montagna smette di essere una scenografia per diventare parte dell’immagine.
Accade qualcosa di simile anche con gli scatti di Juergen Teller per Givenchy e Bottega Veneta. Ma se nel primo caso fotografa Eva Herzigova, Kaia Gerber, Nyaduola Gabriel, Liu Wen e Constance Debré nel paesaggio roccioso della Croazia; per la maison diretta da Louise Trotter sceglie di rimanere invece a Milano, esplorando un volto meno prevedibile della città, tra interni intimi, architetture brutaliste, sculture all’aperto e natura. Mai come in questa stagione quindi il paesaggio non è più soltanto un luogo spettacolare nel quale ambientare una campagna, ma è esso stesso materia narrativa.
Versace ultimamente sembra essere ossessionato dal passato. Il brand della Medusa, per raccontare l’Autunno/Inverno 2026-27, conferma la collaborazione con il fotografo Steven Meisel e prosegue la narrazione cominciata durante la Spring/Summer con Versace Obsessed, Chapter II, una campagna che torna a scavare nell’immaginario della maison per rileggerlo al presente, con una serie di scatti dal sapore cinematografico che ci immergono nella cultura visiva del brand.
Riviste, immagini d’archivio e oggetti provenienti dagli anni ’90 e 2000 esplorano le origini del mondo di Gianni Versace e danno vita a una campagna che non solo rende omaggio ai codici fondanti della maison, ma anche alla collezione Autunno/Inverno 2026-2027 che, tra grinta e glamour, sacro e profano, classicismo e street style, diventa simbolo dell’eleganza contemporanea: disinvolta e libera da inibizioni.
Un passato da conservare, ma soprattutto da rimettere in circolo, ritorna anche in Etro che con Loop Forward costruisce già dal titolo un movimento circolare tra ieri e domani: paisley, tartan, trompe-l'œil e piume sono protagonisti nella cornice di una dimora storica trasformando l'eclettismo della maison in un heritage proiettato verso il futuro. E a proposito di dimore antiche, Ermanno Scervino porta Mariacarla Boscono in una villa rinascimentale fiorentina facendo incontrare la donna contemporanea con architettura, artigianalità e memoria.
Per Ferragamo, invece, la memoria passa attraverso l’oggetto simbolo della maison: la scarpa. Johnny Dufort costruisce una campagna surrealista intorno alla scultura Shoes realizzata da Willie Cole nel 1994, trasformata in un trono per Anok Yai, mentre modelli provenienti dalla storia di Ferragamo dialogano con la collezione contemporanea. Anche Balenciaga sceglie Anok e guarda indietro con ClairObscur, rileggendo codici storici e suggestioni dell’Alto Rinascimento attraverso il contrasto tra luce e oscurità.
L’arte nel senso più letterale del termine trova invece spazio nella visione di Loro Piana che, per la campagna di questa stagione intreccia moda e mecenatismo affidando a Mario Sorrenti il compito di immortalare la collezione nel distretto culturale di Houston.
Il racconto visivo voluto dalla maison prende vita tra le gallerie della Menil Collection — che Loro Piana supporterà in vista del suo quarantesimo anniversario nel 2027 — e le atmosfere meditative della Rothko Chapel, storiche istituzioni nate dalla visione dei filantropi John e Dominique de Menil. Anche in questo scenario, architettura e arte instaurano un dialogo materico e cromatico con i capi: le sfumature di verde, rosso mattone, pietra e marrone profondo riecheggiano i celebri monocromi di Mark Rothko e i toni minerali delle strutture.
Non si tratta quindi soltanto di nostalgia. Il passato diventa un archivio vivo da interrogare, manipolare e utilizzare per costruire il presente.
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