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entertainment12 settembre 2026

Venezia 83, dai film alla passerella: i look del Festival che hanno davvero lasciato il segno

Dominano nero, dettagli preziosi e bagliori dorati. Stupiscono le due grandi protagoniste femminili: Greta Scarano, conduttrice della Mostra, e Maggie Gyllenhaal, presidente della Giuria
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Di Marta Perego

Stelle ed emozione per la serata di premiazione dell’83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Nella memoria di questo festival rimarranno non solo i film premiati, ma anche i look, che quest'anno insegnano qualcosa di più su che cosa significhi eleganza discreta, attraverso i suoi protagonisti. Sul red carpet hanno sfilato i futuri premiati, i membri delle giurie e molti dei protagonisti che hanno animato questa edizione. Per l’ultima passerella al Lido domina l’eleganza discreta, con il nero grande protagonista della serata.

Dominano nero e dettagli preziosi

Bellissima Greta Scarano, conduttrice della Mostra, in Armani Privé: abito dalla linea a sirena con una profonda scollatura sul davanti, illuminata da cristalli tono su tono. Labbra gloss e carré con le punte spettinate completano uno dei look più riusciti della serata. Al suo fianco il co-conduttore Nicolas Maupas, elegantissimo in smoking nero: un grande classico da red carpet, impeccabile per la serata conclusiva.

Black dress anche per Francesca Michielin, guest star musicale della cerimonia di premiazione, che sceglie un abito monospalla con strascico, completato da gioielli con diamanti e smeraldi.

Velluto bordeaux, invece, per la francese Valérie Donzelli, presidente della giuria Orizzonti, con abito midi, fiocco tra i capelli, borsetta a spalla e sandali con il tacco.

Da sinistra: Valérie Donzelli; Nicolas Maupas e Greta Scarano; Francesca Michielin - Credits Getty Images
Da sinistra: Valérie Donzelli; Nicolas Maupas e Greta Scarano; Francesca Michielin - Credits Getty Images

Tra i look più interessanti quello di Maggie Gyllenhaal, presidente della Giuria, ancora una volta fedele al nero. Per lei un lungo abito Prada abbinato a una camicia azzurro cielo dalle ampie maniche decorate. A catturare l’attenzione anche il maxi collier Bulgari della collezione Serpenti.

Sfilano insieme sorridenti le danesi May el-Toukhy e Mathilde Arcel, rispettivamente regista e protagonista di Woman Unknown: total black e sandali infradito per la prima, minidress chiaro con drappeggi e frange per la seconda.

Infine bagliori dorati per la regista tunisina Kaouther Ben Hania, componente della giuria del Concorso, con un abito luminoso che riflette i flash del red carpet.

Da sinistra: Kaouther Ben Hania; May el-Toukhy e Mathilde Arcel; Maggie Gyllenhaal - Credits Getty Images
Da sinistra: Kaouther Ben Hania; May el-Toukhy e Mathilde Arcel; Maggie Gyllenhaal - Credits Getty Images

I film vincitori

Dalla passerella ai film, Venezia 83 si chiude confermando il filo rosso che ha attraversato tutta questa edizione: il racconto di un mondo in crisi.

Le guerre e i conflitti che sembrano sempre più vicini, le disuguaglianze sociali, la crisi ambientale, ma anche quella delle relazioni e della famiglia. Temi che il cinema ha portato sullo schermo cercando, in molti casi, anche nuove forme per raccontarli.

E i premi più importanti della serata confermano questa direzione.

Nella sezione Orizzonti, la giuria presieduta da Valérie Donzelli premia per la migliore sceneggiatura Tommaso Landucci e Damiano Femfert per "I figli della scimmia", film italiano diretto dallo stesso Landucci.

Una storia familiare che parla di paternità, fratellanza, desideri e aspettative: al centro Dario, interpretato da Riccardo Scamarcio, padre di un bambino con disabilità che costruisce un legame sempre più profondo con il figlio adolescente del fratello. Un rapporto nel quale finisce per proiettare il figlio e il padre che avrebbe desiderato essere.

E proprio Scamarcio conquista anche il premio Orizzonti come miglior attore, per un’interpretazione intima e misurata, in un film che racconta soprattutto quello che spesso, dentro una famiglia, non riusciamo a dire.

Da sinistra: Damiano Femfert, Tommaso Landucci e Riccardo Scamarcio - Credits Getty Images
Da sinistra: Damiano Femfert, Tommaso Landucci e Riccardo Scamarcio - Credits Getty Images

I Leoni d’oro

A trionfare a Venezia 83 è "Woman Unknown" di May el-Toukhy, che conquista il Leone d’Oro e anche la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile grazie alla sua protagonista Mathilde Arcel. Nella Danimarca del dopoguerra è Marie, una domestica pronta a cambiare vita sposando il ricco vedovo per cui lavora, finché un segreto del passato torna a minacciare tutto. Un film che attraverso la storia intima di una donna parla di emancipazione, desiderio, potere e controllo sul corpo femminile.

May el-Toukhy - Credits Getty Images
May el-Toukhy - Credits Getty Images

Il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria premia invece "Possible Love" di Lee Chang-dong, che entra nelle crepe delle differenze sociali della Corea del Sud attraverso la storia di un’agiata regista ossessionata per una coppia di operai. Grande cinema di critica sociale, tra privilegi, disuguaglianze e appropriazione culturale.

Il Leone d’Argento è per Ilya Khrzhanovsky e il suo "DAU", monumentale racconto ispirato ai fisici che contribuirono alla costruzione della bomba atomica sovietica: scienza, potere e libertà individuale dentro una società dominata dalla violenza e dall’ideologia.

Tra i momenti più toccanti della serata, il Premio Speciale della Giuria a "Naza". Girato di notte sui tetti di Tel Aviv, il documentario raccoglie le testimonianze anonime di ventiquattro tra ufficiali dell’intelligence e soldati israeliani sulle operazioni militari e l’uccisione di civili palestinesi a Gaza. Lo firmano Yuval Abraham e Rachel Szor, già tra gli autori del premio Oscar "No Other Land", con Jonathan Glazer tra i produttori esecutivi.

Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce conquistano il premio per la migliore sceneggiatura con "Un bon petit soldat": la storia di una dirigente delle Risorse Umane che, davanti a un caso di management tossico, deve scegliere da che parte stare. Un racconto molto contemporaneo sul lavoro e sul confine tra compromesso e compromissione.

La Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile è invece di John Malkovich per "Wild Horse Nine" di Martin McDonagh, uno dei film più applauditi della Mostra. Malkovich è un agente della CIA malato di tumore, inviato con il collega interpretato da Sam Rockwell nel Cile del 1973, alla vigilia del golpe. Un’interpretazione monumentale, ironica e fragile. L’attore non era presente alla cerimonia perché impegnato su un set.

Infine, il Premio Marcello Mastroianni incorona Malou Khebizi per "15/18" (A Place to Heal) di Cédric Kahn. È Lucia, diciassettenne ricoverata in un reparto di neuropsichiatria: insieme ai suoi compagni racconta le fragilità e le inquietudini di una generazione.

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