Di Marta Perego
“Non sarò lì per giudicare, ma per lasciarmi guidare dalla curiosità, dall'ammirazione e dalla passione”
Sono queste le parole di Maggie Gyllenhaal, Presidente della Giuria di Venezia 83, volto simbolo del cinema indipendente americano, che ha dimostrato la sua libertà di sguardo sia nella scelta dei personaggi che ha interpretato come attrice, sia nelle storie che ha deciso di raccontare quando è passata dietro alla macchina da presa. A Venezia sarà lei a decidere chi merita il Leone d’Oro.
Maggie Gyllenhaal, attrice, regista, sceneggiatrice e produttrice americana, è stata scelta come presidente della giuria internazionale dell'83esima Mostra del Cinema di Venezia, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre. E se per lei il cinema è sempre stata anche una questione di famiglia - è figlia del regista Stephen Gyllenhaal e della sceneggiatrice Naomi Foner, oltre che sorella di Jake -, quest’anno la Mostra sembra aver deciso di seguirla su questo terreno: tra red carpet condivisi, sorelle che recitano per la prima volta insieme in un film e fratelli che tornano a collaborare dopo anni di burrascosi litigi, Venezia 83 è piena di storie a due.
Con lo stesso cognome e, a volte, strade diverse.
Maggie arriva alla presidenza da attrice affermata, con una carriera costruita scegliendo sempre personaggi scomodi e irregolari: Secretary nel 2002 la rivela definitivamente, poi SherryBaby, Il cavaliere oscuro nei panni di Rachel Dawes, Crazy Heart, che le vale una candidatura all'Oscar, e The Deuce, la serie HBO in cui interpreta una sex worker che decide di passare dietro la macchina da presa.
Nel 2021 è approdata al Lido con il suo esordio alla regia, La figlia oscura, tratto dal romanzo di Elena Ferrante, con Olivia Colman e Jessie Buckley. Un debutto folgorante: vince il Premio Osella per la migliore sceneggiatura, ottiene tre candidature agli Oscar e la consacra come una delle voci più interessanti del cinema d'autore contemporaneo. Quest'anno è tornata nelle sale con The Bride!, una personale rilettura del mito della Sposa di Frankenstein, che ha scritto, diretto e prodotto lei stessa.
Ad accompagnare Maggie sul red carpet del 3 settembre 2021, per La figlia oscura, c’era anche il fratello Jake, in uno dei rari momenti pubblici insieme: i due, pur amandosi molto, hanno sempre tenuto le rispettive vite piuttosto separate, tanto che le loro apparizioni congiunte diventano ogni volta una piccola notizia a sé.
Jake, di tre anni più giovane, ha costruito una carriera lunghissima e cambiata più volte pelle: da ragazzo prodigio in Donnie Darko, accanto proprio a Maggie che interpretava sua sorella anche nella finzione, a giovane cowboy innamorato in Brokeback Mountain, che gli vale la prima candidatura all'Oscar. Poi il decennio dei thriller d'autore, Zodiac di David Fincher, Prisoners e Nemico di Denis Villeneuve, fino a Nightcrawler, forse la sua interpretazione più feroce, quella del reporter freelance ossessionato dal crimine che filma per venderlo ai notiziari.
Negli ultimi anni ha alternato ruoli più popolari, da Mysterio nell'universo Spider-Man al remake di Road House, a un ritorno più serio con la serie Presumed Innocent, che gli è valsa una candidatura all'Emmy, e con Otello a Broadway, dove nella prima serata, tra gli spettatori, c'era naturalmente anche Maggie.
Anche lui a Venezia è di casa: nel 2005 è al Lido con Brokeback Mountain di Ang Lee, che conquista il Leone d'Oro, e dieci anni dopo torna con Everest, scelto come film d'apertura della Mostra. In The Bride! Ha recitato per la prima volta sotto la direzione della sorella, un'esperienza che Maggie ha definito, in una recente intervista, come una delle cose a cui teneva di più, dopo anni in cui ammette di aver provato, da giovane, anche un po' di invidia per il successo più immediato del fratello minore. Sul fronte sentimentale è noto per una breve storia con Taylor Swift, finita - come spesso accade - in una delle sua canzoni.
Chissà se lo rivedremo accanto alla sorella in uno dei red carpet veneziani!
Sicuramente passeggeranno insieme sul tappeto rosso le sorelle Kate e Rooney Mara, che per la prima volta condividono anche lo schermo. Sono le protagoniste di Bucking Fastard, il nuovo film di Werner Herzog in concorso per il Leone d'Oro, ispirato alla storia vera di due gemelle inglesi note per parlare all'unisono e vivere in totale simbiosi. Interpretano Jean e Joan Holbrooke, due sorelle inseparabili che parlano all'unisono, condividono sogni e desideri e finiscono persino per amare lo stesso uomo, al fianco di Orlando Bloom e Domhnall Gleeson.
Un gioco di specchi curioso per due attrici che, pur condividendo famiglia e professione, hanno costruito identità molto diverse. Kate è diventata uno dei volti della nuova serialità americana, da House of Cards a Black Mirror. Rooney ha scelto un cinema più autoriale e spesso radicale: The Social Network, Millennium - Uomini che odiano le donne, Carol, che le è valso la Coppa Volpi proprio a Venezia nel 2015, fino a Women Talking.
Le sorelle avevano cercato a lungo un progetto che le mettesse insieme, ma nessuno sembrava quello giusto, finché non è arrivato Herzog, che a quanto pare ha scritto loro personalmente una lettera per convincerle.
Anche per gli Affleck il Lido è quasi una seconda casa. E quest’anno tocca al fratello minore.
Ben a Venezia ha già lasciato il segno più volte: nel 2006 vince la Coppa Volpi come miglior attore per Hollywoodland, nel 2010 torna da regista con The Town e nel 2021 è di nuovo alla Mostra con The Last Duel di Ridley Scott.
Ma quell'anno, più del film, a conquistare fotografi e copertine è la sua vita privata. Ben arriva sul red carpet mano nella mano con Jennifer Lopez: è la loro prima apparizione ufficiale insieme su un tappeto rosso dal 2003 e la consacrazione pubblica dei “Bennifer 2.0”, tornati insieme quasi vent’anni dopo la fine del primo fidanzamento.
Una fotografia che oggi sembra appartenere a un’altra epoca: i due si sarebbero sposati nel 2022, per poi separarsi nel 2024 e finalizzare il divorzio all'inizio del 2025.
Cinque anni dopo quel red carpet, a Venezia il cognome Affleck torna, ma questa volta con Casey.
Il fratello minore, premio Oscar per Manchester by the Sea, arriva in concorso come regista di Company, con Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Adelaide Clemens e Scoot McNairy.
Una traiettoria parallela e insieme molto diversa da quella del fratello maggiore: Ben, star hollywoodiana diventata regista di grandi produzioni; Casey, interprete più appartato e vicino al cinema indipendente, che ha scelto a sua volta di passare dietro la macchina da presa.
E la storia di famiglia continua anche davanti all’obiettivo: nel cast di Company compaiono Atticus e Indiana Affleck, i figli di Casey.
Non solo cinema, in questa edizione così affollata di fratelli. Fuori concorso arrivano anche Liam e Noel Gallagher, protagonisti di Oasis: Don't Look Back in Anger, il documentario di Dylan Southern e Will Lovelace che racconta la loro reunion dopo sedici anni di separazione e silenzio, e il trionfale tour mondiale Oasis Live '25. Una storia di fratellanza burrascosa che ha cambiato la storia della musica.
Il film promette accesso esclusivo a prove, backstage e concerti, oltre alle prime interviste concesse insieme dai due fratelli da più di vent'anni. Hanno promesso di essere al Lido il 5 settembre per la prima mondiale, ed è facile immaginare che il loro red carpet trasformerà per una sera la passerella veneziana in qualcosa di molto più simile a uno stadio.
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