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LIFESTYLE 29 agosto 2026

Le mostre da vedere a settembre in 5 città d'arte

Da Milano a Venezia, le mostre da vedere a settembre 2026: pittura, fotografia, design, fumetto e performance in cinque città d’arte italiane
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Di Matteo Dall'Ava

Vasily Kandinsky Dominant Curve, Peggy Guggenheim in London: The Making of a Collector - Credits: Courtesy Press Office
Vasily Kandinsky Dominant Curve, Peggy Guggenheim in London: The Making of a Collector - Credits: Courtesy Press Office

Settembre rimette le città d’arte alla giusta distanza: abbastanza vive da conservare energia, meno ostili rispetto alle settimane più torride. Nel 2026 il calendario italiano offre un motivo ulteriore per partire. Le mostre da vedere a settembre (alcune prima che terminino) attraversano pittura, fotografia, design, fumetto e performance. Abbiamo immaginato un itinerario suddiviso in cinque città: Milano, Torino, Napoli, Roma e Venezia. All’interno di ogni tappa, l’ordine segue la data di chiusura, dalle ultime occasioni alle esposizioni con più tempo davanti.

Milano, quattro modi di attraversare il Novecento

La prima urgenza porta alla Triennale. Francesco Clemente. In Between e Lella and Massimo Vignelli. A Language of Clarity chiudono entrambe il 6 settembre. La retrospettiva su Clemente riunisce circa settanta opere della Transavanguardia, comprese tele raramente esposte e lavori recenti, per leggere oltre quarant’anni di pittura come territorio mobile tra identità, corpo, spiritualità e culture occidentali e orientali. La mostra sui Vignelli ricostruisce oltre mezzo secolo di grafica e design attraverso oggetti, arredi, marchi, libri, fotografie e materiali provenienti anche dal Vignelli Center, che conserva più di 750 mila documenti e artefatti.

Fino al 4 ottobre resta aperta Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present: un protagonista del design radicale interpretato da un Premio Pritzker, con installazioni, disegni, oggetti e una sezione dedicata a No-Stop City. Alle Gallerie d’Italia, Arnaldo Pomodoro. Una vita prosegue fino al 18 ottobre. Nel centenario della nascita, circa quarantacinque opere ripercorrono oltre sessant’anni di ricerca, dalle prime superfici incise alle forme monumentali.

Foto di Delfino Sisto Legnani, DSL Studio - Lella and Massimo Vignelli. A Language of Clarity - Credits: Courtesy Press Office
Foto di Delfino Sisto Legnani, DSL Studio - Lella and Massimo Vignelli. A Language of Clarity - Credits: Courtesy Press Office

Torino, la fotografia tra clima, memoria e desiderio

Il 6 settembre termina una doppia occasione alle Gallerie d’Italia. Nick Brandt. The Day May Break presenta per la prima volta insieme i quattro capitoli del progetto dedicato alle comunità umane e agli animali colpiti dalla crisi climatica: sessantatré immagini di grande formato costruiscono un racconto severo, attraversato dalla possibilità della speranza. Nelle stesse sale, Diana Markosian. Replaced trasforma la fine di una relazione in fotografia, film e ricostruzione autobiografica. Il progetto, presentato in anteprima assoluta, interroga la fragilità del mito romantico e il modo in cui la memoria riscrive l’intimità.

Il 12 settembre chiudono alla Pinacoteca Agnelli Walter Pfeiffer. In Good Company, prima mostra istituzionale italiana dedicata all’artista svizzero, e Modigliani sottopelle. Quattro capolavori, concentrata su un nucleo ristretto di opere e sul loro esame ravvicinato. Fino al 27 settembre, Scarecrow. Artisti a presidio della vita riunisce oltre quaranta artisti attorno alla figura dello spaventapasseri, trasformata in simbolo di custodia, resistenza civile e difesa dei territori.

Pinacoteca Agnelli: Walter Pfeiffer Untitled, 2004 Lambda print on Kodak paper, 50 × 34,5 cm © Walter Pfeiffer. Galerie Gregor Staiger, Zurich / Milan - Credits: Courtesy Press Office
Pinacoteca Agnelli: Walter Pfeiffer Untitled, 2004 Lambda print on Kodak paper, 50 × 34,5 cm © Walter Pfeiffer. Galerie Gregor Staiger, Zurich / Milan - Credits: Courtesy Press Office

Napoli, dall’icona politica alla tradizione reinventata

Alle Gallerie d’Italia, OBEY: Power to the Peaceful chiude il 6 settembre. Shepard Fairey porta a Napoli il linguaggio nato tra skate culture, grafica underground e arte pubblica, con manifesti e serigrafie che prendono in prestito i codici della propaganda per convertirli in critica sociale. È l’ultima occasione più breve del mese e una delle mostre dalla presa visiva più immediata.

Il MADRE offre un percorso più stratificato. Maria Lai. To Be Is to Weave resta aperta fino al 21 settembre e mette al centro il filo come scrittura, relazione e forma di conoscenza. Living Collapse, fino al 28 settembre, parte dalla tradizione del presepe napoletano e dall’opera Presepio di Jimmie Durham per costruire, attraverso disegno, scultura e installazione, un paesaggio instabile tra nascita e rovina, umano e non umano. Gli anni. Capitolo 3 prosegue fino al 5 ottobre, aggiungendo un nuovo episodio alla rilettura della storia artistica napoletana dal secondo Novecento.

Gallerie d’italia – Obey (Shepard Fairey), Obama Hope, 2008 litografia - Credits: Courtesy Press Office
Gallerie d’italia – Obey (Shepard Fairey), Obama Hope, 2008 litografia - Credits: Courtesy Press Office

Roma, l’Italia che ride e quella disegnata da Pazienza

Al MAXXI, Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi chiude il 20 settembre. Oltre trecento lavori di più di centotrenta artisti rileggono ottant’anni di cultura nazionale attraverso la tensione tra tragico e comico. Cattelan, Boetti, Fontana, Penone, Carol Rama e molti altri compongono un controcanone nel quale arte, cinema, teatro, architettura, letteratura e filosofia si incontrano senza gerarchie. La sua forza sta nell’ampiezza: l’ironia diventa una chiave storica, anziché una parentesi leggera.

Andrea Pazienza. Non sempre si muore prosegue fino al 27 settembre e celebra il settantesimo anniversario della nascita dell’autore. Centinaia di tavole, bozzetti, lettere, poesie, registrazioni e filmati ricostruiscono un laboratorio creativo ancora sorprendentemente contemporaneo. Compare per la prima volta anche il murale realizzato dal vivo alla Fiera del Fumetto di Napoli nel 1987. Dal 4 settembre torna visitabile The Large Glass, riallestimento della collezione curato da Alex Da Corte, aperto fino all’11 ottobre.

Andrea Pazienza. Non sempre si muore, exhibition view, foto Giorgio e Giulia Benni, MAXXI - Credits: Courtesy Press Office
Andrea Pazienza. Non sempre si muore, exhibition view, foto Giorgio e Giulia Benni, MAXXI - Credits: Courtesy Press Office

Venezia, il mese in cui l’arte occupa l’intera città

Transforming Energy di Marina Abramović resta alle Gallerie dell’Accademia fino al 18 ottobre. È una mostra storica: nell’anno del suo ottantesimo compleanno, Abramović diventa la prima artista donna vivente alla quale l’istituzione dedica un grande progetto. La performance entra in dialogo con la pittura veneziana; Pietà (with Ulay) del 1983 si confronta direttamente con la Pietà incompiuta di Tiziano. Il pubblico completa alcune opere attraverso oggetti minerali e dispositivi concepiti per rallentare la percezione.

Il 19 ottobre termina Peggy Guggenheim in London: The Making of a Collector, prima grande mostra museale dedicata agli anni britannici di Peggy e alla galleria Guggenheim Jeune, attiva tra il 1938 e il 1939. Circa cento opere e materiali d’archivio raccontano il momento in cui la futura collezionista scelse l’avanguardia, sostenendo Kandinsky, Mondrian, Hepworth e Taeuber-Arp mentre Londra restava prudente verso il moderno.

La Biennale Arte 2026, In Minor Keys, chiude infine il 22 novembre. Il progetto concepito da Koyo Kouoh riunisce 110 partecipanti, 100 presenze nazionali e 31 eventi collaterali tra Giardini, Arsenale, Forte Marghera e altri spazi. È la proposta più ampia dell’intero itinerario e quella che trasforma Venezia in una mostra diffusa, costruita su ascolto, risonanze, pratiche collettive e geografie spesso escluse dal centro del sistema artistico.

Galleria dell’Academia – Trasforming Energy di Marina Abramovic - Credits: Courtesy Press Office
Galleria dell’Academia – Trasforming Energy di Marina Abramovic - Credits: Courtesy Press Office

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