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lifestyle23 agosto 2026

Gli spettacoli da vedere in autunno, dal Teatro alla Scala alla Biennale Musica 

Tutto ciò che non si può perdere tra teatro, lirica, danza e musica contemporanea: dall’Aida all’Arena di Verona al Faust al Teatro alla Scala, passando per Wozzeck, Giselle, Romaeuropa e Festival Verdi
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Di Giuditta Avellina

Giselle © Teatro alla Scala - Credits: Courtesy Press Office
Giselle © Teatro alla Scala - Credits: Courtesy Press Office

Settembre e ottobre sono i mesi in cui lo spettacolo dal vivo cambia passo. L’estate conserva ancora qualche ultimo rito sotto le stelle, ma l’agenda culturale torna progressivamente nei teatri, nelle sale d’opera e nei luoghi della ricerca contemporanea. Le città ricominciano a raccontarsi attraverso i palcoscenici: Milano con il Teatro alla Scala e il Piccolo Teatro, Parma e Busseto attraverso la geografia verdiana, Firenze con il Novecento inquieto di Berg, Roma con la danza internazionale e le visioni di Romeo Castellucci, Venezia con le nuove frontiere del suono.

L’autunno 2026 offre un itinerario particolarmente ricco, capace di tenere insieme repertorio e sperimentazione, grandi produzioni e lavori costruiti sull’intimità della parola. Nessuna mostra, nessun appuntamento pop: soltanto spettacolo dal vivo, scelto tra i titoli più autorevoli e interessanti della nuova stagione.

Aida all’Arena di Verona, l’opera come rito monumentale

Prima che la stagione entri definitivamente al chiuso, l’Arena di Verona affida all’Aida uno degli ultimi grandi riti operistici dell’estate. Il capolavoro di Giuseppe Verdi torna il 4 e il 10 settembre nell’allestimento immaginato da Franco Zeffirelli, con la sua visione di un Egitto dorato, cerimoniale e deliberatamente spettacolare. È una scelta quasi obbligata per chi desidera assistere all’opera nella sua dimensione più ampia e popolare, senza che questo significhi rinunciare all’autorevolezza musicale. La forza di Aida all’Arena nasce dall’incontro irripetibile tra partitura, spazio e immaginario: le masse corali, le geometrie sceniche, l’architettura romana e quella marcia trionfale che qui smette di essere soltanto una pagina celebre per diventare esperienza collettiva.

Aida Arena di Verona - Credits: Courtesy Press Office
Aida Arena di Verona - Credits: Courtesy Press Office

War Requiem apre MITO SettembreMusica

Dal 6 al 20 settembre MITO SettembreMusica, il festival internazionale dedicato alla musica classica che unisce le città di Milano e Torino, festeggia la sua ventesima edizione con Harmonia, primo programma firmato dalla direttrice artistica Speranza Scappucci. L’apertura è affidata al War Requiem di Benjamin Britten, nel cinquantesimo anniversario della morte del compositore: il 6 settembre al Teatro alla Scala e il 7 all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino.

Sul podio c’è Simone Young, alla guida dell’Orchestra Sinfonica, del Coro e del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Torino. Le voci soliste sono quelle di Elena Guseva, Allan Clayton e Bo Skovhus. Britten intreccia il testo della messa latina ai versi del poeta e soldato Wilfred Owen, trasformando la memoria della guerra in una partitura insieme monumentale e intima. Dentro un festival dedicato all’armonia, è una scelta tutt’altro che pacificata: un’opera che parte dal conflitto per interrogare la possibilità stessa della riconciliazione.

War Requiem - MITO SettembreMusica 2026 - Simone Young © Sandrah Steh - Credits: Courtesy Press Office
War Requiem - MITO SettembreMusica 2026 - Simone Young © Sandrah Steh - Credits: Courtesy Press Office

Coro degli amanti, Tiago Rodrigues porta l’intimità al Piccolo Teatro

Dal 29 settembre al 18 ottobre, al Teatro Grassi di Milano, il Piccolo Teatro presenta Coro degli amanti, prima regia in lingua italiana del drammaturgo portoghese Tiago Rodrigues. In scena Isabella Ragonese e Francesco Alberici, chiamati a raccontare la storia di un uomo e di una donna lungo l’intero arco di una vita. Rodrigues costruisce un teatro in cui parola, respiro e memoria procedono come una partitura.

Le due voci si rincorrono, si sovrappongono e si separano, componendo il ritratto di una relazione attraversata dal desiderio, dalla paura e dal tempo. L’emozione non viene esibita, ma affidata alla precisione del linguaggio e alla presenza degli attori. In una stagione dominata anche da grandi apparati produttivi, Coro degli amanti sceglie la misura opposta: due corpi, due voci e l’intimità elevata a forma teatrale.

Coro degli amanti - Piccolo Teatro Grassi, Milano - Credits: Courtesy Press Office
Coro degli amanti - Piccolo Teatro Grassi, Milano - Credits: Courtesy Press Office

Festival Verdi, Parma e Busseto diventano la geografia del melodramma

Dall’1 al 25 ottobre il Festival Verdi torna a costruire il proprio programma tra Busseto e Parma, i luoghi di origine del celebre compositore, simboli della sua essenza tra paesaggio, teatri e memoria collettiva. Il nucleo operistico riunisce Alzira al Teatro Regio di Parma, Aida al Teatro Giuseppe Verdi di Busseto e Nabucodonosor nuovamente al Regio.

Intorno alle produzioni principali si sviluppano concerti, incontri, appuntamenti corali, il Gala Verdiano del 10 ottobre e la Messa da Requiem del 23 ottobre. È uno dei festival italiani che interpretano meglio l’idea di viaggio culturale. Verdi non viene isolato dentro il repertorio, ma osservato nei luoghi che ne hanno formato l’identità. Parma e Busseto diventano così parte dello spettacolo: non semplice cornice, ma accesso privilegiato al melodramma, alla sua storia e alla sua lingua emotiva.

Teatro Regio di Parma - Festival Verdi 2026 - Credits: Courtesy Press Office
Teatro Regio di Parma - Festival Verdi 2026 - Credits: Courtesy Press Office

Wozzeck al Maggio Musicale Fiorentino, il Novecento nella sua forma più tagliente

Il 27 e 30 settembre e il 3 ottobre il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino presenta l’opera lirica Wozzeck di Alban Berg, con Thomas Guggeis sul podio e la regia di Deborah Warner. L’allestimento arriva dalla Royal Opera House di Londra; nel ruolo del protagonista c’è Wolfgang Koch, accanto ad Anja Kampe come Marie. Opera simbolo del primo Novecento, Wozzeck conserva intatta la propria capacità di disturbare.

Alienazione, violenza, povertà, sopraffazione e disgregazione mentale attraversano una partitura di precisione quasi geometrica, dietro la quale si muove un’umanità portata al limite. In un autunno ricco di titoli classici, qui il teatro musicale non offre consolazione né bellezza pacificata: apre una frattura, costringe lo spettatore a guardare la marginalità e trasforma il disagio in una delle esperienze sonore più potenti del repertorio moderno.

Wozzeck - Maggio Musicale Fiorentino - Credits: Courtesy Press Office
Wozzeck - Maggio Musicale Fiorentino - Credits: Courtesy Press Office

Giselle al Teatro alla Scala, il romanticismo sospeso tra carne e fantasma

Dall’1 al 23 ottobre il Teatro alla Scala riporta in scena Giselle, balletto in due atti su musica di Adolphe Adam. La coreografia di Jean Coralli e Jules Perrot è proposta nella ripresa di Yvette Chauviré, con scene e costumi di Aleksandr Benois e la direzione musicale di Mikhail Agrest. Amore, tradimento, follia e redenzione convivono in uno dei titoli fondativi del balletto romantico.

Il primo atto appartiene ancora al mondo terreno, alle feste contadine e alle promesse infrante; il secondo entra nel regno lunare delle Villi, figure spettrali che costringono gli uomini incontrati nella notte a danzare fino alla morte. La grandezza di Giselle sta proprio in questo passaggio: dalla narrazione alla visione, dalla tecnica alla sospensione, dal corpo vivo a una danza che sembra già appartenere all’aldilà. Al Teatro alla Scala è repertorio assoluto, ma anche parte della memoria profonda del teatro.

Giselle © Teatro alla Scala - Credits: Courtesy Press Office
Giselle © Teatro alla Scala - Credits: Courtesy Press Office

Romaeuropa, dal corpo estremo di Vandekeybus al Faust di Castellucci

Romaeuropa Festival porta al Teatro Argentina due lavori che raccontano direzioni molto diverse della scena contemporanea. L’8 e 9 ottobre torna What the Body Does Not Remember di Wim Vandekeybus e Ultima Vez, revival di uno spettacolo che nel 1987 impose un nuovo vocabolario fisico nella danza europea. Corpi lanciati nello spazio, oggetti in caduta, collisioni, riflessi e rischio costruiscono una coreografia febbrile, nella quale il movimento nasce dalla necessità di reagire prima ancora di pensare.

Dal 15 al 18 ottobre Romeo Castellucci e Societas presentano invece, in prima nazionale, Faust. Fatto, non detto. Il mito non viene ricostruito come racconto lineare, ma sottratto alla propria tradizione letteraria e trasformato in materia visiva, filosofica e percettiva. Ombra, pelle e visione entrano in un lavoro sul desiderio dell’artista, sulla condanna e sulla possibilità della redenzione. Due spettacoli radicali, uniti dalla volontà di mettere il pubblico davanti a qualcosa che non può limitarsi a osservare passivamente.

What the body does not remember - Festival 2026 Romaeuropa - Credits: Courtesy Press Office
What the body does not remember - Festival 2026 Romaeuropa - Credits: Courtesy Press Office

Faust al Teatro alla Scala, il desiderio diventa grande teatro musicale

Dal 20 ottobre all’8 novembre il Teatro alla Scala presenta Faust di Charles Gounod, nuova produzione diretta da Daniele Rustioni con la regia di Johannes Erath. Il progetto è realizzato in coproduzione con il Palau de les Arts Reina Sofía, il Teatro dell'Opera Unter den Linden e il Teatro Real di Madrid. Il mito di Faust rimane uno dei grandi dispositivi simbolici della cultura europea: desiderio di conoscenza, ossessione per la giovinezza, seduzione, patto e dannazione.

Nell’opera di Charles Gounod questa materia filosofica si trasforma in un teatro musicale di ampio respiro, nel quale la brillantezza melodica convive con un sottotesto sempre più oscuro. La nuova produzione scaligera è uno degli appuntamenti lirici centrali dell’autunno milanese, anche grazie a un cast che comprende Vittorio Grigolo, Marina Rebeka e Alex Esposito nei ruoli principali. Un titolo popolare, ma tutt’altro che semplice, nel quale la seduzione del soprannaturale nasconde una riflessione feroce sul prezzo del desiderio.

Faust © Teatro alla Scala - Credits: Courtesy Press Office
Faust © Teatro alla Scala - Credits: Courtesy Press Office

Icone della Danza, le étoiles internazionali arrivano al Teatro dell’Opera di Roma

Il 26 ottobre, alle 20.30, il Teatro Costanzi ospita Icone della Danza, gala ideato e diretto da Eleonora Abbagnato. Dopo il debutto parigino, il progetto arriva a Roma con un cast che riunisce, tra gli altri, Nicoletta Manni, Sae Eun Park, Paul Marque, Daniil Simkin, Friedemann Vogel, Lucia Lacarra, Maia Makhateli e Iana Salenko. La serata alterna pas de deux, assoli e creazioni firmate da Roland Petit, George Balanchine, Frederick Ashton, John Neumeier, Christopher Wheeldon, Angelin Preljocaj, Marco Goecke, Leonid Lavrovsky e Jean-Christophe Maillot.

Rispetto a un balletto narrativo, il gala costruisce una diversa forma di racconto: non una trama, ma una costellazione di scuole, stili e personalità. Il repertorio classico incontra il neoclassico e il contemporaneo, permettendo di osservare come cambiano la tecnica, la presenza scenica e l’idea stessa di virtuosismo. Grandi nomi, certamente, ma sostenuti da una materia coreografica precisa.

Icone della danza, Eleonora Abbagnato © Yasuko Kageyama, Teatro dell’Opera di Roma - Credits: Courtesy Press Office
Icone della danza, Eleonora Abbagnato © Yasuko Kageyama, Teatro dell’Opera di Roma - Credits: Courtesy Press Office

Biennale Musica, Venezia ascolta il presente

Dal 10 al 24 ottobre Venezia ospita la 70ª edizione del Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale, diretto da Caterina Barbieri. Il titolo, A Child of Sound, parte dall’idea dell’ascolto infantile come esperienza libera da gerarchie, aspettative e convenzioni. Il programma attraversa prime assolute, commissioni originali e lavori site-specific. Tra le presenze annunciate figurano Keiji Haino, Leone d’Oro alla carriera, Sarah Davachi, Leone d’Argento, Laraaji, Kara-Lis Coverdale, ML Buch e Gigi Masin.

È prevista anche la prima esecuzione assoluta di Musica per una fine di Ennio Morricone, costruita su una poesia di Pier Paolo Pasolini. La Biennale Musica non cerca la rassicurazione del repertorio, ma intercetta il presente sonoro mentre prende forma. Elettronica, improvvisazione, composizione, performance, musica ambient e tradizioni lontane vengono accostate senza rigide divisioni di genere. Per chi desidera un autunno meno prevedibile, Venezia rimane la destinazione più radicale: non soltanto un festival da ascoltare, ma un laboratorio nel quale ripensare che cosa possa essere oggi la musica dal vivo.

Biennale Musica 2026 - A Child of Sound - Credits: Courtesy Press Office
Biennale Musica 2026 - A Child of Sound - Credits: Courtesy Press Office

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