Di Serena Savardi
Da settembre 2026 la New York Fashion Week non consente più pellicce animali nelle collezioni del calendario ufficiale. A Londra vige il divieto di promuovere questi capi. Mentre Milano, già da anni, ha espresso la volontà di disincentivarne la produzione. Come gestire quindi l’arrivo dei primi grandi freddi? L’alternativa c’è, si chiama cappotto, ed è doppiamente sostenibile se parliamo di cappotti vintage.
La risposta più naturale infatti è proprio cercare negli armadi del passato. Il vintage e il second-hand sono la vera grande tendenza della moda, così come ci conferma Andrea Maffei, founder di Velvet For Philosophers, realtà curatoriale dedicata alla ricerca sui linguaggi della moda e sulla memoria estetica del Novecento, e di Unsane Practice, piattaforma che porta questa ricerca nel mondo del second hand attraverso format itineranti e progetti culturali: “Il vintage risponde a esigenze diverse: ricerca estetica, accessibilità economica, qualità dei materiali e desiderio di distinguersi attraverso capi con caratteristiche difficilmente riproducibili. Il successo dei cappotti vintage si inserisce, quindi, in una tendenza più ampia che riguarda la riscoperta della sartoria e della qualità manifatturiera del passato”. Il cappotto, infatti, è il capo ideale da cercare di seconda mano: costruito per durare e spesso con una storia da raccontare.
Tra i modelli che tornano a nuova vita più ricercati dagli amanti della moda c’è il cappotto in panno Casentino, custode della storia forse più emozionante. Fu infatti il cappotto indossato da Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany: un paltò arancione a quattro bottoni, scelto, tagliato e confezionato nell’atelier parigino di Givenchy.
Le sue origini, però, sono tutt’altro che glamour: discende da un tessuto pesante e rustico che i mercanti fiorentini del Trecento chiamavano “panno grosso del Casentino”, destinato a contadini e barrocciai. Negli ultimi anni la sua sopravvivenza è stata in bilico, poiché la Manifattura del Casentino ha chiuso nell’autunno 2025, spegnendo i macchinari e licenziando gli ultimi tredici dipendenti. Oggi, però, attraverso il mercato del vintage, il cappotto in Casentino è anche un pezzo di patrimonio che prova a rinascere.
Dalla Toscana al Tirolo: tra le altre tipologie da non lasciarsi sfuggire, rovistando tra le bancarelle del vintage, c’è il loden. Prodotto storicamente dai contadini delle Dolomiti con il vello delle loro pecore, è un tessuto di lana fitto e infeltrito, resistente al vento e idrorepellente. Il brand Lodenfrey ottenne la medaglia d’oro all’Esposizione universale di Parigi del 1855 per il suo loden idrorepellente, allo stesso tempo questa lana era arrivata fino alla corte di Francesco Giuseppe d’Austria e aveva ormai conquistato l’alta società che elesse il loden come panno d’elezione per ripararsi dalle intemperie durante le battute di caccia.
Dopo decenni di oblio, il loden fu riscoperto negli anni Settanta, diventando il capo simbolo dell’élite intellettuale. Oggi, con il suo taglio svasato, il collo ripiegato e la piega sulla schiena, torna di moda tra gli amanti del vintage, soprattutto nella tonalità del verde profondo. Un altro classico dell’outerwear nato per la campagna è il Barbour. La sua storia comincia nel 1894 a South Shields, nel nord-est dell’Inghilterra, e i modelli cerati più iconici, il Bedale e il Beaufort, sono ancora oggi realizzati a mano nella fabbrica di casa. Il Barbour si trova facilmente sul mercato del second hand, ma si può anche acquistare direttamente dalla maison, che offre servizi di resell e riparazione con il progetto Re-Loved.
Nel mondo dei cappotti maschili, i modelli second hand più cercati questa stagione sono i cappotti dalle linee pulite e quelli con maniche raglan. Mentre il tweed, che sta conoscendo una grande hype sulle passerelle AI 26-27, sposta il registro verso l’eleganza in chiave femminili. Non a caso, sui marketplace del lusso, come Vestiaire Collective, a spopolare sono i cappotti Chanel in tweed firmati Karl Lagerfeld.
Anche le giacche di montone sono tra i capi che, abbandonata ogni velleità hippy, dominano l’estetica di certe passerelle Autunno/Inverno 2026, da Milano a Parigi, da Etro a Miu Miu, confermandosi tra i protagonisti indiscussi delle tendenze invernali, soprattutto con silhouette oversize, texture ricche ed eclettiche contaminazioni.
Per la serie, se la moda saluta la pelliccia, l’armadio di ieri ha già la risposta: basta saperla cercare… Perché il cappotto giusto, spesso, ha già vissuto un’altra vita, e non vede l’ora di viverne una nuova!
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