Di Giuditta Avellina
Nel 2007 A$AP Rocky era ancora lontano dai front row, dalle campagne delle maison e dalle direzioni creative. Ma Rakim Mayers pare seguisse già Raf Simons. Anni dopo avrebbe raccontato che quei vestiti riuscivano a provocargli una reazione simile a quella di una canzone o di un film. "La moda mi ha ispirato come la musica", spiegava infatti. È forse qui che si trova il segreto di Rocky: per lui vestirsi non è mai stato il premio arrivato dopo il successo, ma uno dei modi attraverso cui costruire la propria identità.
Il 10 settembre A$AP Rocky arriva all’Ippodromo SNAI San Siro per l’ultima giornata degli I-Days Milano Coca-Cola, unica data italiana del Don’t Be Dumb World Tour e prima occasione per ascoltare dal vivo in Italia i brani del suo quarto album, pubblicato a gennaio dopo otto anni di attesa. Prima di lui saliranno sul palco AVA & NKO con un dj set, Promessa, Lil CR e Praci. Ma Milano è anche la città giusta per osservare ciò che è accaduto, parallelamente alla musica, negli ultimi quindici anni. Perché Rocky non è semplicemente uno dei rapper che hanno avvicinato hip hop e lusso. Quel rapporto esisteva molto prima di lui.
La differenza sta nel modo in cui lo ha interpretato. Quando per molti il nome di una maison era ancora soprattutto una misura del successo raggiunto, lui cercava designer, collezioni e riferimenti che appartenevano a una cultura della moda molto più specifica: Raf Simons, Rick Owens, Ann Demeulemeester, Helmut Lang. Li indossava, li citava nelle canzoni, ne conosceva il linguaggio. Poi sono arrivati le campagne, le collaborazioni e i rapporti creativi con alcuni dei marchi più importanti del mondo. Il percorso, visto oggi, sembra quasi inevitabile. Prima Rocky indossava la moda. Poi la moda ha cominciato a scegliere lui per raccontare se stessa. Oggi sempre più spesso è lui a contribuire a disegnarne prodotti, immagini e immaginari. Ed è forse questa la ragione per cui, a quindici anni dall’inizio della sua carriera, parlare soltanto del suo stile non basta più.
Da Fashion Killa alla moda come linguaggio Per capire quanto il rapporto sia consolidato bisogna tornare almeno al 2013 e a Fashion Killa. Nel video c’è Rihanna, ma soprattutto c’è già un’idea di moda molto diversa dalla semplice ostentazione del logo. Rocky cita Prada e Balenciaga accanto ad Ann Demeulemeester, Rick Owens, Helmut Lang e Goyard, mettendo nello stesso universo maison globali e designer di culto. Il video viene diretto dallo stesso Rocky insieme a Virgil Abloh. Un dettaglio che oggi sembra quasi profetico: prima che Abloh arrivasse alla guida del menswear di Louis Vuitton e prima che street culture e lusso diventassero una delle combinazioni più sfruttate dall’industria, quei mondi si stavano già incontrando attorno a una generazione di musicisti e creativi che non vedeva più confini così netti.
Rocky non ha inventato il rapporto tra hip hop e moda - la storia comincia molto prima di lui - ma ha contribuito a cambiarne la grammatica. Il designer smette di essere soltanto un nome altisonante da inserire in una rima, e diventa riferimento culturale, collaboratore, interlocutore. Il momento in cui smette di essere soltanto “quello vestito bene” Il 2016 rappresenta uno spartiacque. Arrivano il progetto con Guess Originals e la collaborazione JWA x AWGE con Jonathan Anderson. Nello stesso anno Dior Homme lo sceglie per una campagna fotografata da Willy Vanderperre insieme a Larry Clark, Rod Paradot e Dylan Roques.
Il passaggio è sottile ma importante. Rocky non è più semplicemente la celebrity che viene vestita dal marchio: diventa una delle figure attraverso cui il marchio costruisce la propria immagine. Qualche anno più tardi, nel 2020, Alessandro Michele lo riunisce a Tyler, The Creator e Iggy Pop nella campagna Gucci Tailoring diretta da Harmony Korine. Completi sartoriali, eccentricità, animali domestici e una villa californiana: ancora una volta Rocky riesce a portare il tailoring dentro il proprio linguaggio senza sembrare trasformato in qualcun altro. È forse questa una delle ragioni della sua influenza. Non veste “da rapper” quando fa musica e “da moda” quando entra a una sfilata, ma tiene insieme i due mondi.
Con Bottega Veneta il rapporto diventa ancora più interessante. Nel 2023, sotto la direzione creativa di Matthieu Blazy, alcune immagini di Rocky dall’estetica quasi paparazzata vengono trasformate nella campagna Pre-Spring 2024. L’operazione intercetta perfettamente una delle ossessioni della moda contemporanea: rendere costruito ciò che sembra spontaneo e confondere continuamente vita privata, street style e comunicazione.
Quando Blazy passa a Chanel, Rocky riappare nel suo universo. Nel novembre 2025 viene annunciato come house Ambassador e compare accanto a Margaret Qualley in un film diretto da Michel Gondry. Pochi mesi dopo, al Met Gala 2026, arriva sul red carpet insieme a Rihanna indossando Chanel: una robe rosa sovrapposta al completo, spilla floreale e un’immagine che porta ancora più lontano il suo modo di interpretare il guardaroba maschile. La scelta è significativa anche perché Chanel non possiede una tradizionale linea uomo.
Il punto, quindi, non è semplicemente vestire Rocky con abiti della maison, ma utilizzare il suo stile per mostrare quanto i confini tra menswear e womenswear siano diventati permeabili. È qualcosa che il rapper fa da anni: perle e workwear, foulard di seta e sneaker, tailoring e pantaloni oversize, borse considerate femminili indossate senza trasformarle necessariamente in una dichiarazione. Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più contemporanei del suo stile. Rocky non sembra interessato a “rompere” le regole della moda maschile: molto più semplicemente, si comporta come se quelle regole non fossero mai esistite.
AWGE e il passaggio da icona a autore Ed è qui che entra AWGE, il collettivo e piattaforma creativa fondato da Rocky. Musica, video, art direction e moda convivono nello stesso progetto e, dal 2024, anche in vere collezioni presentate in passerella. Il debutto parigino della collezione del brand chiamata American Sabotage mette insieme tailoring, uniforme, streetwear e simboli della cultura americana.
Seguono un altro show a Parigi nel 2025 e la passerella newyorkese del febbraio 2026, ma uno dei momenti più efficaci arriva al Met Gala 2025, quando Rocky, co-chair della serata insieme a Pharrell Williams, Colman Domingo e Lewis Hamilton, indossa un look AWGE costruito intorno a una giacca ispirata alle Marmot che ricorda dall'adolescenza ad Harlem. Con la mostra "Superfine: Tailoring Black Style" dedicata alla storia del dandismo nero, il riferimento acquistava un senso preciso. Non Harlem trasformata in lusso per essere legittimata dalla moda, ma Harlem utilizzata come parte della storia stessa del lusso americano. Nel novembre dello stesso anno il CFDA gli assegna il Fashion Icon Award. A quel punto l'etichetta di rapper appassionato di moda appare già riduttiva.
La prova più evidente del cambio di status sta nelle collaborazioni costruite negli ultimi anni e, soprattutto, nel ruolo che Rocky assume al loro interno. Con Ray-Ban, nel 2025, viene nominato primo creative director nella storia del marchio: non più semplicemente volto di una campagna, quindi, ma figura coinvolta direttamente nella costruzione del prodotto e dell’immagine del brand. Alla Blacked Out Collection seguono le silhouette Puffer e, nel 2026, la Metal Collection, ulteriore estensione di un progetto che porta ormai chiaramente la sua firma creativa.
Con Puma il percorso parte invece dal motorsport e progressivamente si allarga ben oltre le piste. Già dal 2024 le passerelle AWGE diventano anche uno spazio in cui Rocky presenta alcuni dei progetti sviluppati con il marchio tedesco; nello show di New York del 2026 compaiono nuovi capitoli della collaborazione, dalla Mostro 3.D Mule alla Straycat fino agli accessori. Proprio la Straycat, arrivata a fine agosto, nasce dalla rilettura di una vecchia trail shoe recuperata dagli archivi Puma e reinterpretata attraverso il linguaggio di Rocky. Una collaborazione che, a pochi giorni dal live agli I-Days, finisce per costruire anche una sorta di prologo milanese al concerto.
Il 9 settembre, ventiquattr’ore prima del concerto agli I-Days, Puma porterà a Milano anche un altro capitolo della collaborazione con A$AP Rocky. Nel quartiere Tortona organizzerà un block party aperto al pubblico per il lancio di una limited edition realizzata insieme ad AC Milan. Il progetto fa parte di una doppia operazione che coinvolge anche il Manchester City: Rocky ha firmato due jersey in edizione limitata dedicate ai club, trasferendovi l’estetica di Don’t Be Dumb, il suo album del 2026. Per il Milan ha scelto una palette nera e rossa e alcuni dei simboli grafici legati al disco, dal segno rosso di divieto che corre lungo le maniche alla scritta “DON’T BE DUMB” sul retro, accompagnata da “Milan”. Per il Manchester City ha invece lavorato su nero e archive gold, mantenendo riferimenti specifici alla città e all’identità del club.
A Milano la collezione sarà celebrata con un evento costruito attorno a calcio, musica e street culture: una sorta di prologo urbano al concerto del giorno successivo. Ed è proprio questa coincidenza a raccontare bene il punto a cui è arrivata la carriera di A$AP Rocky. Il 9 settembre il suo immaginario entra nel calcio e nella cultura della città e il 10 torna sul palco, il luogo da cui tutto è cominciato. Nel mezzo ci sono stati Dior, Gucci, Bottega Veneta, Chanel, Ray-Ban, Puma, le passerelle AWGE e il Met Gala, ma il percorso è rimasto sorprendentemente coerente.
Rocky ha capito molto presto che, per una popstar contemporanea, l’immagine non è semplicemente la confezione della musica: può diventare parte dello stesso processo creativo. All’inizio indossava la moda e ne intercettava prima degli altri codici e marchi. Poi la moda ha cominciato a scegliere lui per raccontare se stessa. Oggi il passaggio è ulteriore: sempre più spesso A$AP Rocky non si limita a rappresentarla, ma partecipa direttamente alla costruzione dei prodotti, delle collezioni e dell’immaginario che li accompagna.
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